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Fermate De Laurentiis e le sue ridicole dichiarazioni

Che il mondo del calcio è stato da sempre squilibrato e difficile da interpretare, a livello di politica del pallone, è un fatto talmente accertato ed evidente che risulta banale puntualizzarlo. Ma adesso stiamo toccando, limitatamente in Italia, punte ridicole e, francamente, deprimenti. Mi riferisco a De Laurentiis, una figura che avevo accolto tanti anni fa con tanta euforia: pensavo che un top manager potesse realmente portare un po’ di luce in un mondo poco chiaro come quello del calcio italiano. Ma mi sbagliavo. Mi sono sbagliato. E anche di molto.

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Da un po’ di anni De Laurentiis ha deciso di impersonare un attore, peraltro non così bravo come quelli che ingaggio per i suoi film di successo. E nemmeno la sceneggiatura è delle migliori. Abbiamo assistito, specie negli ultimi mesi, a uscite senza senno, circa i più disparati argomenti pallonari. In questa settimana si è davvero superato.

Cominciamo dai sorteggi di Champions League, qualcosa che, in rappresentanza del Napoli Calcio e di Napoli tutta, doveva essere onorato con ben altre dichiarazioni. E invece… vittima, De Laurentiis, di un sorteggio poco fortunato che rischia seriamente di compromettere il cammino dei partenopei, il Presidente si è lanciato in un’accusa vuota e irriverente: “Come sapete” – cercando di nascondere, non riuscendovi, tutto il disappunto per le tre squadre che il Napoli si trova nel girone – “io non credo alla Champions. Perché noi presidenti non ci facciamo un torneo europeo?“. Di che razza di torneo parla? Rifacendomi alla Gialappa’s Band, cosa avrà voluto mai dire?

La Champions League è il massimo torneo continentale e, de facto, il massimo torneo mondiale dedicato ai club, visto che vi giocano i migliori giocatori del mondo e le migliori squadre del mondo. La formula della Champions League, modificata più volte nel corso degli ultimi anni, è andata cambiando per volere di alcuni club e di un organismo, la FIFA, che ogni tanto ci regala colpi di genio assoluti. Ma tant’é: lo spettacolo è rimasto immutato, forse meno affascinante di quando a sfidarsi erano solo e solamente le vincitrici dei campionati nazionali, ma questo è un mio personale pensiero. Se De Laurentiis non apprezza quello che è il torneo più ambito… che abbia il coraggio di rinunciare così da dedicarsi esclusivamente al campionato. Oltretutto non si capisce bene la sostanza della critica e dello sfogo: sarebbe opportuno mettere in chiaro i punti del torneo che lui vorrebbe modificare. In più, come dice bene Luciano Moggi dalle pagine di Libero, adesso viene il difficile: il Napoli dovrà scontrarsi con serie realtà europee e dovrà dimostrare di essere squadra. Piangere prima, accampare scuse e scatenare simili polemiche appare irriguardoso nei confronti di un destino che col Napoli Calcio è stato certamente benevolo (con ampi meriti di Pierpaolo Marino e dello stesso, ci mancherebbe, De Laurentiis). Anche perché questo atteggiamento potrebbe ritorcersi contro nel caso di vittorie clamorose.

De Laurentiis è comunque vittima di una farsa che ha investito parecchi presidenti, convinti davvero che bastava eliminare la Juve per guadagnare il posto che è (dovrebbe essere) solo dei grandi. Presidenti che sono rimasti scottati, forse anche più delusi di prima, prima di Calciopoli cioè. L’inganno di Auricchio e Guido Rossi è ormai svelato, ma le ferite sono ancora aperte. E sono quelle ferite che hanno permesso di eludere ogni tipo di regola, così De Laurentiis o Zamparini, Moratti o Preziosi, hanno potuto fare e disfare a loro piacimento. Ancora c’è qualche ostacolo e De Laurentiis lo sottolinea:

Non capisco perché il calciomercato è in mano ai procuratori e non a noi che gestiamo il gioco.

Vero, tutto vero, ma tutto anche normale e banale. Chissà in che Paese ha vissuto De Laurentiis prima di addentrarsi nei meandri del calcio. Chissà, soprattutto, che idea di calcio e calciomercato ha De Laurentiis che con i procuratori ha recentemente litigato e non poco: leggi il caso Criscito e alcuni giocatori napoletani, leggi le difficoltà di arrivare a Inler per le intromissioni della Juve, leggi le difficoltà nel placare i casi scottanti di Lavezzi e Hamsik (probabilmente nelle mani di Moratti, visto come si è conclusa la vicenda Pandev). Anche qui, però, De Laurentiis lancia la polemica, urla, sbraita, ma il discorso è vuoto di nuove proposte, di allettanti idee.

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De Laurentiis si confonde e confonde circa lo sciopero. Sciopero dettato dai calciatori per motivi che esulano dal contenuto di questo articolo, ma sciopero che doveva essere sciopero, e sciopero non è stato. Una buffonata assistere a due match fra quattro squadre di Serie A: Moratti contro Campedelli, Zamparini contro De Laurentiis. Quest’ultimo ha dimostrato la pochezza di serietà che oggi gravita sul calcio italiano: “Ho chiamato Zamparini ed è bastato poco per allestire un’amichevole“. E lo sciopero? E i milioni di tifosi traditi da beniamini che certo non escono bene da questa vicenda, ancora tutta da chiarire? In questo senso, il gesto più autorevole è stato quello di Della Valle: in busta paga verrà sottratto parte dello stipendio e i lavori, in casa Viola, sono rimasti chiusi. Che sciopero sia, in rispetto di chi sciopera per davvero e per motivi assolutamente ben superiori e seri di questi curiosi ragazzi privilegiati senza alcun briciolo di rispetto verso chi li fa grandi (cioè i tifosi che pagano, loro sì, biglietti, sciarpe, magliette, gadget, e via così). In quella che doveva essere la prima giornata del nuovo campionato, assistere a due amichevoli di siffatto genere è oltre modo ridicolo e – scusate, ma la penso proprio così – appare come una grossa presa per il culo.

Che poi, come qualcuno sottolineava oggi al bar, un’altra frase di De Laurentiis, alla luce dei risultati sul campo di quelle amichevoli, appare stonata, priva di senso:

Non vorrei che qualche presidente avesse tirato acqua al suo mulino perché ha 40 giocatori in rosa.

Il riferimento è limpido: la Juve di Andrea Agnelli che, a dire del Presidente del Napoli, sta agitando le acque con questo suo senso di parità, di equità e sete di giustizia per quanto subito dalla sua squadra in questi anni di processi veloci e farseschi. Detto in altro modo, se c’era squadra che non voleva giocare per via di defezioni, di cessioni e di acquisti non completati… questa è proprio la squadra del suo amico Massimo Moratti.

Mi avvio alla conclusione di questo memorial delle cazzate evidenziando forse la più grossa, forse la più volgare, qualcosa su cui i tecnici delle Nazionali dovranno ragionare e la Federazione Italiana dovrà (dovrebbe) prendere provvedimenti:

Non voglio più prestare giocatori alle Nazionali. Andrò a parlare con Blatter: le partite delle Nazionali si giochino a giugno, luglio e agosto, ma durante l’anno no.

Per me, commentare un simile scempio, è dura. E’ dura perché dovrei sciorinare brutti e negativi termini, parolacce a raffica, e non voglio farlo. Mi devo limitare a sottolineare che forse De Laurentiis è preda di un attacco virale, di quelli che attaccano le cellule nervose e impediscono di ragionare come nella natura dell’essere umano. Perché, e mi rifaccio ancora a Moggi, parlare troppo porta a brutte sorprese. Una manita è già andata in archivio e non è stato un bello spettacolo per il calcio italiano. Da adesso però, la manite potrebbero diventare ufficiali. E sbraitare è solo la reazione meno idonea per diventare grandi. E’ dei piccoli uomini con il capriccio di apparire grandi. Grandi per davvero, e non a parole!

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