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Divisione bottino LEGA secondo Zamparini e secondo me

Quando si riuniscono mi danno sempre la sensazione che parlino del nulla, come se siano di fatto slegati dalla realtà che li circonda. Una LEGA in queste condizioni, con una FIGC deprimente sotto ogni profilo… beh non ne capisco la presenza.

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E capisco ancora meno le dichiarazioni dei vari Zamparini, Cellino, De Laurentiis sulla divisione dei profitti, quote, soldi e altro.

Non va mai bene un criterio, forse perché il criterio è talmente semplice e banale. Forse perché non è il criterio il problema, quanto il loro operato. Facciamo un esempio su tutti.

Come devono essere suddivisi i ricavi dei diritti TV? E non solo, ovviamente, ma limitiamo il nostro ragionamento a questa domanda.

Una risposta naturale potrebbe essere la seguente: chi ha un maggiore bacino d’utenza. Ed è chiaro il motivo: chi ha più tifosi fa vendere di più. Problema: ha più tifosi la Juve!

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Soluzione numero due: in base al piazzamento in classifica. Questa, secondo me, potrebbe essere una gran cosa, tranne che siamo in Italia e generalmente le prime piazze sono occupate sempre dalle stesse formazioni. Senza contare i complotti, i finti complotti e la paure dei complotti. Però negli ultimi anni, in cui la Juve si è suicidata, Udinese e Lazio avrebbero potuto attingere a questa regola: vinci, arrivi in alto, vieni premiato. Qui la suddivisione potrebbe essere matematica: il 20% al primo arrivato, il 15% al secondo e via così. Un po’ di numeri a caso ovviamente. I piccoli presidenti non ci stanno, soprattutto Zamparini che è un mostro ad allestire rose quotate e performanti. Ma questa non può essere colpa della LEGA né della FIGC.

Soluzione numero tre: si dividono equamente. Si divide la quota totale esattamente col numero delle società di Serie A (procedimento analogo per le altre leghe). Problema: viene sconfessato un criterio molto molto semplice e oggettivo. Chi fa vendere di più e chi meriterebbe di più prende una quota uguale all’ultimo arrivato o a quello meno parsimonioso o a quello che ha completamente sbagliato il progetto tecnico. E viceversa. Esempio lampante: la Juve degli ultimi due anni non meritava guadagni, con questo sistema avrebbe invece preso una quota uguale a quella della squadra prima classificata. Secondo me è demente.

Soluzione numero quattro: si analizzano tutta una serie di dati al fine di valutare la virtuosità di una società di calcio. Chi è la società più virtuosa? Quella che ha un ottimo rapporto guadagni/spese? I criteri qui possono davvero essere tantissimi: nazionali in rosa, giocatori italiani in rosa, giovani in rosa, prodotti del vivaio in rosa, affluenza allo stadio, stadio di proprietà, debiti, ricavi e via dicendo. Seppur complesso, questo tipo di soluzione sarebbe in realtà l’ideale perché costringerebbe i Presidenti a operare nel bene e cercando il meglio. Purtroppo però TUTTI i Presidenti hanno la coscienza sporca sotto questo punto di vista e quindi preferiscono intascare, intascare e intascare e mai lavorare. Bla bla bla, è lo sport che preferiscono.

In merito a quest’ultima polemica porto un paio di esempi a caso:

  • negli ultimi 2 anni la Juve non poteva intascare soldi visto che ha operato molto male e ingigantito le proprie casse, in misura negativa ovviamente;
  • si parla di etica e di competenza, ma nessuno ha ancora evidenziato la malagestione di Moratti: debiti su debiti, fallimenti su fallimenti, in parte colmati con i trucchi di bilancio. E i cugini rossoneri non sono da meno, ma la stampa e le TV li proteggono e quindi sembra che sia tutto ok;
  • l’Atalanta-di-Milano che ha vinto 18 scudetti negli ultimi 4 anni ha fornito un contributo deprimente all’Italia-Calcio: nessun nazionale, afflusso pazzesco di stranieri. Per una squadra che si vanta del titolo nazionale è abbastanza triste;
  • quante sono le squadre italiane che attingono al proprio settore giovanile? Pochissime, se non nessuna mi verrebbe da dire. La Juve sembra volerci provare, ma anziché far rientrare Immobile preferisce pagare lo stipendio a Borriello. Restano solo le piccole, costrette però dall’impossibilità a investire ingenti somme di denaro sul mercato.

Ecco, mi piacerebbe sapere perché non si discute mai su/di questi termini, piuttosto si continua a parlare a vanvera e a produrre sempre poco. Compresi quei fenomeni da baraccone che si riempiono la bocca di belle parole, ma che non riescono mai a combinare nulla (ogni riferimento ad Arrigo Sacchi è voluto e non casuale!).

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