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Genoa-Juventus 0-0 Se diamo fastidio andiamo via

Finalmente un minimo di presa di posizione. Juve in silenzio, perché a questo gioco di fantocci non ci stiamo. Non ci rendiamo protagonisti di questo magheggio. E non è un silenzio omertoso, nonostante la mafia c’entri qualcosa.

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Viene pure difficile prendersela con qualcuno e pure il destino ha offerto la migliore delle situazioni per riflettere: vuoi davvero fare il tifoso vero o vuoi fare l’italiano? Le due condizioni sono inconciliabili. Posizioni molto distanti fra loro e perciò si deve scegliere. Il tifoso è quello critico, anche arrabbiato, ma costruttivo e obiettivo. L’italiano è quello che ha scelto di parlare di stile rossonero o etica nerazzurra.

Non c’è Bonucci stavolta a fare da obiettivo preferito di pseudotifosi avvelenati dalla vita e convinti che basta infangare la Juve per migliorarla. Siamo lì, i fegati stanno morendo e non sono quelli bianconeri. Vallo a spiegare allo studio SKY che sta cercando ancora di capire perché la Juve non abbia perso questo partita. E non abbia perso finora. Vallo a spiegare a MilanPremium in visibile imbarazzo nel non trovare un – dico uno – argomento per stangare la Juve. Che vuoi dire a Conte? Che con questo materiale umano ha costruito la squadra più bella del campionato? Che vuoi dirgli se le statistiche sono, in certi frangenti, anche superiori a quelle di qualsiasi squadra europea?

Parliamo di calcio? Non vedevo la Juve giocare così da da anni, decenni. Bella, aggressiva, propositiva. E’ stato stabilito il record di numero di tiri in porta, fra specchio e fuori. Sono state prodotte una valanga di occasioni da rete, ma la rete non si è gonfiata.

Vien da sé che le colpe degli attaccanti ci sono. Ci mancherebbe, lo stiamo dicendo da un po’. Ma un attaccante può non essere lucido per diversi motivi. Magari ci torneremo. Di fatto, in realtà, è la squadra a non essere lucida e un labiale di Pirlo è parso piuttosto lampante. Rivolto a qualcuno in campo, arbitro o forse Marchisio, gli è scappato “così non si può vincere”. Punizione battuta velocemente, eppure Rizzoli ha fermato il gioco. Pirlo ha protestato perché nessuno aveva chiesto la distanza. Punizione ribattuta e fuorigioco inesistente segnalato a Del Piero. Sembra una sceneggiatura di Fantozziana memoria: te la faccio pagare ogni cosa tu faccia!

Ed è così in campo. Pronti via rischiamo la beffa con Palacio dopo 17 secondi. Ci pensa Buffon che poi non si sporcherà più i guanti. E comincia il martellamento della Juve.

Giaccherini impreciso, poi Pepe calcia sul petto di Frey, quindi ci prova Marchisio, quindi la girata di Matri, poi Vucinic debole, poi ancora Vucinic a lato, poi Pirlo spara alto, poi ci prova di nuovo Matri. E qui Rizzoli capisce che deve intervenire. Atterrato Matri piuttosto nettamente: Piccinini resta in silenzio a osservare le immagini perché non ha nemmeno il coraggio di inventarsi una giustificazione, mentre Caressa esplode in un impeto di obiettività. Solo angolo: respinta della difesa, calcione e parata di Sculli. Sarebbe il secondo mani in area dopo quello su Pepe al cross… ma Rizzoli sa bene cosa fare.

E la Juve comincia a capire che domenica sarà. Pirlo molto nervoso: delle trattenute ne viene punita solo una e non col giallo. Il numero di falli subiti è intanto una beffa se il Lecce nel primo tempo commette solo due infrazioni. Ma la Juve ci prova e ci riprova.

La corsia destra è tornata ad arare, mentre la crescita di Paolino De Ceglie è straordinaria. Mai in confusione su Jankovic, sempre propositivo e i cross migliori sono i suoi. Benissimo Giaccherini che insiste proprio su quella fascia e produce diverse buone cose.

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Vucinic si è svegliato. A proposito della testa pesante di cui si diceva prima. Pimpante come nel 2011, svelto di gambe e di testa, disegna calcio con quella sua andatura da turista, non lo prendono mai. Si perde forse nel voler cercare il numero, ma a conti fatti è un segno positivo. Sforna una valanga di assist mal raccolti ora da Giaccherini, ora da Pepe, ora da Matri. Presente in tutto l’arco di attacco, la critica oggi non è ammessa per il montenegrino.

Si va al riposo, mentre i rossoneri vincono grazie a una deviazione di un difensore e al fatto che il Lecce non è sceso in campo. In settimana vi forniremo una statistica molto ghiotta su questo tipo di atteggiamento, con date e numeri. Cerchiamo come minimo di rispondere a tutto il marciume del giornalismo sportivo italiano.

Si direbbe, con episodi proJuve, che l’arbitro nel secondo tempo entri con quell’atteggiamento del tipo “ho sbagliato, magari compenso”. Hanno scritto questo in quel famoso Milan-Juve quando alla Juve nel secondo tempo venne negato tutto. Invece Rizzoli è coerente. Curiosamente coerente.

La Juve non becca più una punizione all’interno dei venti metri e quando la becca è solo da posizione esterna. Eppure le statistiche territoriali sono allucinanti. Si è giocato prevalentemente nei 40 metri del Genoa. Spesso Vidal si alza sin sulla linea di Pirlo, tanto Gilardino e Palacio e Jankovic sono stati anestesizzati da una linea Vidal-Caceres da paura. Complimenti ad Antonio Conte perché il lavoro di un tecnico si vede proprio in questi casi.

E si comincia a contare le palle gol. Traversa di Vucinic, poi palo di Vucinic su cross di Pepe. La Juve sfonda facilmente a sinistra e a destra, poi cerca finalmente le conclusioni da fuori. Destro terrificante di Marchisio: Frey vola. Poi ci prova Pirlo due volte: Frey respinge come può. Mentre il portiere giallorosso del Lecce rinuncia al tuffo. Il completino era nuovo e lo riutilizzerà già domenica pomeriggio.

E veniamo al capolavoro. Cross di De Ceglie che trova Pepe in posizione ottimale, ma la palla finisce sul palo, mentre né Vucinic né Matri riescono a trovare il pertugio giusto. La Juve sta distruggendo un Genoa vivo solo grazie al fatto che non abbiamo un Trezeguet e che loro possono contare su qualche tipo di appoggio. Tipo quello offerto da Rizzoli nel momento in cui Pepe alza le braccia. Il gol è regolare: altro traversone in area, l’esterno bianconero sfugge alla marcatura, si infila verso la porta come chiede Conte e trova l’angolo. Ma niente da fare. Questa Juve non deve vincere: è il diktat.

Da lì in poi la partita non offre più nulla, tranne un altro paio di occasioni bianconere e l’ingresso di un deludente Elia (almeno lo abbiamo visto) e di un Del Piero entrato per fare la prima punta e finito per vestire i panni del trequartista.

La faccia di Pirlo al fischio finale dice tante cose. Criticare oggi questo gruppo di ragazzi è da brividi. E loro stessi non credo si spieghino come sia possibile scendere in campo le prossime domeniche sapendo di dover giocare due partite: contro l’avversario con cui si vince regolarmente, e contro la Federazione contro cui non si può vincere.

Il silenzio stampa, oltre che giusto, è tardivo e dovrebbe essere perdurato sino a quando l’ambiente non tornerà tranquillo. Niente giocatori per i microfoni, hanno già abbastanza fantocci con cui costruire questo show. Niente stage in Nazionale: che la facciano con i giocatori italiani del Milan e dei Prescritti questa farsa dell’etica sportiva. E basta presenze in TV e sui giornali. Guarda caso al soldo di chi oggi fa finta di sentirsi grande senza esserlo. Se non puoi sconfiggere l’avversario, distruggi l’avversario. E’ lo stile berlusconiano, quello che sta capitando a una Juve che, badate bene, è ancora lì viva, imbattuta. E che lo vogliate o no, con ampi margini di crescita. Ma siamo in itaGlia e vale solo il risultato finale, qualunque sia il mezzo. Anche illecito. Meglio se illecito!

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