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Giudice Casoria fuori da Calciopoli: cui prodest? La vera storia della ricusazione e del tentativo di mettere a tacere lo scandalo Calciopoli

In Italia si parla sempre di giustizia, di lealtà, di equità. Tutte parole che difficilmente trovano riscontro nei fatti che raccontano tutta un’altra storia.

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In uno dei Paesi più corrotti d’Europa il calcio non fa certo eccezione. Proviamo solo per un momento a evitare paroloni e parolacce figlie di rabbia e di tanto disgusto e cerchiamo di ragionare.

A Napoli si sta svolgendo un Processo delicato: quello contro Moggi e tante altre persone, fra cui ex Digirenti di alto profilo e arbitri e guardalinee. Nel 2006 andò in scena quello che per la maggior parte della gente fu un processo farsa: regole cambiate e sovvertite e giudizio scontato che in realtà era un volere popolare. Insomma: il bar che diventa tribunale, la finzione che si sostituisce alla realtà.

Epperò condanne e punizioni furono reali. In realtà dovremmo parlare di condanna e punizione, tutto al singolare perché ciò ha riguardato una sola squadra. Fatto che di per sé la dice lunga su come è stato gestito il caso.

Finalmente però si è arrivati a intavolare un vero processo, in una terra delicata, dove in quei tribunali si combattono i peggiori reati, con un coraggio e una serietà che si sono subito scontrati con le ridicole premesse di Calciopoli. Questo fatto è stato sottolineato da una delle primissime frasi del Giudice Teresa Casoria: “sbrighiamoci, qui abbiamo altri processi seri da affrontare”. La cosa destò scalpore all’epoca, perché molte persone avevano riposto la loro fiducia in quel processo al fine di capire cosa accadde veramente in quell’estate del 2006. Dopo le prime udienze si capì che Napoli avrebbe rivelato, forse in parte, a questo punto tutto, la vera storia di Calciopoli. E cominciarono le paure, le ansie e i soliti lavoretti all’italiana.

Il Giudice Casoria è un giudice vero. Ha studiato e ha lottato. Non tifa, almeno non c’è traccia, tanto per essere chiari, di una simpatia bianconera o di un’amicizia con Luciano Moggi più volte redarguito e messo al silenzio. Non c’è traccia di alcun comportamento pregiudiziale nei confronti degli avvocati difensori né nei confronti dei PM. Tranne che, un fatto strano è accaduto.

In questo che è sembrato un vero processo i PM hanno collezionato una figuraccia dietro l’altra. I capi d’accusa sono caduti uno dopo l’altro lasciando spazio alla faziosità e, concedetemelo, a un atteggiamento piuttosto fastidioso: niente regole, solo sensazioni, zero prove, anzi prove di segno contrario, e una rabbia per il fatto di essere stati scoperti tale da giustificare tutte le mosse per far morire il processo senza portarlo a termine.

Ecco, in tal senso questo ha scatenato l’atteggiamento pregiudiziale del Giudice Teresa Casoria che più volte ha apostrofato l’azione dei PM richiamandoli all’ordine, alla serietà e alla compostezza: tutti suggerimenti rimasti inascoltati.

In questo processo gli avvocati difensori sono rimasti pressocché inoperosi, in quanto, e su Internet trovate ogni genere di materiale a suffragio di quanto sto per dire, hanno fatto tutto i PM, cioè gli accusatori, cioè coloro i quali dovevano mostrare prove e contenuti tali da confermare quanto accaduto nel 2006. Ma i testimoni non hanno saputo raccontare neanche un solo episodio che inducesse a pensare alla colpevolezza di Moggi e della Juve. E i testimoni chiave si sono sciolti come in uno scherzo, come in una gag tragicomica: mi riferisco in particolare a Nucini che ha addirittura raccontato episodi per i quali, semmai giustizia ci fosse in questo strano Paese, una squadra adesso dovrebbe essere tirata in ballo per evidenti e gravi responsabilità. Sempre per essere chiari, Nucini era quello che doveva sostenere Calciopoli, invece l’ha del tutto smontata e ha rivelato come era l’Inter a intrattenere rapporti con un arbitro in attività. Con partite arbitrate direttamente sul campo o seguito da quarto uomo. Solo per questo scatterebbero almeno due articoli del Codice di Giustizia Sportiva e quindi dure punizioni. Ma tranquilli, non avverrà. Perché?

Perché nel frattempo, una volta capito che questo Processo potrebbe chiudersi con una clamorosa svolta, che di fatto già c’è stata ma che deve essere ufficializzata dal Giudice, i PM hanno cercato in tutti i modi di delegittimare un Giudice che ha mostrato all’Italia intera come si conduce un vero Processo: in modo equo, in modo duro sia per la difesa sia per l’accusa, in modo da rispettare, controvoglia e giocoforza, quelle che sono le regole della giurisprudenza. Se nelle regole non si può vincere, allora i PM pensano di sovvertirle. Ancora una volta. Un po’ di mesi fa venne avanzata una richiesta di ricusazione, fortemente respinta perché priva di ogni fondamento. Un commento poi scomparso dai giornali (non ne trovo traccia sull’archivio del Corriere della Sera e del Corriere dello Sport) ha intimato ai PM di svolgere bene il loro lavoro e di non cercare scappatoie. Nel Processo e non dal Processo: strana frase, mi ricorda qualcun altro che a Calciopoli sfuggì in modo ridicolo.

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Perché nel frattempo i PM hanno cercato di allungare i tempi e dopo 5 anni si chiedono ancora indagini, controlli, indagini ancora e nuovi controlli.

Perché nel frattempo i PM hanno ricusato una seconda volta la Casoria e sì che una volta qualcuno che dia loro ragione, come si fa con i bambini capricciosi, ci sarà, lo troveranno.

E supponiamo che sia questa la volta buona, dopo una più che giusta censura per il linguaggio usato dalla Casoria in aula, la domanda ora è questa: a chi giova l’allontamento della Casoria dal Processo di Calciopoli? Cui prodest?

L’effetto di allontanare la Casoria da Calciopoli sarà certamente quello di buttare nel cestino l’intero Processo. E quindi la domanda rimane la stessa, identica: cui prodest?

Azzardiamo qualche ipotesi:

  • a Moggi? Certo che no: Prioreschi si è garantito altre mille cause visto l’enorme lavoro svolto, sapientemente offerto poi in aula. Luciano Moggi ha avuto la certezza, semmai ce ne fosse stato bisogno, di essere a posto con la coscienza e con le azioni: zero prove, zero fatti, solo chiacchiere che confermano il suo talento nel calcio. Luciano Moggi è proprio l’ultima persona al mondo che vorrebbe, d’un tratto, cancellare questo Processo che almeno legalmente lo ha riportato in vita, come già quello in riferimento alla GEA;
  • a Bergamo? No, non scherziamo. Paolo Bergamo in realtà potrebbe essere nuovamente imputato per non aver tirato dentro a tutto il casino l’Inter di Facchetti e Massimo Moratti: cosa erano quei regali anticipati per telefono? E quelle strane frasi sull’aggiustare i risultati di Facchetti? Perfino i suoi più acerrimi nemini in aula non hanno potuto fare altro che voltare le spalle ai PM. Paolo Bergamo è esattamente la seconda persona al mondo che vorrebbe cancellare questo Processo;
  • a De Santis o Bertini? Fatti passare per maiali, sono ritornati uomini con alcune semplici dichiarazioni spontanee e grazie al lavoro dei loro legali che hanno smontato una a una le accuse nei loro confronti. Un fatto è certo: la dignità l’hanno riacquistata;

Si potrebbe continuare con tutte le altre persone imputate finendo per confermare la solita risposta: a nessuno degli imputati conviene annullare il Processo. Allora: cui prodest?

Azzardiamo qualche altra ipotesi, allora:

  • a Galliani e Meani?
  • a Moratti? a Facchetti e Nucini?
  • a Narducci e Capuano che per quanto mi riguarda dovrebbero rispondere del loro operato di fronte a una corte, visto che fare il magistrato o il pubblico ministero non è un gioco e non ci si arriva per caso?

Guarda un po’, a me pare che a loro convenga più di tutti.

Solo che molti dimenticano un protagonista in questa faccenda: è il popolo italiano che ama il calcio. Quello vero, però. Quello che si diverte a guardare le partite in TV, pure che si tratti uno scontro di bassa classifica di due squadre di seconda categoria. Ma il popolo italiano è stato o no preso in giro da Narducci e Capuano? Ma Palazzi ha di fatto difeso le ragioni di circa 56 milioni di persone che tifano e che fanno girare il calcio italiano, per esempio pagando abbonamenti, per esempio acquistando magliette e sciarpe, per esempio andando allo stadio, e via così?

Torniamo allora alla censura della Casoria alla quale è imputato il linguaggio scurrile, non già qualche irregolarità dentro il Processo. In sostanza ha usato parolacce per apostrofare qualche collega, su cui ci sarebbe da indagare perché un saggio recitava che bisogna entrare in aula senza pregiudizi e una posizione già presa (evito di scrivere su dietrologie quali corruzione e qualche accordo con qualche protagonista della vicenda Calciopoli, anche se è la prima cosa che balza in mente), e per riportare all’ordine Narducci e Capuano. Ora, più che censura io darei un premio alla Casoria: per una volta ha fatto quello che gli italiani vorrebbero e dovrebbero fare contro la classe dei potenti che in questo Paese ha preso tutto e non vuole mollare niente. Ha dato della merda a certa gente che ne assume le sembianze. Fatemi capire: dove ha sbagliato?

Se c’era un modo per evitare di far diventare protagonista la Casoria questo era il lavoro. Il lavoro di Narducci e Capuano di dimostrare la tesi Calciopoli. Se poi i supertestimoni hanno finito per sbaragliare l’accusa mettendola in ridicolo facendo venire fuori la vera storia, fatta di corruzione e di giochi sporchi targati Galliani e Moratti, questo è un altro discorso, e non è certo una colpa del Giudice Casoria. Ma è proprio un discorso molto diverso. E’ il solito discorso all’italiana, insomma!

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