Tutti sul mercato. Ancor prima che cominci il Mondiale 2014. Parliamo di mercato, perché qualcuno ha già terminato la stagione. Parliamo di mercato perché è la giustificante di chi è sotto in classifica e già pensa al prossimo anno. Parliamo di mercato, come a dire “è quello che sta facendo la differenza”.

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Non lo dicono esplicitamente, ma di fatto lo pensano. Così come vorrebbero alcune cessioni: importanti, illustri, di quelle che ti indeboliscono la macchina.

Sì: parleremo di mercato, ma a tempo debito. Prima c’è il campo.

Un campo complicato, reso viscido da infortuni, squalifiche e cattivo stato di forma (leggi stanchezza). Livorno, poi il ritorno in casa contro il Lione, poi alcune partite contro squadre che giocheranno in stile “o la va o la spacca”, finalmente la Roma. A meno 180 minuti dal fischio globale su questo campionato. Affascinante.

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Gli hooligans in giacca e cravatta?

Poco affascinante, invece, lo scambio di battute fra Marotta e De Laurentiis jr. Non bastava il padre, adesso la famiglia ci mette il carico. A un Marotta che – io me la sarei risparmiata – puntualizza l’eccessivo entusiasmo per quella che è stata semplicemente una vittoria, a un figlio di papà che per farsi notare una stronzata almeno la doveva dire.

Resta il commento, perfetto, di Tony Damascielli:

Hooligans in doppiopetto, figli di un sistema nel quale sono saltate tutte le marcature del rispetto, della vergogna, del pudore, del pentimento.

Hooligans. Anche peggio di quelli che stanno in tribuna. A Marotta voglio dire di rinunciare a qualunque tipo di risposta, anche giusta, anche se la sottoscrivo. A tutti gli altri gradirei invece ricordare che è semplice abbattere questa Juve: costruite formazioni forti e batteteci sul campo.

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