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Esempio di lealtà e correttezza? Certo che no

Sono 6 anni e la cosa provoca dolore. Non è mai bello quando qualcuno ci lascia. Non oseremmo mai metter bocca su questioni altrui se non ci riguardassero direttamente. E perciò siamo molto stanchi di sentire le solite immani filastrocche su correttezza e lealtà. Due concetti sublimi che non possono essere affiancati alla storia recente dell’Inter. E, a pensarci bene, stando a tribunali e fatti accertati, né alla storia meno recente dell’Inter. Se poi queste due storie sono legate al personaggio che non nomineremo… allora la cosa diventa alquanto singolare.

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Sembrava doverosa la scelta di lasciargli il ruolo di Presidente dell’Inter, tranne che dopo pochi anni il sospetto che quella mossa fu in qualche modo studiata si fece forte, fino ad assumere un connotato di “fatto”. Se ne andò 6 anni fa, lasciando di sé un grande ricordo come giocatore. Più di 400 partite in nerazzurro, condite da oltre 50 reti. Per un terzino niente male. La carriera in campo non ha però pari valore rispetto a quella dietro una scrivania.

Stessi colori, ma società differente. Divenne vicepresidente dell’Atalanta per poi passare al ruolo di direttore generale sotto la guida (?) di Massimo Moratti. Furono anni divertentissimi per tutti quelli che non tifavano Inter: acquisti senza capo né coda, miliardi sperperati in obiettivi che si rivelarono puntualmente deficitari in campo, nessuna vittoria, nemmeno lontanamente avvicinata. Dopo la morte di Prisco divenne vicepresidente e poi presidente con le incredibili dimissioni di Moratti (finte, anno 2004).

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Da presidente ricordiamo le sue gesta: dossier minacciati (poi rivelatisi purtroppo amare verità), acquisti strepitosi come lo scambio Carini (portiere infortunato) con Cannavaro (poi divenuto due volte campione d’Italia, campione del mondo e pallone d’oro), ancora nessuna vittoria, fatta eccezione per il furto ai danni della Juve in Supercoppa Italiana (gol di Trezeguet in fuorigioco annullato da… paraparaparappapà… De Santis). E poi Calciopoli, anche se non l’ha potuta godere per sopraggiunta morte.

Di lui parlò e parla ancora, nonostante i media continuino a silenziarlo puntualmente, Ferruccio Mazzola. La storia del doping dell’Inter l’abbiamo già pubblicata e discussa. Non ci ripeteremo. Resta la conferma di morti avvenute tragicamente. E questo, per una vita umana, non è mai bello.

Di lui abbiamo più volte parlato in merito a Calciopoli. In realtà, grazie a ciò che si è scoperto di lui, abbiamo avuto contezza di Farsopoli. Arbitri chiamati per consegnare chissà quali regalini, arbitri chiamati invocando una aggiustatina al ruolino di marcia (“mi raccomando: che aggiusti la tabellina con la V, che faccia 5-4-4″: si chiama corruzione  e illecito, perché questa è una chiamata per comprare una vittoria), posti in banca offerti ad arbitri in attività per coinvolgerli in piani grotteschi in stile 007 poi rivelatisi fallimentari.

Chiediamo scusa, ma alla luce di doping e illeciti accertati… di che tipo di lealtà e correttezza parlano oggi i telegiornali, i giornali e qualche sito web? La coerenza non abita più in questa penisola, ma almeno le verità accertate e non presunte andrebbero rispettate. E’ stato un buon padre, non lo mettiamo in dubbio e non abbiamo interessi a farlo. E’ stato un grande calciatore, aiutato probabilmente da qualche sostanza extra, sarà stato una persona amabile. Ma in quanto dirigente è stato un truffatore, un esempio di illegalità e purtroppo esistono prove e fatti concreti e acclarati. Questa l’unica verità e poesia possibile. Ma non ci meravigliamo da chi ha sbandierato per anni cartone e principi falsi e sporchi di pulizia e verità. Sembra, dunque, tutto in linea…

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