Il primo, talentuoso prodotto di casa Juve, non ha mai trovato reale spazio. Tranne che, quando impegnato, ha sempre fatto bene. Basterebbe rivedere poche partite, quelle in cui il suo potenziale è stato espresso nel migliore dei modi, in linea cioè con un approccio tattico adeguato al suo stile: Bologna e Roma e Lecce e Chelsea (con Ranieri in panchina), Genoa e Sampdoria e Napoli (con Ferrara in panchina).

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Il secondo, giunto in pompa magna a Torino dopo due strepitose stagioni in Germania, ha parzialmente deluso al primo anno di Ferrara, risucchiato nella fogna di un ambiente finalmente caduto nel disastro più totale. Tanto per intenderci, l’ambiente cui mi riferisco è quello in cui vegetavano piante velenose e maligne che rispondono al nome di Blanc, Secco, Elkan, Castagnini e chissà chi altro.

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Ad oggi il primo, quello minuscolo, è sul mercato e si attende solo di capire la formula migliore per la Juve e per il ragazzo, oltre che la sistemazione più adeguata. Il secondo è combattuto fra la propria volontà di rimanere a Torino e la necessità della società di poterlo inserire in qualche trattativa estremamente interessante.

Devono rimanere in bianconero o no? Io ho espresso il mio pensiero abbondantemente in questo blog. Per la maggiore, nella mia testolina, Diego e Giovinco dovrebbero rimanere: il brasiliano a illuminare il gioco arioso di Del Neri, il secondo a raccogliere l’eredità di Del Piero. La gente, esclusi certi siti orrendi facenti capo a certa carta straccia, ha risposto in modo inconfutabile e molto precisa:

Proviamo a replicare l’esperimento:

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