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Hai la maglia di Tevez? Non puoi entrare nello stadio di Bergamo!

L’inverosimile. L’imponderabile. In realtà, esattamente quanto ci si aspetta da campagne mediatiche bastarde e discriminatorie, basate su linee editoriali dettate non già dalla deontologia professionale, ma dall’irrefrenabile passione antijuventina.

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A rimanere vittima di ragionamenti così puerili è stato un bimbo. Indossava la maglia di Carlitos Tevez, el jugador del pueblo, e ai tornelli di Bergamo è stato bloccato con questa frase:

Dovete coprirlo. Non può entrare così.

Dovete coprirlo. Nemmeno nelle fantasie più perverse degli interisti, nemmeno nelle godurie più estreme dei Berluscones. Dovete coprirlo il bimbo, altrimenti – come avrà pensato giustamente, pensa un po’, lo steward – rischia di esser preso di mira dagli altri tifosi.

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Tifosi? Parliamo ancora di tifosi? Bestie di qualunque categoria e finti supporter di qualunque squadra che prendono in ostaggio un paese, un bimbo, una famiglia. Davvero? Nel 2014? In un Paese che Wikipedia cita come civile?

E i media? Show su Genny la Carogna e invece su questo? Cosa spieghiamo al bimbo? Che se la pensa in un certo modo deve coprirsi. E la libertà di pensiero, di azione, di manifestazone, come la spieghiamo a questo piccolo cittadino italiano?

Soprattutto: è questa la soluzione finale?

Coprire, coprirsi, nascondersi?

Un abbraccio al bimbo, che non è juventino, ma è tifoso. Un giovane tifoso, un piccolo tifoso, che dovrebbe avere la libertà e la serenità di godersi uno degli sport più belli del mondo. Almeno all’estero. In Italia è tutto un inferno. Ormai, è anche peggio dell’inferno.

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