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Gigi dice addio? Giovinco chiede spiegazioni

Gigi Buffon si è rotto le scatole. Lui, uomo più di ogni altro, ha detto basta: o si torna a fare le persone serie o molla tutto! Molla la Juve, si intende. Per lui non mancherebbero gli acquirenti, ma servono comunque tanti tanti soldi. E venticinque milioni di euro non bastano. Per me, visto che si tratta del numero uno degli ultimi trent’anni, non ne basterebbero nemmeno 40, ma Blanc capisce poco di calcio. Capisce di conti, ma poco di calcio. Se vendita sarà, sia chiaro, la destinazione non può che essere l’estero. Ed estero sarà.

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L’addio di Gigi può coincidere con diverse strade: o si rivoluziona tutto, e allora salterebbe il banco, o si ripercorre la strada fin qui seguita da Elkan e Blanc. Cioè, cazzata macroscopica in quanto non è previsto l’erede del Numero Uno. Staremo a vedere. Di certo l’atteggiamento di Gigi è ben augurante: o si riparte o si affonda definitivamente.

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Posizione simile, ma di sostanza nettamente diversa, quella di Giovinco. Il gioiellino che solo questa Juve non ha saputo valorizzare chiede spiegazioni, cioè chiede spazio. Il piccolo talento è convinto delle proprie possibilità e sa bene qual è la propria forza. Ma non è mai riuscito a giocare per intero due partite di fila. E quando c’è riuscito ha sempre ottenuto grandissimi consensi: da Bologna a Roma dello scorso anno, a Genoa e Sampdoria di quest’anno. Molti avevano sostenuto l’errore di comprare Diego quando avevi Giovinco in rosa. Errore che col senno di poi la Juve ha pagato a caro prezzo. Servirebbe un allenatore capace di sfruttarne il potenziale: da esterno, tipo Babel, o da trequartista come nel modulo di Ciro Ferrara contro il Genoa nel girone d’andata (la più bella partita giocata dalla Juve 2009/2010). Si incontreranno a fine campionato e vedremo. Venderlo sarebbe un sacrilegio, prestarlo sarebbe ridicolo, non farlo giocare sarebbe da coglioni. Alla luce dei 36 anni di Del Piero e di un altro talento che non convince e che risponde al nome di Diego. Marchisio dovrebbe insegnare qualcosa.

Due pedine, due dubbi. In realtà, i dubbi sono molti. Zebina e Grygera, De Ceglie e Grosso, Cannavaro e Amauri, i senatori vecchi Camoranesi e Trezeguet. E ancora Poulsen e Felipe Melo. Il resto, cioè pochi pochi giocatori, formeranno la colonna vertebrale della Juve che sarà. Le entrate derivanti dalle cessioni serviranno a rinforzare un portafogli che deve essere per forza aperto e pieno. Da lì bisognerà ripartire con criteri di qualità e età. Non avviene da molto tempo. Lo fece Boniperti, ci provò la Triade. I risultati furono eccezionali. Ma erano altri tempi. Ed erano altri dirigenti. Sic!

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