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Farsopoli, la Juve e le altre: il tempo è galantuomo…

In un precedente articolo mi sono soffermato sulla trasformazione del calcio italiano, in particolare analizzando il radicale mutamento cui abbiamo assistito: il modo di praticare il mercato è cambiato. Non ci sono più tanti soldi da spendere, si va avanti tra comproprietà e prestiti con diritto di riscatto. I pagamenti vengono sempre più dilazionati, gli ingaggi non possono più essere faraonici. Le cause le abbiamo già indicate, ma ciò che vorrei sottolineare ora è la netta involuzione del sistema del calcio italiano negli ultimi 4-5 anni.

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E come motivo principale non posso che indicare la più grande farsa della storia del calcio italiano, calciopoli per gli atti ufficiali, FARSOPOLI per tutti i tifosi juventini, ma soprattutto per il più grande valore della vita, la verità. Farsopoli ha prodotto due ordini di effetti: immediati e ritardati. Nell’immediato, ha distrutto una squadra che dominava letteralmente in Italia. La Juventus di Capello era una corazzata, una squadra solida e vincente come poche altre. Aveva saputo rinnovarsi dopo il secondo Lippi e soprattutto dopo Ancelotti, e aveva messo sotto tutte le altre, anche il Milan di Kakà. Alla distruzione della Juventus ha fatto seguito il rafforzamento dell’Inter, anche perché i bianconeri erano stati costretti a cedere i pezzi migliori, e Vieira + Ibrahimovic si erano accasati all’Inter. I nerazzurri, grazie a ciò, sono riusciti anche a conquistare l’Europa, impresa che non riusciva da molti anni.

Proprio in Europa, grazie al terremoto calciopoli, si sono affacciate squadre italiane che prima di allora non avevano quasi mai partecipato a competizioni europee. L’Udinese, il Napoli, la Sampdoria: le gerarchie del calcio italiano erano state capovolte, e in seguito allo scandalo, si parlava di calcio pulito, di eliminazione di quei personaggi che avevano gettato nel fango la credibilità del calcio italiano. Paradossale che questa credibilità, secondo l’opinione pubblica, fosse stata ritrovata con il commissariamento della FIGC, al cui vertice fu posto Guido Rossi, che per dieci anni aveva fatto parte del CdA dell’Inter. Direi un leggero conflitto d’interessi!

Guarda caso, lo scudetto revocato alla Juventus fu assegnato proprio all’Inter. In tutto questo il Milan si era un po’ defilato, un po’ per convenienza, un po’ per necessità: perché il Milan è stato letteralmente graziato in questa farsa, visto che era stato tirato in ballo per gli illeciti commessi da Leonardo Meani, dipendente della società rossonera. Stranamente però, quella iniziale penalizzazione inflitta al Milan, e che non permetteva nemmeno l’accesso alla Coppa UEFA, fu notevolmente ridotta, fino a consentire al Milan di poter partecipare alla Champions (edizione poi vinta addirittura!). Il rafforzamento dell’Inter, che aveva acquistato egemonia in questi anni, il ruolo un po’ più marginale del Milan, che ha cercato di non perdere terreno dai cugini milanesi, l’assenza della Juventus, e la presenza di squadre non attrezzate a rappresentare l’Italia in Europa, hanno determinato un progressivo e inarrestabile declino della forza delle italiane in Europa. Il che si è tradotto con la perdita di alcune posizioni nel ranking europeo, e quindi abbiamo avuto meno squadre in Europa.

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Ma tutto ciò che ora sta uscendo fuori in merito a FARSOPOLI, con le responsabilità dell’Inter, in verità già accertate con la relazione di Palazzi, nella quale si parlava di illecito dell’Inter, non più punibile per intervenuta prescrizione (alla quale Massimo Moratti, il presidente degli onesti, non ha voluto rinunciare), ha il sapore di una rivincita per tutti i tifosi juventini, seppure soltanto in parte, perché nessuno ci potrà più restituire il mal tolto. Si era capito già allora, con un processo che ha leso i diritti fondamentali di ogni cittadino di fronte alla legge, e se ne è avuta la conferma alla luce delle ultime dichiarazioni di Tavaroli sul processo Telecom, che quella era stata una congiura nei confronti del più forte, e che, per un motivo o per un altro, andava bene a tutti. All’Inter, che aveva tolto di mezzo chi gli impediva di vincere (perché più forte); al Milan, che era implicato vistosamente e che riuscì a salvarsi; a tutte le altre squadre italiane, perché ora avevano la possibilità di poter fare qualcosa di importante e di diverso. Tutti avevano creduto che da questa vicenda avrebbero potuto trarre dei benefici. E come detto, nell’immediato così è stato.

Ho anche fatto riferimento a un secondo ordine di effetti, che sta prendendo piede pian piano. In realtà hanno iniziato la loro azione soprattutto nell’ultimo anno, anche se nell’anno precedente avevano già dato qualche segno: l’Inter aveva smesso di vincere, dopo 5 campionati dominati causa assenza di degni avversari (il più pericoloso: la Roma, che doveva fare i conti con una crisi finanziaria forte) e il Milan era tornato a vincere, causa sempre assenza di degni avversari (lo scontro diretto per il vertice fu addirittura col Napoli!). Il vento stava cambiando, ma non sembrava così per la Juventus che aveva di nuovo chiuso il campionato al settimo posto. Nell’ultimo anno forse ci siamo resi conto che il tempo è veramente il mezzo più idoneo a risistemare le cose: la Juventus è tornata a dominare addirittura vincendo il campionato senza perdere una gara (record), arrivando in finale di Coppa Italia. Il Milan ha combattuto fino alla fine, ma ormai nulla ha potuto contro una vera e propria macchina da guerra. L’Inter che a stento è riuscita a conquistare un posto in Europa League, il Napoli che è tornato più in basso, nelle posizioni che più gli si addicono. La Roma che viene relegata ancora una volta a un ruolo non più primario, tra incertezze tecniche e debiti societari.Insomma, una sorta di ripristino veloce delle gerarchie. L’elemento che più colpisce però è che l’involuzione dell’ultimo anno di Inter e Milan è direttamente proporzionale ai progressi ottenuti nell’immediato dopo calciopoli. Ecco gli effetti ritardati di cui parlavo: l’Inter, che prima di calciopoli giustificava le mancate vittorie con i presunti illeciti della Juventus, nonostante spendesse barche di soldi, ha da un paio di anni ridimensionato il suo progetto, tagliando ingaggi, vendendo i suoi pezzi migliori, e anche cambiando gli uomini all’interno della società. Ora non spende come faceva una volta, perché l’alone dell’effetto calciopoli è finito. Per il Milan abbiamo assistito a un vero e proprio tsunami, una distruzione di portata biblica: i senatori sono andati tutti via, e a questo si aggiunge la doppia clamorosa cessione di Thiago Silva e Ibrahimovic al PSG, segno di una debolezza economica senza precedenti, dovuta forse anche ad alcune condanne che hanno obbligato il presidente a sborsare qualche soldino per risarcire dei danni. Forse anche a una diatriba interna alla famiglia Berlusconi, ma questo è un campo che non ci interessa.

Ci interessa invece sottolineare i fatto che, chi ha creduto di avvantaggiarsi con FARSOPOLI, illuso anche dagli effetti dell’immediato, ora invece ne paga amaramente le conseguenze, in Italia e in Europa. Pensavano di andare avanti, invece sono tornate indietro. La Juventus nel frattempo, dopo anni di umiliazioni, ha avuto la forza, l’umiltà e la la speranza (mai l’ho persa) di ritornare a riaffermare il suo ruolo di potenza del calcio italiano. A livello dirigenziale, e a livello tecnico, la Juventus ha rimesso le cose a posto e non vorrei fare un azzardo, ma le vicende degli ultimi tempi remano in una sola direzione: il dominio bianconero nei prossimi anni. Magari vincendo in Europa. Già, quell’Europa che la altre ci hanno fatto perdere, quell’Europa mai onorata al meglio con squadre di meta classifica, quell’Europa che ha declassato (giustamente)il calcio italiano: e ora toccherebbe a noi far recuperare all’Italia posizioni nel ranking UEFA?!??! Al diavolo il ranking UEFA, e tutto ciò che viene di conseguenza.

Sconcerti ha detto che “l’assenza della Juventus ha fatto sentire tutti un pò più forti, perché è mancato il punto di riferimento, la squadra più forte“. Bartoletti, in merito alla Nazionale, ha così sentenziato: “Quando sta bene la Juve, sta bene tutto il calcio italiano“. Forse queste due frasi riassumono meglio delle mie tante, e forse anche noiose parole, il concetto di base: senza la Juve il calcio in Italia non può esistere, perché la Juve è sempre stata la migliore squadra di cui l’Italia ha potuto vantarsi. La stessa storia delle società lo dimostra: quale squadra, in Italia e nel mondo, ha sempre avuto la stessa proprietà? La Juventus, oltre che un’azienda, è un gioiello della famiglia Agnelli, una creatura da coccolare e amare, e non un mezzo per farsi pubblicità, o per guadagnare, o per ottenere consenso elettorale. Il Milan è stato grande negli ultimi trent’anni, con l’era Berlusconi che sembra ora essere arrivata al capolinea. L’Inter lo è stata negli anni ’60, ma poi senza FARSOPOLI non avrebbe vinto niente più. La Juve ha avuto una costanza senza pari, proprio perché stabile dal punto di vista societario. E non è un caso che la sua assenza abbia pesato non poco sul declino del calcio italiano, sia da un punto di vista del campo, sia per quanto riguarda la forza economica dell’intero sistema.

Finisce l’era Berlusconi, finisce il Milan. Finisce l’effetto FARSOPOLI, finisce l’Inter. E la Juve? Anche quando ci davano per morti, siamo riusciti a sopravvivere e tornare a vincere, l’unica cosa che conta per noi. Ho un sogno, e spero di poterlo vedere realizzato…: “corsi e ricorsi storici”, così parlava il grande Gian Battista Vico. Il tempo è galantuomo…

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