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E’ il turno di Quagliarella: il genio torna in campo a Catania?

Dopo tre giornate viste dalla tribuna e dalla panchina, sembra proprio arrivato il turno di Quagliarella.

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L’anno scorso il ragazzo di Stabia si è rivelato la più bella sorpresa forse dell’intero campionato, certamente a Torino. Nove gol in 17 partite e nessuno di questi inutile. Punti pesanti, punti pesantissimi, a fronte di giocate spettacolari che avevano trascinato la Juve sino al secondo posto. Poi il crac, quel maledetto 6 gennaio. E per la Juve si è spenta definitivamente la luce.

Lunghissimi mesi di duro lavoro, una riabilitazione faticosa, il sorriso che pian piano è tornato sul volto di un ragazzo che sembra non avere paura di nulla. E invece no.

A luglio, durante la vacanza-studio dei bianconeri in America, Fabio Quagliarella ha dato segno di leggero timore. Giustificato, ampiamente preventivato. Pure da Antonio Conte che infatti ha insistito per un’altra punta di movimento simile a Eta Beta, cioè quel Vucinic che domenica non ci sarà. Viatico quanto mai suggestivo per dare il via libera al napoletano. Timore, dicevamo. Contrasti leggeri, gamba tirata. Normale per chi nei cinque mesi precedenti ha fatto tanta piscina, tanti controlli e tanti esercizi per allenare un ginocchio quasi distrutto.

Ora il tempo è passato. I mesi sono passati e Antonio Conte ha più volte ribadito un concetto cui tutti dovrebbero aver familiarizzato, ormai: gioca chi è in forma, chi è al 100% e chi ha studiato e capito le idee del tecnico.

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E’ la spiegazione più logica alle assenze forzate di Elia, Estigarribia e appunto Quagliarella.

Con un turno infrasettimanale sulle gambe, un undici che è cambiato pochissimo in tre partite, la Juve è destinata a un doveroso turnover. Sarebbe oltre modo pericoloso ignorare gente – ripetiamo in coro: Quagliarella, Elia, Estigarribia – che potrebbe davvero rappresentare quel quid in più che in una stagione ti consente strappi importanti contro la diretta concorrenza.

Sono due le ipotesi che, a oggi, restano in piedi, le uniche percorribili.

Il 4-2-4 dei ricambi. Krasic a destra, Elia a sinistra, Matri supportato da Quagliarella e Vidal al posto di Marchisio. Quattro innesti, tutti in una volta. Con una formazione lanciata verso una vittoria che stavolta, arbitro o non arbitro, rosso o non rosso, deve arrivare. Formazione che non scalfirebbe l’originale idea del tecnico leccese: due ali forti e veloci, abili nell’uno contro uno, e due attaccanti facilmente intercambiabili e molto tecnici. A fianco di Pirlo, stratosferico in questo inizio di stagione, un lottatore puro come Vidal, un rubapalloni che dovrebbe rendere felici le domeniche dei tifosi. Una sorta di Davids alla prima maniera, destinato a crescere ancora perché ne ha tutte le feature caratteriali e le doti tecniche.

Il 4-1-4-1. Giochiamo coi numeri? No, con Conte non si scherza affatto. Con due mediani dotati di grande visione di gioco e di un innato senso dell’inserimento, quali Marchisio e Vidal, e con il playmaker più forte al mondo, quel Pirlo preso a parametro zero, la domanda è naturale: perché rinunciare a tutto questo? Così la soluzione è schierarli tutti insieme, in uno schema che prevede il vecchio mediano metodista poco più alto dei difensori centrali, appunto Pirlo, e i due centrocampisti sulla linea delle ali, a galleggiare fra il cerchio di centrocampo e la trequarti. Pronti ad assaltare l’area a supporto dell’unica punta, Matri. In tal caso, sull’esterno, serve gente dai piedi più che buoni: Krasic (se solo si svegliasse) ed Elia (ieri in una forma semplicemente strepitosa, per chi ha avuto modo di vedere).

Mettila come vuoi, domenica c’è un solo punto fermo: i tifosi potranno riabbracciare Fabio Quagliarella. In campo: dal primo minuto a gara in corso. E quanto serviranno le sue giocate…

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