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Delirio Eto’o: cosa c’è che non va nella sua lettera d’addio

Scendendo dall’aereo che l’avrebbe portato in sede in Russia ha detto:

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I soldi non sono tutto. Non ho scelto questa squadra per i soldi, ma per il progetto calcistico.

Il gene nerazzurro ha plagiato perfino questo, che a detta di molti, è un bravo ragazzo, con la testa sulle spalle. Probabilmente la testa gli gira ancora, e figuriamoci il contrario con ben 20 milioni di euro sul proprio conto per correre appresso a un pallone appena un anno.

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Delirio Eto’o con una lettera di saluto ai suoi compagni di mille battaglie, e non una autentica (di battaglie si intende). Già perché il conto delle vittorie di Eto’o è curiosamente errato: Eto’o, con la maglia dell’Atalanta di Milano, ha vinto 1 Torneo Aziendale Italiano e 2 Coppe Moratti (quella che prima era chiamata Coppa Italia). Poi sulla bacheca sono finiti una triste coppa con le orecchie firmata Walter Gagg e 1 Coppa del Nonno (perché così fu salutata quando a vincerla era stato il Milan). E non una di queste vittorie è autentica perché falsata clamorosamente da un Presidente che è certamente un diavolo, per quante ne ha combinate su questa Terra, e non il famoso Creatore del Cielo e della Terra invocato senza alcun rispetto per chi pratica quella religione dal capitano del Camerun (lui stesso dice di essere cattolico, dunque ignora alcune semplici regole della religione medesima).

Delirio Eto’o perché a salutarlo, di converso, è una imprecisione, per carità, un dettaglio assolutamente trascurabile, ma visto che di dettagli una società è stata quasi uccisa, e non uno di quei dettagli era vero o anche solo veritiero, è buona cosa sottolineare quanto segue: il comportamente esemplare di Eto’o è stato messo a dura prova appena un anno fa da una clamorosa testata rifilata a un avversario del Chievo. Fra l’altro, episodio niente affatto isolato: nel 2008 colpì un giornalista (Philippe Bony) solo perché l’aveva criticato in passato. Chiaro segno, quest’ultimo, di una perfetta sintonia con l’italico paese e il malcostume di non affrontare mai le proprie responsabilità, anzi fuggirle a colpi di indagini pilotate, di prescrizioni, di polemiche futili e sterili, di toni accesi sempre e comunque.

Infine: auguri a Samuel per il nuovo progetto sportivo… è così che si dice, no?

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