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Critiche ad Andrea Agnelli: pseudojuventini delusi dalla vita

Sono passati 6 anni. Palcoscenico: Bari, stadio neutro quel giorno. Capello in giacca, Vieira col numero 4, Emerson con l’8, poi Ibra, Trezeguet e via così. Quella squadra di fenomeni venne smantellata dagli amici di Moratti, col benestare di Galliani e Berlusconi.

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Sono passati 6 anni, lunghi, tremendi. Siamo stati dati in pasto a gente incompetente (Cobolli, Secco, Blanc), gente indegna (Castagnini). Siamo passati da Ranieri a Ferrara (inesperto e mal aiutato dalla dirigenza), da Zaccheroni (di cui conserviamo il ricordo di una persona vera) a Del Neri (non un vincente, ma un grande uomo).

Eravamo pronti per un digiuno lungo, lunghissimo. La Famiglia aveva voltato le spalle, già 6 anni fa, appunto, al nascere di Calciopoli. Zero aiuti economici e quelli che c’erano sono stati mal gestiti dai dirigenti. Poca luce, solo una timida speranza: l’arrivo di un tipo da Juve, uno coi colori marchiati a fuoco sulla pelle. Ed è arrivato. Si chiama Andrea, è figlio di Umberto e ha costruito la squadra degli invincibili.

Ha scelto Antonio Conte, si è affidato alla sapiente gestione amministrativa di Beppe Marotta, ha dato il benestare a un grande lavoratore come Paratici e in un anno le cose sono cambiate. Sono tornate alla normalità.

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Con Conte in panca sono arrivate 38 gare in campionato senza sconfitta. E lo scudetto è tornato a casa. Con un modo di giocare che ha disarmato pure le TV e i giornali costretti a mettere da parte le polemiche gratuite e ad applaudirci.

Ora, quando sento le critiche ad Andrea Agnelli, mi verrebbe voglia di sentire la notizia “Juve: via Andrea Agnelli, torna Cobolli Gigli”. Perché è questo che si meritano questi pseudojuventini. Delusi dalla vita e con tanta voglia di protagonismo, un po’ come Marco Travaglio, hanno scelto il bersaglio più semplice: “se spari contro la Juve finisce tutto in cavalleria, come se fosse normale, quasi giusto e questo non mi va bene” (cit. Antonio Conte).

Non mi spiego nulla del motivo per cui bisognerebbe boicottare Andrea Agnelli, o insultarlo, o voltargli le spalle. “Giù dal carro, gufi! Restate a casa!” (cit. Antonio Conte).

Molte critiche sono rivolte alla gestione di Del Piero… bene, io sto 100.000 volte con Andrea Agnelli. Nella vita bisogna essere coerenti e prendere decisioni forti. Lo faceva Umberto Agnelli, lo ha sempre fatto Luciano Moggi. Sta cominciando a farlo Andrea Agnelli. Stop, va bene così. Col groppo in gola, col cuore che piange, ma è arrivato il tempo di separarsi se la società TUTTA ritiene che può bastare così. Del Piero vuole giocare, la Juve non può garantire nulla. Nemmeno il quarto d’ora finale se Conte pensa sia utile investire in altra figura, in altre idee. Inoltre e infine, la Juve ha fatto valere uno dei principi che ha retto questa società per 115 anni: decide la Juve, gli altri devono solo accettare. Valeva per i contratti di Boniperti (“Lei firmi qui, alla cifra penserò io”) e vale, purtroppo, per lo stesso Del Piero che con quel video aveva messo spalle alla porta Andrea Agnelli e la Società. Gesto forse involontario, ma la Juve è la Juve. E’ così da 115 anni.

E’ arrivato lo Scudetto, domenica ci giochiamo la Coppa Italia: purtroppo la Champions non l’abbiamo disputata, magari facevamo qualcosa di importante pure lì. Siamo imbattuti, nessuno potrà cancellare né superare il record. Abbiamo Pirlo in cabina di regia, gente come Vidal e Vucinic, abbiamo in porta Buffon e dietro di lui Storari. Abbiamo il miglior centrocampo, possiamo fare un grande mercato. Siamo giovani, abbiamo Conte in panchina e una Primavera importante. Giochiamo il miglior calcio d’Italia, abbiamo battuto tutte le principali avversarie. Abbiamo siglato il record di reti subite, e quello del maggior numero di marcatori stagionali. Ma cosa volevate di più?

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