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Gli impuniti: Moratti e Preziosi

Alea iacta est.

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Chiariamo per bene le cose, in attesa che qualcuno si svegli e provi a raccontare la realtà, magari provando ad applicare quella cosa chiamata giustizia.

Un anno fa la squadra Inter trattava con la squadra Genoa i trasferimenti bulk di parecchi giocatori. Fra questi molti primavera con costi gonfiati (perché a Milano ci tengono al bilancio e alle plusvalenze fittizie) e poi Thiago Motta e Milito finiti in nerazzurro. A imbastire le trattative i due presidenti in persona: Preziosi e Moratti. Quegli incontri sono stati raccontati dal primo in televisione, poi il fatto è stato ripreso dai giornali. Che male c’è? Nulla se non fosse che Preziosi risultava inibito e, quindi, per effetto di un regolamento purtroppo valido per tutti non poteva sedersi a nessun tavolo delle trattative. Ma è accaduto e ciò comporta (anzi, comporterebbe perché si tratta di Moratti) delle pene facilmente conteggiabili se si conosce la Legge. Già, ma quale legge?

La risposta alla domanda pare banale, in Italia: la Legge di Moratti, un impunito tesserato del calcio italiano capace di sfasciarlo come pochi ci sono riusciti in 100 anni di storia gloriosa. Dati alla mano, in questi quattro anni il nostro campionato ha subito un tracollo sotto tutti i punti di vista: appeal mediatico, appeal tecnico (i giocatori scappano, prima venivano), livello medio tecnico, crisi economica dettata da certi grandi manager (Cragnotti, Tanzi, Moratti, Galliani, Sensi). Ma torniamo al discorso deferimento.

Avevo già scritto in merito, e provato a parlare da uomo che usa la testa e si attiene a quanto di più drammatico esiste in Italia: la Giustizia. Nella sua forma fatta di leggi, articoli, commi, parole e fatti da interpretare. Conviene rileggere questo articolo per farsi un’idea di quello che è stato, perché il prosieguo non sarà di facile comprensione.

Ieri pomeriggio è stato dibattuto il caso del deferimento di Moratti e Preziosi, davanti la Commissione Disciplinare. Quest’ultima conserva soltanto un nome dalla parvenza di obiettività e indipendenza, perché nei fatti si tratta dell’ennesima costola del mostro a tre teste composto da Telecom-Pirelli-Inter. Si fa solo quello che è nell’interesse del patron nerazzurro, nei tempi e nei modi a lui congeniali. E chi non ci sta finisce in B o si becca pesanti squalifiche e un ridimensionamento applicato con delle penalizzazioni in punti (leggi Milan e Fiorentina e Reggina).

La sentenza che è stata emessa poteva essere largamanete pronosticata: 3 mesi di inibizione per Massimo Moratti (avrà solo la rottura di scatole di non potere scendere in campo) e 45000 euro di multa per la sua società. Una sentenza ridicola che infanga il valore dei concetti espressi nel nuovo CGS, opportunamente modificato per provare a reggere il confronto col Tribunale di Napoli in merito a Calciopoli.

La sentenza è ridicola perché dimentica di analizzare parecchi punti e diverse questioni, su tutte la validità dei trasferimento di Motta e Milito. Non si può scappare dalle parole e dalle leggi per cui conviene ripeterci. Se il lettore si sentirà un attimo spiazzato dalle successive righe è pregato di provare a cercare da sé i testi ufficiali (da cui le seguenti righe sono copiate senza alcuna omissione).

Articolo 10 del CGS:

Ai dirigenti federali, nonché ai dirigenti, ai tesserati delle società, ai soci e non soci di cui all’art. 1, comma 5 è fatto divieto di svolgere attività comunque attinenti al trasferimento, alla cessione di contratto o al tesseramento di calciatori e tecnici, salvo che avvengano nell’interesse della propria società. È fatto altresì divieto, nello svolgimento di tali attività, di avvalersi di soggetti non autorizzati e di avere comunque contatti con tesserati inibiti o squalificati. In questi casi gli atti, anche se conclusi, sono privi di effetto.

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La risultante di questo articolo è l’invalidazione dei contratti di Milito e Motta (e praticamente pure quelli di Bonucci, Meggiorini e via dicendo). Ma Motta e Milito hanno giocato con l’Inter, quindi andrebbe applicato pure l’articolo 7 del CGS:

La punizione sportiva della perdita della gara è inflitta, nel procedimento di cui all’art. 29, commi 7 e 8, alla società che [...] fa partecipare alla gara calciatori squalificati o che comunque non abbiano titolo per prendervi parte.

Nulla di tutto ciò. Soltanto un piccolo scappellotto e un timido “ahia ahia” a Moratti-il-padroncino. Perfetto esempio di inGiustizia. Ma non finisce qui.

A destare più disgusto è la reazione del club nerazzurro che in Italia si è preso tutto: regole e regolamenti, trofei altrui, vittorie di cacca e di cartone. Profanando pure la regolarità europea.

A caldo una prima dichiarazione del Disonesto è stata la seguente:

Io non mi sento assolutamente colpevole, non hanno per nulla tenuto conto della nostra difesa e delle nostre giustificazioni.

Un autentico schiaffo a quanti realmente non si sono mai potuti difendere dalle grinfie di Moratti e Complici (e sono tanti). Ma ancora Moratti ha dichiarato:

Aveva ragione Mourinho quando diceva che quest’anno ce l’avrebbe­ro fatta pagare. Lui è anda­to via, io purtroppo non pos­so farlo perché non ho la sua libertà.

, il che rappresenta la perfetta soluzione per ritrovare d’un colpo la vera Italia del Calcio. Una frase meschina e vigliacca, priva di contenuto analizzabile sotto il profilo intellettivo. L’Inter ha beneificiato di un atteggiamento protettivo da parte della Federazione, a partire dallo scandalo bilanciopoli, passando per l’affare passaporti falsi, per arrivare a Calciopoli e questi quattro anni in cui l’Inter ha potuto operare nell’illegalità più totale, in campo e fuori.

Detto questo alla povera Italia di Abete non resta molto da fare, tranne che inchinarsi nuovamente a novanta gradi, stringere i denti, sperando che questo supplizio volga al termine il più presto possibile.

A proposito, l’Inter ha annunciato ricorso. Non si capisce però quali siano i contenuti di tale ricorso.

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