Era una rubrica che Candido Cannavò teneva per quel giornale rosa. E in cui ha scritto tante di quelle stronzate (esiste pure un libello filosofico con questo titolo, quindi posso permettermi di definirle tali) che oggi non me le ricordo più tutte! Stavolta faccio mio quel titolo e perciò chiedo che mi siano date alcune spiegazioni.

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Da qui a fine giugno, a Napoli, ne vedremo delle belle. A mio parere il lavoro prodotto dalle difese, Bergamo-Pairetto-Moggi-De Santis, è stato efficace e anche abbastanza semplice. Se Cupola c’era, Cupola dovrà risultare. Ma qui la Cupola ha combinato tutto tranne illeciti. O, se volete, agiva in modo incongruente al fine prefissato. Griglie decise che però mandavano ad arbitrare la Juve i nemici o i non-affiliati. Guardalinee che non vedevano rigori o che giustificano oggi alcuni errori passabili come tali. Designatori che si mettevano d’accordo per aggiustare la tabellina della “V” con altri Presidenti e altre società. Incontri e cene che avvenivano con Moggi e con tutte le altre cariche dei team di calcio. Che razza di Cupola era? Se poi aggiungiamo alcune telefonate dove è palese l’alto scontro fra Federazione e Juventus, dove le convergenze non erano plausibili, allora abbiamo completato un quadretto che risulta ben differente da quello che le Sentenze, illogiche e illegittime, avevano disegnato nel luglio del 2006.

A Napoli si sta riscrivendo la storia, dopo che era stata barbaramente violentata e modificata da personaggi ambigui come Auricchio o Arcangioli, Tronchetti o Moratti, Guido Rossi o Palazzi, Sandulli o Ruperto. A Napoli si sta ristabilendo un minimo di equilibrio mentale nel giudicare certi fatti e ordinare sul piano logico alcuni accadimenti.

Nel momento in cui le difese hanno potuto produrre prove a discolpa, abbiamo assistito ogni martedì a scene esilaranti. Arbitri, assistenti, notai, colonelli, giornalisti e chi più ne ha più ne metta, tutti a deporre che in fondo, a parte le esagerazioni a caldo, non c’era nulla di irregolare. Che, a dire di Mancini Roberto, lo facevano tutti. Che, a dire di Ancelotti Carlo, anche la Juve subiva una strana pressione esterna. Che, a dire di Auricchio, alcune telefonate sono state ritenute irrilevanti nonostante avevano dentro un contenuto parimenti grave a quello per cui la Juve non è stata condannata, ma distrutta e costretta a marcire in un inferno dal quale uscire, oggi e domani, sarà complicatissimo. E non uno di questi testimoni che abbia prodotto una prova della colpevolezza di quel diavolaccio di Moggi. Non ho mai amato quella Triade quanto la sto amando durante questo Processo.

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A Napoli sta uscendo fuori che quel sistema, che bene inteso non è il sistema-Moggi, era tutto tranne che corretto, saggio, giusto e etico. Che c’era molto da nascondere e che per salvare la baracca e i tanti soldi, anche se molti soltanto fittizi in barba alle regole economiche più elementari, si è scelto Moggi e la Juve come mito da punire, una volta per tutte, Loro per tutti. La cosa più grande distrutta così che la gente poteva sentirsi appagata e il resto continuava il suo morto perpetuo, per una via non retta, non giusta, ma dannatamente perversa.

A distanza di quattro anni da Napoli, più che smentite e prove certe a discolpa, che per l’appunto esistono, giungono domande inquietanti. Roba da non dormirci la notte. Roba che, stavolta, si rischia davvero di far saltare il banco.

A questo punto non ci spero per l’amore del calcio italiano, visto che sarebbe la conclusione più logica, ma se si dovesse appurare che così-facevan-tutti epperò ha pagato solo la Juve, che succede? In base al fatto che la Juventus F.C. SpA è una società quotata in borsa allora esiste la possibilità di chiedere un grosso risarcimento per i danni, quelli sì accertati e facilmente conteggiabili, subiti? E le società che non sono state punite? Tipo Inter e Roma? E le società che da quel fare pulizia in modo così superficiale ne hanno beneficiato in tornei di cartone, in tranquillità agonistica e in termini di ritorni economici? La passano liscia? Come se niente fosse si torna a giocare? E chi riesce più a tenere quelle folle di pazzi scatenati accecati da un dolore lancinante per aver visto la propria squadra e la propria bandiera affogata nel fango? E quei 16 milioni di tifosi che un giorno si sono svegliati e sulle prime pagine dei giornali hanno letto che la Vecchia Signora era stata in realtà una baldracca di prima qualità… questi qui chi li risarcisce? E come si potrebbe, poi, ristabilire un minimo di ordine pubblico: con la Gazzetta che a quel punto dovrebbe dimettersi in toto e cambiare vertici e giornalisti, specialmente quelli più potenti che Calciopoli non l’hanno commentata, ma costruita ad arte; col Corriere che prima o poi dovrà rendere conto di tutto il marciume pubblicato, pertinente e non, solo per alimentare quell’odio già insito nell’animo umano del tifoso non-bianconero. E quale drammatico esempio per i posteri, di cui si ha sempre meno rispetto in questa Italia malandata in tutti i suoi aspetti.

Comunque vada a finire, per quanto emerso, anche se non raccontato da certi giornali e certe TV, sarà una sconfitta amara per il calcio italiano. Perché all’estero ci guardano e lì nessuno ha mai creduto davvero a Calciopoli. Perché i bambini cresciuti all’ombra di un odio spaventoso, che col tifo e la passione proprio non ha nulla a che vedere, avranno per sempre un buco enorme circa il calcio giocato o discusso in Tribunale. Perché una serie di innumerevoli danni sono stati ulteriormente prodotti nei gruppi ultras: dovevamo progredire, siamo irrimediabilmente all’anno-zero. Ma non per ripartire, piuttosto per sprofondare sempre più.

Se Giambattista Vico aveva ragione col suo ragionamento del tipo “la vita è una ruota che gira”, allora nel nostro caso la ruota si è staccata, si è bucata. Chi mai la riparerà?

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