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E vissero per sempre prescritti e contenti

Esistono molti vizi a questo mondo tra i quali ognuno di noi può ben scegliere quello che più lo diverte o la fa star bene. Perché, parliamoci chiaro, a vivere di sole virtù sono bravi in pochi. La parte di Milano tinta di nerazzurro ha scelto anche lei la propria virtù e il proprio vizio: la virtù è l’onestà, il vizio è la prescrizione. Geniale, direi. Sì, perché in fondo loro si definiscono da sempre onesti e sono stati premiati per questo con uno scudetto di cartone gentilmente offerto da un proprio ex dipendente che aveva preso il potere momentaneamente giusto per conferire tale titolo e fare qualche altra aggiustatina qua e là. Poi poco importa se i fatti continuino a dimostrare che così onesti in realtà non lo siano mai stati, perché a quel punto interviene il vizio che tutto risolve, la prescrizione.

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In pratica puoi commettere tutti gli illeciti sportivi e civili che vuoi, tanto poi interviene la prescrizione che risolve tutto e puoi così continuare a definirti onesto. Puoi così continuare ad andare in giro con il famoso smoking bianco, e poco importa se il retro dei pantaloni all’altezza del sedere sia ormai tutto sporco e marrone, conta la facciata, salvi l’apparenza.

Abbiamo visto passaporti falsi che se avessimo fatto noi saremmo ancora adesso in galera. Abbiamo visto plusvalenze pompate insieme ai cugini rossoneri per falsare i bilanci. Abbiamo ascoltato telefonate imbarazzanti fatte da Facchetti ad arbitri e designatori. Abbiamo visto Palazzi e la giustizia sportiva muoversi con una lentezza inaudita, considerando gli standard utilizzati per giudicare le faccende di casa Juve, giusto per far cadere i fatti in prescrizione. Abbiamo visto Moratti e Tronchetti Provera che in pratica si nascondono ghignando dietro al cadavere di Facchetti, morto poco prima che saltassero fuori quelle telefonate. E, probabilmente, morto sempre grazie ai fatti poco limpidi che accadevano nello spogliatoio interista negli anni ’60 e che hanno coinvolto anche altri giocatori di quella squadra (in italiano si direbbe doping). Abbiamo anche visto che spiavano illegalmente propri dipendenti, arbitri, designatori, dirigenti vari e dirigenti della principale rivale, cioè la Juve (in italiano si direbbe spionaggio industriale).

Il tribunale di Milano ha dato ragione a Vieri e ha giudicato Inter e Telecom colpevoli di un’attività illecita di spionaggio ai suoi danni. Nel 2007 Bobo aveva fatto la stessa denuncia alla Figc ma Palazzi aveva archiviato il caso per prescrizione (strano!) e ci aveva ritentato nel 2010 con un esposto in cui chiedeva la revoca del titolo assegnato all’Inter a tavolino nel 2006 in nome della sua rinomata onestà. Ovviamente, prescrizione anche lì. Anche altri avevano provato a denunciare questo spionaggio da parte dell’Inter alla Figc come l’arbitro De Santis ma in questo caso Palazzi si dimostrò più originale: improcedibilità a causa della morte di Facchetti.

Forse in pochi si rendono conto della gravità della situazione. Ai fini sportivi, non etici, può magari apparire meno grave pedinare propri dipendenti come Vieri, Ronaldo, Jugovic e Mutu. Ma come la mettiamo con il resto? È incredibile che l’Inter faceva spiare arbitri in attività come De Santis e Racalbuto, un designatore come Bergamo, il dirigente del Messina Fabiani e il nostro Moggi, oltre al marito della Fazi, un’impiegata della Figc. È assurdo, come può essere giustificato un comportamento simile anche in termini sportivi? Cosa sarebbe successo se fosse capitato a parti invertite? Cosa ci faceva un computer di Tavaroli, il responsabile dello spionaggio della Telecom, nell’ufficio di Auricchio, quello che ha svolto “indagini” a dir poco indirizzate su Farsopoli?

Inoltre il legame tra Inter e Telecom non dà fastidio a nessuno in questa vicenda? L’inter ha beneficiato di un evidente canale privilegiato dato il ruolo di Tronchetti Provera. Come se la Juve nella macchine del gruppo Fiat comprate da arbitri e dirigenti di altre squadre mettesse delle microspie. In quel caso sarebbe la fine del mondo però.

Vieri, forte di questa sentenza civile a suo favore, dovrebbe chiedere alla Figc di riaprire ufficialmente quel caso che era stato archiviato nel 2007 in nome della prescrizione. In teoria (molto in teoria, ahimè) ci sarebbe anche la possibilità di uscire dalla prescrizone e da altri magheggi utilizzati da Palazzi per risolvere allora la questione, secondo Alvaro Moretti di Tuttosport. Innanzitutto il giudice Spera di Milano ha giudicato responsabile di questo spionaggio terminato nel 2004 ai danni di Vieri l’allora amministratore delegato interista Buora. I fatti risalgono al 2004, dunque le penalizzazioni l’Inter le avrebbe dovute ricevere nel campionato 2005/06, guarda caso quello regalato da Guido Rossi. Nel 2007 al momento della denuncia di Vieri i fatti riguardanti il 2005/06 non erano ancora in prescrizione, quindi in teoria si potrebbe anche procedere se il caso venisse riaperto.

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Inoltre ci sono ancora in corso due procedimenti civili paralleli e simili a quello di Vieri, ma più gravi perché non riguardano un allora dipendente del club nerazzurro come Bobo. Sempre al Tribunale di Milano infatti si è rivolto De Santis, mentre Bergamo, Fabiani, Racalbuto e il marito della Fazi sono impegnati al Tribunale di Firenze., scelta perché è la città di Cipriani, l’investigatore che di fatto svolse le indagini commissionate dall’Inter. E c’è grande attesa da parte degli avvocati di De Santis, e non solo, per il 19 settembre quando a Milano parlerà proprio Cipriani che dovrebbe di fatto ammettere quello che ormai già tutti sanno dal processo Telecom. Mentre il 24 ottobre sarà chiamata l’Inter a comparire in aula. Se l’esito per De Santis sarà favorevole (la sentenza potrebbe esserci per la primavera 2013) anche lui dovrebbe poi far ricorso in Figc contro l’archiviazione del 2007. A Firenze invece l’Inter ha presentato richiesta di archiviazione perché dal suo punto di vista i fatti sono prescritti (strano!), ma se il giudice Minniti la penserà diversamente, ossia come il giudice Spera di Milano, anche qui la sentenza potrebbe arrivare in primavera.

Ieri inoltre Tavaroli, ospite a Radio 24, ha rivelato al conduttore Giuseppe Cruciani quello che già si sapeva, cioè:

Moratti? Mi parlò lui direttamente della situazione di Vieri. Su Moggi non c’era nessun dossier, ci fu però la richiesta da parte dell’Inter di verificare alcune informazioni date da un arbitro. Su Moggi ci furono controlli di tabulati, alcuni svolti con attività illecite.

E caliamo un velo pietoso su quell’arbitro di cui parla Tavaroli, cioè Nucini, che quando era ancora in attività aveva legami strettissimi con Facchetti, riceveva “regalini” e tramava con l’Inter dopo aver avuto la promessa di un nuovo posto di lavoro.

Ieri l’avvocato dell’Inter Fabio Iudica, oltre a raccontare una barzelletta come il “non mi risulta che ci siano altri soggetti sottoposti a indagini illegali” (chiedilo a Moggi e a tutti gli altri già citati che hanno portato Inter e Telecom in tribunale), ha ricordato come vanno le cose in casa Inter, nella patria della virtù e dell’onestà:

Per la giustizia sportiva i fatti sono ormai sepolti dalla prescrizione. Voglio tranquillizzare i tifosi.

Non sono solo i fatti ad essere “sepolti” come sempre accade da almeno 6 anni, ma anche l’etica e la dignità di certe persone che dovrebbero vergognarsi. Moggi è da una vita che sosteneva di essere spiato, ma non è stato creduto, anzi è stato considerato il diavolo a cui si è voluto contrapporre l’acqua santa nerazzurra e premiarla per questo.

A livello sportivo benché in teoria ci siano possibilità di manovra non succederà niente. Perché ormai il finale della favola lo sappiano, è sempre lo stesso… e vissero per sempre prescritti e contenti.

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