Oggi niente riposo per la Juve. Conte ha annullato il giorno di vacanza e in questo istante li sta torchiando per bene. Perché, proprio lui lo sa, proprio lui ricorda la partita col Verona del 2000, questi due punti persi potrebbero costarci lacrime amare.

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In realtà credo che il destino dello scudetto sia nelle mani bianconere e proprio per questo partite come quelle di Verona fanno infuriare tifosi e allenatore.

Ora, al netto della rabbia naturale di chi vuol sempre vincere, c’è da verificare un po’ di situazioni.

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Primo: impossibile continuare a subire le palle inattive. Difensori alti e forti che vanno in difficoltà. Non è la marcatura a zona il problema, ma l’attenzione e la divisione dei compiti. Con la conseguente ansia generata da ogni calcio d’angolo e da ogni cross.

Secondo: troppa arroganza e superficialità. Come ha già ben detto Conte, non si vince per grazia ricevuta. Si vince col sudore. E il sudore manca da un po’ di partite. Grave che ciò abbia colpito alcuni emblemi della forza bianconera, tipo Vidal e Pogba. Entrambi, ieri da sostituire, hanno peccato di scarsa concentrazione e di troppi tocchi molli e senza cattiveria. Forse converrà far assaggiare un po’ di panchina a chi crede che la maglia da titolare sia inattaccabile.

Terzo: baricentro basso. Avevamo sempre raccontato di una Juve provinciale, ma nelle ultime partite, a cominciare con quella contro la Roma in campionato, la Juve sta prendendo il brutto vizio di arretrare pericolosamente a protezione della propria area. Questo dà coraggio all’avversario e ci espone a diversi rischi, vedi la partita di Coppa Italia contro i giallorossi.

Sarà stato sicuramente uno scivolone occasionale, ma la Juve deve limitare il più possibile questi passi falsi. In Europa li abbiamo pagati amaramente, mentre in Italia abbiamo un Garcia che non molla un centimetro.

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