Fino a lunedì sera Del Neri era inadeguato. Ed è stato il principale bersaglio di tifosi, stampa e TV.

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Oggi che c’è la conferma praticamente ufficiale del fatto che non sarà lui a guidare la Juve il prossimo anno è scattata la gara a chi cambia opinione e ribalta le critiche di appena 72 ore fa.

La coerenza, si sa, non è di questo italico mondo, figuriamoci di un giornalismo che di obiettivo ha solo l’aggeggio per fotografare dirigenti, calciatori e veline a supporto.

Resta una conferenza stampa che mi mette addosso tristezza. Perché ho letto e riletto tante cose, ho sentito e risentito tante cose, e parecchie di queste mi danno fastidio, come mi avevano dato fastidio nei mesi precedenti.

I dieci minuti scarsi di Del Neri ai microfoni dell’ultima conferenza stampa sono di una lucidità disarmante. Che sia stato a lungo maltrattato è chiaro più dai toni dei giornalisti presenti in sala che dai suoi. I suoi occhi spenti la dicono lunga su che tipo di lavoro ha dovuto impostare e sopportare alla Juve.

Oggi qualche giornale ha fatto uno strappo alla regola, raccontando il vero campionato juventino, fatto di pochi uomini e tante difficoltà. Fra questi pochi uomini Mister Del Neri è quello che ne esce meglio di tutti. E badate, sto parlando di uomini.

Sì perché che il tecnico sia esente da colpe non c’è scritto da nessuna parte. Col materiale a disposizione non poteva fare di meglio. Poteva fare di meglio se Quagliarella non si fosse rotto e se Marotta (di concerto con Del Neri) avesse azzeccato una delle due mosse che proprio non si potevano sbagliare: cedere qualche scarto in più (mi viene in mente Amauri o Grosso o Grygera) e comprare meglio sugli esterni (mi vengono in mente Motta e Martinez). Ma sono sempre stato cosciente del lavoro infernale cui è stato sottoposto Marotta da giugno ad agosto del 2010 e per questo l’ho in parte sollevato (a torto o a ragione, vai capire poi!) dalle responsabilità di un calcio mercato che non poteva essere condotto diversamente, fra rinnovi, impossibilità a vendere (Tiago ceduto con ringraziamento in prestito, Poulsen miracolosamente svenduto in Inghilterra, Diego prestigiosamente venduto a 16 milioni e via così) e grosse difficoltà a comprare (da Dzeko per i quali non c’erano soldi, a grandi Campioni spaventati dalla prospettiva di un campionato logicamente di secondo linea). In compenso Marotta e Del Neri hanno scelto alcune pedine su cui la Juve deve investire e su cui ci si è accaniti con troppa foga, la stessa maledetta foga che acceca il tifoso bianconero di fronte alla più semplice e banale verità fattuale. Mi vengono in mente i nomi di Krasic e Storari (che verrà ceduto o potrebbe restare come secondo miglior portiere del campionato, per quanto fatto vedere nella prima parte della stagione), Bonucci e Quagliarella, Matri e Aquilani, Sorensen e Pepe.

Le sue parole, come al solito, sono state male intrerpretate o interpretate in malafede. In fondo Del Neri ha detto ciò che pensano almeno 13 milioni di illuminati bianconeri:

Sono orgoglioso di questo gruppo e di come abbiamo lavorato. Si poteva fare di più, ma si sa che è molto difficile vincere subito quando di costruisce. Ma la Juve evidentemente non ha tempo. Ha ragione perchè deve sempre lottare per vincere.

Solo che dopo questa frase ne viene un’altra in mente, ancora più chiara ed evidente:

Posso dare un giudizio invece e dico che abbiamo lavorato al massimo, dando tutto quello che si poteva dare. L’importante è stare a posto con la propria coscienza.

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E di fronte all’evidenza dei fatti ciascuno di noi si deve inchinare.

Mi ero illuso, come molti, di poter giocare un campionato differente. Ricordo come a Natale la Juve fosse lì lì per giocarsi un piazzamento incredibile, con un ruolino di marcia che aveva lasciato l’amaro in bocca per qualche punto di troppo perso per strada (Chievo, Bologna, Brescia, Atalanta di Milano), ma sarebbe stata tutta un’altra storia con questi punti in più. Allora la Juve era seconda, a due sole lunghezze dal Milan capolista. Roba da pazzi pensando alla rosa sempre decimata e ai cadaveri che di tanto in tanto sostituivano i Quagliarella, i Del Piero, i Krasic e i Marchisio che in campo hanno fatto la differenza. Fino a quel momento certo, perché al rientro delle vacanze il giocattolo si è smontato. Un po’ perché si è smontato l’uomo che più di tutti garantiva quel pizzico si sana pazzia (leggi Quagliarella) un po’ quando si è costretti a schierare Pepe e Martinez in attacco un team, che sia di letterati o di calciatori, di informatici o di biologi, perde sicurezza, entusiasmo e forza.

Questa illusione è stata piacevole, perché alla base di tutto c’era lavoro. Tanto lavoro e tanta coscienza di aver spinto la macchina oltre ogni limite. E la voglia di continuare a farlo, ma gli imprevisti sono stati più forti di questa voglia. E non c’era tempo. La Juve voleva vincere qualcosa, i tifosi volevano probabilmente rivivere i fasti di Lippiana o Capelliana memoria, senza fare i conti con il presente. Errore brutale. Errore sanguinario. E oggi si contano perciò le numerose ferite.

D’accordo che poi Del Neri è andato nel pallone, ma ho imparato da Moggi che la difesa di tutto l’ambiente, dal magazziniere al tecnico che è l’uomo più esposto, va anche contro le regole logiche dell’analisi e dell’opinione. Accadeva così con Ancelotti molti anni fa, fu così pure con Lippi l’anno che lo portò in Nazionale (fallimentare, a mio avviso, più di questo appena finito). Ma quella difesa serviva per proteggere il gruppo e persone che avevano dato tutto e raccolto poco. Serviva per tenere acceso un minimo di progetto che si sarebbe concretizzato con ritocchi di mercato e una nuova politica aggressiva mediatica.

Invece al minimo accenno di difficoltà, il popolo juventino si è concesso la libertà di sfottere. Sfottere la propria maglia con quelle canzoncine poco divertenti. E aggredire a più non posso le stesse persone che fino a quel punto avevano portato quel tipo di entusiasmo. Perso l’entusiasmo si è persa la Juve.

Io a Del Neri dico comunque grazie. Lo sento perché quest’anno non ho spento la TV prima del 90°. Forse in una occasione, ma più per la delusione in sé che una reale protesta contro i ragazzi.

Dico comunque grazie perché ho rivisto un gruppo. Una sorta di unione che l’anno scorso non trovavo nemmeno in foto.

I risultati sono imbarazzanti, ma non dimentico, non posso dimenticare da quale livello, basso e sconfortante, si è partiti a fine maggio 2010. Ora tocca a Marotta. Stavolta non servono ritocchi, ma un ingente intervento in qualità ed esperienza.

E toccherà a Conte dare la scintilla giusta.

Io come sempre sono qui a tifare, a dare tutto fuori dal campo con applausi, cori, urla, questo piccolo e inutile blog. Al di là dei punti in campionato.

Rivoglio la Juve e so per certo che nessuno me la restituirà come l’ho lasciata nel 2006. Ma voglio provarci. E non capisco che serva criticare, sbeffeggiare, molestare con le parole la gente che come me sta provando il miracolo. Questa è una cosa che forse non capirò mai!

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