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E la colpa, immagino, sarebbe di Marotta e Del Neri?

Oggi è complicato riflettere e soprattutto trattenere le parolacce. Però la coerenza è un bene troppo prezioso per sprecarla in polemiche inutili. Tipo quelle che stanno investendo Marotta e Del Neri. E allora proviamo, ancora una volta, a capire la reale situazione nella quale si stanno muovendo Paratici e Marotta, in qualità di Direttore e Aiutante, e Del Neri, in qualità di allenatore.

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La situazione attuale vede una Juve che, mediaticamente e ufficialmente, è nelle mani di Andrea Agnelli. Il quale ci ha messo la faccia con un’amore e un coraggio non banali. La prima operazione di Andrea Agnelli da Presidente Bianconero è stata quella di affidarsi a gente capace di svolgere con onore il proprio lavoro: cioè Marotta, Paratici e Del Neri. Ma non dimentichiamo che gente come Elkann e come Blanc continua ad avere un peso troppo importante in questa società,e questo è quanto, almeno è il mio pensiero.

Se per 1 milione di euro si deve passare da un CdA straordinario, vuol dire che hanno mollato a Andrea Agnelli la più assurda gestione di una Juve che a questo punta cade nel ridicolo.

Immagina di mettere nelle mani di Beppe Marotta un piccolo tesoretto, praticamente i soldi settimanali che un modesto padre di famiglia è disposto a concedere al proprio figliolo. Facciamo una ventina di milioni di euro. Che ci fa il Direttore Generale con questi soldi? Partendo da una base tecnica tra le peggiori in assoluto, nella storia bianconera, il Dottor Marotta compie alcuni piccoli miracoli, visto che Nesta e Cristiano Ronaldo non li vendono, visto che Rooney è incedibile e Fernando Torres costa parecchi denari, allora arrivano questi ragazzi:

  1. Marco Storari, 4.5 milioni di euro, prelevato da Milan e autore di una girone di andata stratosferico viste le prestazioni e la totale assenza di colpe per i gol presi (ricordo solo un errore tecnico e cioè quello con la Lazio costato 0 punti!!!!!);
  2. Leonardo Bonucci, 5.5 milioni di euro spesi, più il cartellino di Mimmo Criscito, uno dei migliori difensori centrali ai quali si deve dare il tempo di crescere e trovare i giusti equilibri con Giorgio Chiellini col quale forma la coppia di difesa della Nazionale Italiana;
  3. Milos Krasic, 14 milioni di euro in tre rate, il giocatore che più di tutti ha spaccato le partite e ha dimostrato sano e vivo attaccamento alla maglia bianconera (vergogna chi lo ha criticato, significa mancare di rispetto alla persona e a tutto quanto ha fatto e detto questo ragazzo serbo);
  4. Alberto Aquilani, 0 milioni di euro spesi, preso con la formula del prestito con diritto di riscatto fissato a 16 milioni, uno dei centrocampisti più interessanti e nel periodo migliore mi sembra lo abbia dimostrato;
  5. Fabio Quagliarella, 4 milioni per il prestito, 10 per riscattare l’intero cartellino, autore di una prima parte di stagione da urlo, con 9 gol e prestazioni da incorniciare.

Sono stati toppati i seguenti acquisti: Traoré (più infortunato che sano), Marco Motta (sul quale pesano un numero imprecisato di gol, compreso quello di Vucinic ieri sera), Rinaudo (la pezza all’ultimo giorno di mercato per l’incognita Legrottaglie) e Martinez (costo, 12 milioni in tre rate, praticamente mai utile alla causa) e Lanzafame (mai fatto giocare, chissà perché!).

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A ciò va aggiunto il recupero di Felipe Melo e il buon innesto di Simone Pepe, uno che fa legna, uno che ha già siglato 4 gol e che corre per due, uno insomma da rispettare.

Il problema semmai è dovuto alle partenze, o alle non partenze. Tipo quella di Amauri, un’autentica zavorra, un vantaggio enorme per chi ci gioca contro. Tipo quella di Grosso, che poi sfortunatamente ti torna utile perché lì sulla sinistra, di tre terzini, ti è rimasto proprio l’eroe del Mondiale 2006. Tipo Grygera, che non lo vuole nessuno e che non puoi regalarlo. Tipo lo stesso Iaquinta, che in queste condizioni, cioè pessime per l’80% dell’anno, vale quanto il due di bastoni. Tipo Sissoko, una forza della natura in fase difensiva, un disastro totale in fase di costruzione.

Servirebbe allora un chiarimento netto e crudo da parte del Presidente e del Direttore Generale. Servirebbe una conferenza stampa dai toni molto sereni e con parole più che chiare: “non ci sono soldi e la proprietà non ha intenzione di investire”. Basterebbe questo per raddrizzare il tiro e scaricare quelle che penso essere le vere responsabilità di un ridimensionamento francamente inaccettabile.

Anche per non rompere quel rapporto fra Andrea Agnelli e la tifoseria fino a questo punto molto buono e promettente.

Ti chiami Agnelli, Andrea, ricordatelo. E se sei prigioniero di un Elkan e di un Blanc allora non puoi accettare la mediocrità che ti hanno affidato, nonostante i tuoi buoni propositi. E il fair-play finanziario dietro cui si nasconde la Proprietà è solo il vano tentativo di giustificare quattro anni di gestione furibonda e senza un briciolo di idea di come va il mondo del calcio. Ecco, tutto questo prima o poi deve essere spiegato.

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