Il buongiorno di Gramellini fa riflettere. Non perché dica cose sbagliate, ma certamente dice anche cose sbagliate. Troppo orientato per dare credito a diversi sfoghi. Troppo trasparente una parte di cuore da tifoso per riconoscere poca obiettività nelle sue righe.

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Una cosa va subito detta: se tale attenzione e atteggiamento critico lo avesse conservato, sempre e comunque, durante gli ultimi anni, probabilmente non si sarebbe arrivati a questo punto. Punto in cui si è costretti a ricorrere a sponsor terzi per pagare parte dello stipendio di un Commissario Tecnico. A detta di tutti: il miglior allenatore italiano. Se lo vuoi, lo devi pure pagare.

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Il riferimento ai capelli sfiora il ridicolo, facendo scadere l’aspetto critico dei messaggi che Gramellini lancia nel suo pezzo. Lo stipendio e le rendite letterarie garantirebbero al buon Gramellini lo stesso trattamento che Conte ha pagato per i “suoi” capelli.

Dove era il suo atteggiamento critico quando questo capellone è stato massacrato due anni fa? E dove è rimasto nascosto il suo essere giornalista quando si doveva raccontare e smascherare la farsa Calciopoli? Forse, se aveste raccontato Farsopoli non saremmo mai giunti a Tavecchio e a Puma che pagherà lo stipendio di Conte.

Un minimo di autocritica è sempre necessaria, d’altronde è un suo romanzo, signor Gramellini: Cuori allo specchio, purché però il cuore non sia esclusivamente quello granata. Questo porterebbe a ragionare male.

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