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Il cielo di Natale è a strisce bianconere

Babbo Natale frenò le sue renne proprio davanti all’entrata  dell’albergo dove pernottava la squadra della Juventus. Tutti dormivano, nessuno avrebbe mai avuto il coraggio di trasgredire al coprifuoco imposto da Conte. Le stanze ospitavano ciascuna quattro letti. Nella penombra causata dalle piccole luci presenti sul suo vestito, Babbo Natale faceva difficoltà a riconoscere i suoi campioni. Sì, i suoi campioni, perché quello era un Babbo Natale juventino che aveva tifato la Juventus tante volte davanti alla  televisione e qualche volta, in borghese, perfino allo Juventus Stadium: non era mancato nemmeno all’inaugurazione. E quanto faticò quella sera a non cedere a un desiderio che cullava in cuore dal 2006: apparire dall’alto, con carro e renne, atterrare sullo stadio e consegnare nelle mani di Andrea Agnelli la terza stella davanti alla faccia, davvero basita, di Abete.

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Ma tant’è.

Dicevamo che faceva difficoltà a riconoscerli con quel poco di luce. Poi passò lievemente la mano sul capo di Giovinco e non ebbe dubbi che si trattava del bomber tascabile: frugò immediatamente nel suo sacco e in un attimo tirò fuori il pallone speciale che aveva preparato per lui, un pallone che centra sempre lo specchio della porta. Pensò: “Se prende in porta tutte le volte che tira vince la classifica cannonieri senza sforzo…….”.

Sul letto vicino c’era l’altro piccoletto: Giaccherini. Aveva avuto grosse difficoltà a scegliergli un dono. In fondo cosa si può regalare ad uno che ha quasi sempre giocato in Seconda divisione e che, improvvisamente, quest’ anno ha giocato con la Juventus, ha vinto da imbattuto lo scudetto ed è diventato uno dei sempre-convocati in Nazionale da Prandelli? Gli posò sul comodino un libro sulla storia di Davide e Golia; se si convince di essere più forte dei giganti, cosa che Conte già sa, non lo ferma più nessuno. Sull’altro lato della stanza, di fronte a questi due lettini, notò due letti che, per quanto grandi, lasciavano fuoriscire i piedi dei dormienti. Due bianchi pallidi, due neri. Bendtner e Pogba. Due stampelle magiche per il danese, che fanno durare meno la convalescenza; un vademecum per Pogba che spiega come si può diventare campioni senza lasciarsi condizionare da Mino Raiola.

Uscì in punta di piedi per rientrare, sempre silenzioso, nella stanza successiva. Lì dormivano Vidal, Isla, Barzagli e Bonucci. Per Arturo aveva portato un contratto a vita con la Juventus, nel quale il giocatore si impegna a vincere, ogni anno, come minimo una competizione. Per l’altro cileno solo una scatola di cioccolatini, per addolcire un anno che dolce non è e che dimostra come serva del tempo per riprendersi da infortuni così gravi. Per Barzagli, il gigante da 300.000 euro, una corona con incisa una semplice scritta: miglior difensore del mondo. Bonnie dormiva sorridendo: Babbo Natale riuscì a vedere il suo sogno e ammirò, in tutto lo splendore del suo inimitabile stile, una giocata di Beckenbauer. Non si meravigliò più di tanto, e difatti per lui aveva portato una gigantografia di re Franz con dedica autografata che recita: “Al mio erede”. Mentre usciva dalla porta Babbo Natale non potè fare a meno di pensare: “Spero di non aver sbagliato il regalo per Bonnie. Se mi si monta la testa finisce che torniamo a vedere le “Bonucciate”. Certo che con Conte in panchina sarà difficile ……..”.

Terza stanza, sempre notte fonda e sonni sereni, sonni di campioni d’Italia, primi in campionato, in corsa per Champions e Coppa Italia: Lichtsteiner, Asamoah, Matri e Quagliarella. Il letto di Forrest Gump era vicino a quello de “o guaglione” di Castellammare di Stabia: “Certo che a Conte piace il rischio” pensò tra sé Babbo Natale “Se a Licht torna in mente il pallone non passatogli contro il Chelsea, sono guai per Quagliarella”. Ma una scelta di Conte non si discute, si accetta e basta. Sul comodino dello svizzero fu poggiata una coppia di bombole d’ossigeno: a vederlo correre in continuazione avanti e indietro sulla fascia evidentemente uno è portato a pensare che un giorno possa anche scoppiare. Ma quel giorno già c’è stato. La maledetta serata con l’Inter. Poi Forrest Gump ha ripreso a correre anche più veloce di prima. Per Asamoah Babbo Natale se la cavò con un regalino che andava di moda negli anni ’70 e che i papà erano soliti avere in auto in evidenza sul cruscotto: la foto dei figli con scritto “non correre papà”. Per Asa è invece la foto di Conte con scritto “corri poco in Coppa d’Africa”. Anche perché quando tornerà dovrà riguadagnarsi il posto. Tutti sanno che con Conte gioca chi se lo merita durante gli allenamenti. Per “o guaglione” Quagliarella un pallottoliere per contare i goals in doppia cifra ed un enorme cerotto da bocca per evitare di cadere di nuovo in tentazione. Nessun regalo per Matri, solo un biglietto con su scritto: “Il regalo di Natale te lo sei già fatto da solo contro il Cagliari. Anzi te ne sei fatti due. Seguita così”.

Altra stanza: Vucinic, Padoin, Marrone, Caceres. Babbo Natale cominciava ad essere stanco a sopportare il peso del sacco. Anche se ovviamente si alleggeriva sempre più. Ma forse più che stanchezza era desiderio di arrivare all’ultima stanza …….. quella di Conte.

Per Mirko un paio di scarpini da calciatore, la celeberrima “pantofola d’oro”, roba per piedi raffinatissimi, marcata con lo scudetto, tre stelle e la data della partita di Trieste siglata, manco a dirlo, dal montenegrino. Ai piedi del letto di Padoin Babbo Natale appoggiò un ritaglio di giornale sportivo con un articolo che riportava le parole di Conte “Finché io sarò alla Juventus, Padoin rimarrà sempre con me. I giocatori come Padoin sono la fortuna degli allenatori”. Al talentuoso Marrone portò due maglie, ambedue scudettate: una bianconera, da difensore, una azzurra dell’under 21, da centrocampista. A Martin il dvd di Milan-Juventus 1-2 di Coppa Italia, doppietta appunto di Caceres.

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Un’altra stanza: Storari, De Ceglie, Pepe, Rubinho. Al il vice-Buffon Babbo Natale posò sul comodino la miniatura di una porta di calcio chiusa con una saracinesca: nella nuova annata ancora zero goal subiti, alla faccia della riserva! Per De Ceglie un vecchio vinile di Lucio Battisti : “Mi ritorni in mente”. Vorremmo rivederlo bello come era. Forse ancor di più…..  A Pepe, nonostante le origini laziali e non napoletane, un enorme corno  rosso contro la sfortuna. Per chi ci crede. A Rubinho una  raccolta di Settimane Enigmistiche per passare il tempo.

Prima della stanza di Conte Babbo Natale fece visita ad una stanza di grande prestigio, quella dei leaders della squadra: Buffon, Pirlo, Chiellini e Marchisio. Per il capitano il rinnovo del contratto fino a quando vuole lui. Per il regista un pallone d’oro tutto personale come augurio di ricevere quello vero alla fine del 2013, dopo aver vinto scudetto e Champions. Per il Chiello una pomata magica per i polpacci. Per il Principino una fascia da capitano, prima o poi da indossare.

Uscito stanco ma felice dalla stanza dei leaders, Babbo Natale si avvicinò alla porta di Conte. Il cuore gli batteva forte quasi fosse un bambino. La mano tremante inclinò la maniglia della porta e fu subito colpito dalla luce accesa. Antonio non era a letto a dormire. Era alla scrivania, con mille brogliacci sotto mano, che disegnava schemi, tattiche, sovrapposizioni, ripartenze. E su ogni foglio scriveva ben chiaro: PRESSING E POSSESSO PALLA.

Antonio si voltò e gli occhi di tigre, seppur meravigliati, si addolcirono alla vista di Babbo Natale.

Fu a quel punto che una umanissima lacrima scivolò sul volto del vecchio. Poi, il vecchio, si staccò la barba bianca e mise a nudo la sua vera identità.

E rivolto a Conte, con la voce rotta dall’emozione, disse:

“Io sono Babbo Natale davvero, uno dei tanti Babbi Natale che portano i regali. Nella vita mi chiamavo Enrico Canfari. Non puoi riconoscermi, ma io fui uno degli studenti che diede vita alla Juventus nel 1897. Ho portato regali a tutti i tuoi ragazzi. Ma sono venuto qui principalmente per te. Non per portarti un regalo. Il regalo lo hai fatto tu a me. Sono qui per dirti grazie, dal profondo del cuore. Noi giovani di un altro secolo creammo la Juventus con la speranza che riuscisse  ad essere ed a rimanere sempre ciò che noi avevamo desiderato, cioè un complesso modo di sentire, un impasto di sentimenti, di educazione, di bohémien, di allegria e di affetto, di fede alla nostra volontà di esistere e continuamente migliorare. I tempi sono cambiati ed io credevo che i valori morali della Juventus fossero andati perduti. Poi sei arrivato tu. Hai trasmesso ai giocatori gli stessi nostri ideali di un tempo, e dal nulla, o quasi, è rinata la Juventus.  Grazie, Mister”.

Ci fu un commosso abbraccio, un intreccio di sentimenti e di epoche, un sentirsi tutt’uno senza essersi mai conosciuti prima.

E prima che l’alba svelasse a qualcun altro l’identità di quel Babbo Natale, Enrico già era in volo con le sue renne. Il cielo era pieno di stelle. Ma pian piano che Babbo Natale saliva più in alto le stelle diminuivano. Alla fine ne rimasero tre. E il cielo si era fatto a strisce bianconere.

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