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Dal Delle Alpi allo Juventus Stadium: ricordi e speranze da Champions

È tempo di Champions anche per lo Juventus Stadium finalmente, quasi 13 mesi dopo la sua indimenticabile inaugurazione.
Torino aveva salutato la Champions mestamente contro il Bayern Monaco ma da allora possiamo dire con certezza che tutto è cambiato: presidente, dirigenza, allenatore e molti giocatori. Soprattutto è cambiata la mentalità, o meglio, è tornata quella mentalità vincente che da sempre ha contraddistinto la Juve. Il merito va a tutte le componenti societarie perché la mentalità non puoi certo comprarla al mercato, o ce l’hai o non ce l’hai, e non è neanche facile inculcarla nella testa di giocatori ovviamente sfiduciati dopo due annate da dimenticare.

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Per fortuna ce l’abbiamo fatta e gran parte del merito va ad Antonio Conte, il capitano di mille battaglie che ha saputo trasmettere qualcosa di speciale ai suoi ragazzi, quel qualcosa in più che ti regala il vestire la maglia bianconera, un’aura di magia che ti fa andare a mille in campo e ti fa sentire sicuro di te stesso. Gli occhi da tigre, che intimoriscono gli avversari prima ancora di scendere in campo, come ai bei tempi.
È cambiato anche lo stadio da allora. Adesso ci sentiamo davvero a casa allo Stadium, è quella la sensazione che ti pervade quando arrivi in tribuna. Lo Stadium è senz’altro un’arma in più da sfruttare, un aiuto fondamentale per i nostri giocatori in grado di caricarli nei momenti di difficoltà e spingerli a gettare il cuore oltre l’ostacolo.
Quando sei dentro lo Stadium e respiri quell’atmosfera ti capita di pensare a come fosse possibile che fino a qualche anno prima saresti stato all’interno del Delle Alpi. Non c’è paragone con il cattedralico Delle Alpi, capace di infiammarsi solo per le grandissime partite e con le tribune così lontane dal campo dal rendere il tutto più ovattato, emotivamente distante.

Sarà l’esordio per lo Stadium dunque, ma sarà un po’ come tornare a giocare la Champions negli anni del Delle Alpi, sia per la stessa collocazione geografica che per la stessa sensazione di essere una grande squadra che provavamo quegli anni.
Dimentichiamo gli anni grigi dell’Olimpico, dimentichiamo il Bayern e pensiamo alle esaltanti notti europee che ha saputo regalarci il Delle Alpi. Quelle tre vittorie sul Real che abbiamo sempre eliminato per esempio. La punizione di Del Piero e il gol di Padovano che ci portano in semifinale nel ’96 facendo capire a tutti che il sogno di vedere Vialli alzare al cielo di Roma la coppa potesse diventare realtà. La partita perfetta nel 2003 in semifinale, una delle partite più esaltanti della storia bianconera rovinata purtroppo da un eccesso di protagonismo dell’arbitro a una manciata di minuti dalla fine che getta nello sconforto il giocatore che più di ogni altro avrebbe meritato di giocare quella finale. E quegli ottavi con Capello che inserisce Trezeguet e Zalayeta che ci portano dritti ai quarti, con il Panterone che fa letteralmente venire giù lo stadio nel secondo tempo supplementare. Emozioni forti, come le tante sfide col Manchester United. Come dimenticare quel gol di Inzaghi quando ormai avevamo un piede e mezzo fuori dalla prima fase della Champions 1997/98? Come dimenticare il primo gol alla Del Piero a Torino di Alex contro la Steaua? O l’urlo di Conte contro l’Olimpiakos, che fortunatamente avrebbe ripetuto anche ad Atene durante il ritorno di quei quarti di finale. O anche quella partita contro il Bayer Leverkusen che la nebbia sembrava non voler far giocare a tutti i costi. Dopo 2 rinvii consecutivi alla fine si giocò nel primo pomeriggio, sembrava una partita domenicale di campionato.

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Esiste anche un rovescio della medaglia ovviamente. Quella doppia eliminazione ai quarti negli anni capelliani ad esempio, due scialbi 0-0 con Liverpool e Arsenal nonostante avessimo uno squadrone. Quella sconfitta con l’Amburgo negli anni di Ancelotti con Zidane e Davids che perdono la testa e lasciano la squadra in 9 nel primo tempo, gettando le basi per il naufragio europeo. C’è soprattutto quell’incredibile semifinale con lo United con la Juve avanti di due reti dopo dieci minuti grazie alla doppietta di Inzaghi ma incapace di contenere la reazione dei Red Devils guidati da Yorke e Cole.

Portiamo dentro di noi anche queste sconfitte perché siano un monito a non abbassare mai la guardia, ma concentriamoci sui momenti belli, quelli che ti caricano. Un gol inaspettato come quello di Tudor contro il Deportivo, un gol capace di farti schizzare in paradiso quando ormai solo pochi secondi ti separavano dall’inferno dell’eliminazione, ad esempio.
I nostri giocatori devono caricarsi con questi ricordi, aiutati in questo anche dalla “galleria dei capitani”, il corridoio che porta allo spogliatoio della Juve nel quale sono appese le immagini dei grandi capitani della storia della Juventus. La Storia è importante perché la Storia siamo noi, i giocatori lo sanno e trasmettono con le loro prestazioni la stessa sensazione ai tifosi.
Scendiamo in campo, lo spettacolo dello Juventus Stadium aspetta solo la Champions.

P.S. Indovinate di chi è la fotografia dell’ultimo capitano che i giocatori vedono prima di entrare nello spogliatoio?
Facile, di Antonio Conte, solo con la sua immagine inizia a caricarli a dovere e a mantenere alta la concentrazione!

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