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Il bello del calcio

Mio figlio ha 10 anni e si chiama Kevin.

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Ecchissenefrega dirà qualcuno. E’ vero, rispondo.

Ma per una volta lasciatemi parlare di calcio giocato e non del solito refrain. Per una volta non voglio parlare di Moggi, Moratti, Abete, la FICG e compagnia bella. Voglio parlare di calcio. Di bel calcio.
E qui ritorna mio figlio Kevin. Che si chiama così non perché ci piaceva un nome esotico o strano. Si chiama così perché il mio idolo calcistico si chiama Kevin.
Kevin Keegan.

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Il miglior numero sette della storia del calcio. Dal mio punto di vista, ovviamente. Da allora sulla mia maglia di calcio c’è sempre stato il sette. E ovviamente mio figlio gioca col sette.

Perché parlo di Keegan? Perché nel 1980 c’era una televisione locale della mia città che trasmetteva le partite del calcio inglese. Un sabato Keegan, che dopo aver giocato con l’Amburgo per alcune stagioni era tornato in patria a militare nel Southampton, segna un gol fantastico in sforbiciata. Avete presente il gol di Pele in Fuga per la vittoria? Uguale!  E l’arbitro? Annulla per fuorigioco.

Ricordo ancora oggi il commento del telecronista: “Gol così NON si annullano per principio”.
Gol come quello di Osvaldo di ieri NON si annullano per principio. Anche se ci fosse stato il fuorigioco (che non c’era poi …. ma adesso il calcio è pulito! … scusate. Non ho resistito).

Sono gol come quelli che fanno innamorare i ragazzini del pallone. E che rimangono innamorati del pallone nonostante tutto il marcio che c’è intorno. Ve lo dice uno del 66 ancora pazzamente innamorato del pallone e che ancora tira calci indossando la sua maglietta, intrisa di sudore e amore, con il numero SETTE.

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