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Da intertrista a Premio Pulizer

Fantastico, incredibile. Per fantastico intendo che questo personaggio qui è uno da fantascienza. Uno che in un romanzo verrebbe stracciato dall’autore perché soggetto non idoneo all’intelligenza del lettore. Eppure questo scrive e viene invitato a parlare. Si chiama Bruno Bartolozzi ed è un personaggio da mitologia greca, da tragedia greca.

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Ex team manager dei Disonesti viene promosso, forse licenziato, a Giornalista d’Assalto. Scrive libri ergendosi a arbitro onesto e obiettivo. Da perfetto onesto fa e disfa un processo. Si incarta in una maniera parossistica e  non ne viene più fuori. Nel suo animo c’è di scrivere una sorta di condanna assoluta, poi ne esce fuori un libro su Calciopoli. Non funziona, quasi se ne vergogna.

In un paese normale dovrebbe decidere da che parte stare: o dalla parte del giornalismo, che ha regole interessanti, o dalla parte del tifo. Saltare una volta di qui e una volta di là non è permesso. Peggio: far finta di essere giornalista e continuare a tifare, faziosamente, è diabolico.

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Da tifoso e non da giornalista quindi deve essere trattato. Ed è così che lo demolisce Giampiero Mughini in un Cabaret domenicale a Rete4. Bartolozzi inizia così a sfoderare chiacchiere da bar, di quei bar però poco frequentati dalle persone per bene, anche dai più accesi tifosi. Da lì Mughini si spoglia del microfono e fa una cosa che noi bianconeri dovremmo fare spesso: se ne va! Stefano Discreti metterà nel ridicolo Bartolozzi più avanti nella trasmissione.

E’ normale in questo paese che questo qui venga additato come un giornalista? Come, cioè, un cantastorie della realtà sportiva italiana?

Il suo libro sarebbe la perfetta arringa per la difesa di Moggi. I salti logici farebbero piangere un bambino. I suoi ragionamenti, privi di fatti e ricchi di dolori propri nerazzurri, descrivono bene la realtà. La farsa che fu. Complimenti Bruno. Evviva l’Italia!

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