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Juventini in Nazionale: figli di un Dio minore?

Finisce la Confederation Cup fra le solite vane polemiche. Vane in realtà non lo sono: fanno parlare, fanno vendere, accendono i cuori. Di un Paese che non finisce di stupire, anche se in negativo.

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Terzo posto, in uno di quei tornei che se se lo vinci o lo perdi non cambia moltissimo. Come ha detto bene Chiellini “alla fine è importante aver trascorso un po’ di tempo insieme, perché è così che si cresce“. Pensiero nobile, ma poco afferrabile da chi ha solo voglia di litigare e sputare fango. Preferibilmente contro i soliti.

Vale un motto: non importa che sia vero, l’importante è dare contro al bianconero!

Se solo si fosse chiamato Giaccherini

Negli studi RAI, fra un ballerino e un segato – rispettivamente Zazzaroni e Stramaccioni, la cui rima è molto pericolosa visto che vanno in coppia – si esalta la totale inconsistenza delle opinioni. Si passa perciò dal solito vile attacco a Giaccherini che Zazzaroni sottolinea “non facente parte di nessuna Juve titolare” alla campagna marketing pro El Sharaawy, passando per una boutade su Buffon che Bizzotto scambia sempre per Zoff in telecronaca.

Bonnie e De Sciglio: trova le differenze!

E mentre Bonucci è stato silurato sul Web, De Sciglio acquisisce quasi punti per il rigore sbagliato. Concetti paradossali a cui conviene quanto meno rispondere.

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Partiamo proprio da Bonucci e dalla difesa tutta. Non basta schierare gli uomini juventini per ritrovare la solidità juventina. Idiota chi semplicemente lo pensa. Conte è Conte, Prandelli – col massimo rispetto, e lui sa cosa sto per dire – è Prandelli e la Nazionale non è la Juve. Schemi e meccanismi bianconeri valgono in quell’orologio di tattica costruito da Conte. Barzagli bollito, Bonucci inadeguato, Chiellini scarpone e Buffon pensionato. Umiliazioni di opinionisti col patentino di giornalista: vergogna!

A Zazzaroni, per l’ultima volta, proviamo a rispondere in questo modo. Metta da parte i rosicamenti per il suo tifo nerazzurro. Giaccherini non è titolare nella Juve perché ha davanti gente come Pirlo, Vidal, Marchisio e Pogba. Ma gode della profonda stima di Conte che lo usa quando può, quando serve. E sì che qualche partita l’ha risolta il buon Giak. Fosse milanista o nerazzurro a quest’ora i giudizia sarebbero completamente diversi. Prova ne sia El Sharaawy, incensato di complimenti e vai a capire il perché. Un 2013 da incubo per il faraone che dovrà fare attenzione al suo percorso di crescita. Ma conta la maglia e a Galliani i favori si fanno con piacere.

Buffon: il rispetto arriva dall’estero

Favori che, in modo imbarazzante, non riguardano Buffon. Uno di quelli che il mondo ci invidia. Ieri, finita la gara, all’appello di chi lo ha applaudito fragorosamente mancava solo Papa Bergoglio. E gran parte del tifo italiano. Triste vedere Buffon ai microfoni sentenziare “mi sento umiliato da certe critiche“. Mentre è Prandelli a ristabilire un minimo di serietà: “In Italia si dicono tante fesserie“. Gli uomini veri ormai si contano sulle dita di una mano in questo strano mondo del pallone. E fra questi menzioniamo Bonucci, pronto a tirare il rigore alla faccia di chi lo dava per depresso. Un anno fa la caccia all’uomo, con 3 anni e mezzo di squalifica con un televoto fra i tifosi antijuventini e sostenuto da Palazzi; oggi con quello strano pensiero di mortificarlo per un rigore gettato in tribuna, come Baresi, Baggio, Di Biagio, Albertini, De Rossi, Di Natale e… la lista è lunghissima!

Infortuni: paghiamo sempre noi?

Finiamo con la situazione infortuni. E’ di oggi – e per noi è un sospiro di sollievo – la news che riguarda Balotelli: recuperabile per il Milan nel giro di due/tre settimane. Mentre attendiamo che qualcuno ci indichi lo status di Pirlo e Barzagli e Marchisio. Spremuti pure Giaccherini e Chiellini, ieri Zazzaroni sottolineava la supremazia del Milan nella formazione iniziale di Prandelli. Ed ecco un altro punto su cui la dirigenza juventina dovrà migliorare: occorre rispetto, occorre soprattutto guardare molto in casa bianconera e molto poco in casa azzurra. Come fa Galliani. Come non fa Andrea Agnelli.

Scusate, ma è da un po’ che non riesco a tifare per benino la Nazionale e a certe cose proprio non riesco a non rispondere.

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