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Ha parlato Capitan Del Piero

Capitano, oh mio Capitano.

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Alzi la mano chi trova qualche non-senso nelle parole dette da Alex Magno in conferenza stampa. E’ stata una delle più lunghe e più ricche di contenuti. Dal Mondiale (“Io non ho gufato, mi sento un Nazionale”) a Ciro Ferrara, dalla sua Juve alla situazione del calcio attuale. Un Del Piero a tutto campo, contrariamente a quello che Del Neri ha in mente (una battuta per dire che Alex sarà seconda punta).

Alex Del Piero, in questo preciso momento storico, è il più juventino di tutti. La sua storia, la sua immensa classe, il suo essere coerente con una intelligenza che appare fuori moda in un mondo del calcio che costantemente abbraccia mediocrità e banalità. Lui, il meno banale di tutti. Lui, quelle che le cose le dice per come vanno dette e per come esse in realtà sono.

Molti giornalisti in aula hanno provato a metterlo in difficoltà, ma il suo argomentare è di un piacevole assoluto. Dal punto di vista grammaticale, della scelta delle parole, dei suoi toni sempre lucidi e distesi. Mai sopra le righe, eppure qualche sparata non se la risparmia.

Le parole di Ferrara gli avranno sicuramente fatto male e francamente non vedo come si poteva rispondere al meglio:

“Mi sento un giocatore, uno che vale e ci sarebbe da preoccuparsi se non volessi giocare. Detto questo io chiedo soltanto di partire alla pari con tutti, senza pregiudizi sul mio conto”.

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Come dargli torto. Zeman attaccò il suo infortunio e la maniera di tornare da quella tragedia sportiva (con palestra, allenamenti massacranti e una rabbia mai svanita). La stampa preferisce scaricargli addosso tutte le brutte esperienze dell’italico calcio, specie in Nazionale dove pure è uno dei giocatori con più presenze e gol all’attivo, dove pure è stato sempre protagonista, con una maglia dove si fa fatica a trovare un vero protagonista negli ultimi 20 anni. Ecco, al contrario di altri mercenari della maglia della Nazionale, Del Piero non ha gufato perché aveva amici in campo e fuori e perché si sente un Nazionale. Non nasconde, tacendo una ipocrisia piuttosto diffusa nel mondo italiano, la sua amarezza per non aver potuto partecipare alla spedizione sudafricana. Ed è un rammarico sincero.

Tornando a Ferrara appare scontato che Del Piero ha dovuto sudarsi ogni cosa alla Juve, sobbarcandosi spesso responsabilità non proprie, specie negli ultimi 4 anni. Lui più di tutti sa cosa significa giocare nella Juve e per la Juve, lui più di tutti ha diritto di parlare da Juventino vero e di ispirare la strada da intraprendere. Pare aver confermato le bontà dietro Andrea Agnelli e le sue idee. Pare aver dato il suo assenso/consenso alla scelta di Del Neri “uno con le idee chiare”.

Soprattutto si dimostra estremamente intellingente nell’analizzare questo periodo storico dicendo

“Non possiamo fissare un obiettivo fisico, cioè un trofeo o un titolo. Dobbiamo lottare da Juve, tornare a giocare da Juve. Dobbiamo ripulire le coscienze e onorare la maglia”.

Fino ad adesso non è stato mai fatto, forse perché chi aveva in mano le carte aveva poco di juventino. Forse perché pure il progetto Calciopoli prevedeva l’assenza della Juventus. Aver alzato la voce in conferenza stampa è un merito enorme. Aver dettato le linee realistiche della prossima stagione (non trofei o Coppe, troppo lontane, ma dignità e combattività, onore fin troppo smarrito in questi anni) è un segno di grande cambiamento.

Per il resto la sua età è nota, così come è nota la sua storia diventata Mito. Un Mito che vive e che continuerà a vivere con quella maglia e per quella maglia.

Per tutto questo, e molto altro, io sto con te Capitano!

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