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Il brutto anatroccolo Giaccherini e il cigno Pogba

Racconta la fiaba di Andersen che, in una nidiata di anatroccoli, uno è brutto e goffo, sicuramente diverso dagli altri. Sentitosi emarginato fugge fino a raggiungere uno stagno dove incontra dei cigni che lo accolgono fra di loro: il brutto anatroccolo cresce e si accorge di essere in effetti un bellissimo cigno.

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Il brutto anatroccolo della Juventus è (detto con tutto l’affetto e la stima possibili) Emanuele Giaccherini, criticato da tutti perché piccolo, ingobbito nella corsa frenetica, proveniente da squadre di quarta serie, giunto tardi al grande calcio. Criticato da tutti (Oreggia di Tuttosport in testa) ma non da Conte, che lo fa prelevare dal Cesena, non da Prandelli che lo fa giocare addirittura in Nazionale. E il giocare in Nazionale, pur essendo riserva nella Juventus, non mitiga le critiche, semmai le acuisce. Il brutto anatroccolo diventa Campione d’Italia, molte squadre lo chiedono alla Juventus, ma lui non diventa cigno.

Arriva Paul Pogba alla Juventus, uno straordinario talento di appena 19 anni, talmente bello a vedersi che assomiglia, lui sì, ad un cigno. Lo Juventus Stadium si innamora del ragazzino. Paul ripaga le attenzioni con prestazioni e goals da fuoriclasse. Diventa lui la prima alternativa agli intoccabili Pirlo, Vidal e Marchisio. E per Giaccherini diminuiscono le occasioni per giocare.

Sgobba, lavora, sta zitto ma, sempre convocato da Prandelli, non trova più spazio nella Juve. E sicuramente patisce la cosa fino al punto di perdersi, diventando davvero un brutto anatroccolo. Non gli riesce più una giocata, vorrebbe ma non può, inizia azioni interessanti per poi finire irrimediabilmente ad incartarsi da solo. Nelle gerarchie di Conte finisce anche alle spalle di un Padoin particolarmente pimpante.

Poi viene il giorno di Juventus-Catania, con in campo un maestoso Pogba, il cigno bellissimo. Ma la Juve non sfonda. Giovinco, Vucinic, Matri, Quagliarella non la mettono dentro. Pogba è straordinario, ma non basta. Conte chiama Giaccherini e, invece dei soliti compitini tattici di routine e soprattutto di copertura, gli chiede di risolvere la partita: ha ancora fiducia in lui.

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Giak ci prova un paio di volte, al solito incartandosi e facendosi anche ammonire per simulazione. Ma al 91’ scocca l’ora segnata dal destino.

Il cigno Pogba aggancia elegantemente un passaggio di Giak e pennella un pallone morbido al centro dell’aria: sulla respinta del portiere il brutto anatroccolo controlla di petto e di controbalzo di destro incrocia sull’angolino basso il pallone dell’insperata vittoria.

È tripudio sugli spalti e sul campo.

Giaccherini è travolto dall’abbraccio di tutti i compagni: il Napoli va a -9, il Milan resta a -11.

Giaccherini non diventerà mai un cigno come Pogba, ma nel giorno in cui Pogba conferma di essere un fuoriclasse vero, il silenzioso, lavoratore, modesto, brutto anatroccolo vede per una sera le sue piume diventare bianchissime e può sentirsi bellissimo come un cigno.

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