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Il curioso caso del rapimento di Paparesta e della condanna perché il fatto è stato inventato!

Per gentile concessione di un amico.

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Il punto più alto dell’esistenza della Cupola comandata da Moggi – e i cui componenti restano avvolti nel mistero, per numero e per nomi – è avvenuto a Reggio Calabria. Il famoso rapimento di Paparesta, lo conoscete?

Il lettore non potrà dimenticare gli editoriali della Cazzetta Rosa. Il lettore non potrà aver già dimenticato le trasmissioni in TV che descrivevano gli attimi terribili e il delitto cui era stato costretto, suo malgrado, Gianluca Paparesta.

Se ieri avete visto Controcampo… beh avete fegato… comunque se ieri avete visto la trasmissione satirica condotta da Cruciani e da Alberto Brandi (che reputo uno dei più seri giornalisti sportivi italiani) avete notato la presenza di Paparesta. Che lui lì si senta a proprio agio è un mio chiodo fisso: come fa? Come fa un uomo cui è stata rovinata la vita? O meglio, la farsa di cui è stato reso – qui sì suo malgrado – protagonista ne ha forse aumentato la credibilità. Ma che Mediaset si sia rivolta a lui per governare il moviolone domenicale mi sembra un tale paradosso…

Comunque, torniamo alla vicenda madre.

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Paparesta venne chiuso negli spogliatoi di Reggio Calabria dopo aver condotto una strana partita: Reggina-Juventus. Vittoria degli amaranto per 2-1, vittoria curiosa. Un gol assurdo a firma di Fabio Cannavaro (il suo rinvio colpì la schiena di un avversario e la palla si insaccò alle spalle di Buffon), un autogol e in mezzo il gol di Ibra. Poi nel finale Olivier Kapo – uno dei rari acquisti sbagliati da Moggi – mise dentro il 2-2, ma l’arbitro annullò. Sinceramente non ricordo più il motivo, tanto quella sconfitta fu ininfluente perché le grandi squadre sanno sopperire pure agli errori ricevuti contro. Moggi scese negli spogliatoi e urlò contro i guardalinee e Paparesta.

La storia ricamata da quel giornalaccio rosa e seguita poi dal PM amico di Moratti è talmente assurda e talmente confutata dalle stesse telefonate di Moggi – opportunamente occultate – che non la racconterò in questo articolo.

La morale è che Moggi è stato condotto in tribunale per questa stronzata. E anche condannato, perché oggi i giornali ignorano che Calciopoli basa parte delle ipotesi d’accusa proprio su questo sequestro di persona.

Ora, sbugiardare e ridicolizzare Narducci & Co. sarebbe fin troppo divertente, ma come ripeto ormai da un po’ di tempo la nostra prima volontà non è la vendetta, ma sete di giustizia.

La cosa curiosa è che questa faccenda, giacché ampiamente chiusa perfino dalla Procura di Reggio Calabria (che anziché occuparsi di mafia e di cose più serie ha speso energie e soldi su questa cavolata), è ancora al vaglio dei tribunali. Tipo quello che dovrà decidere della radiazione di Luciano Moggi. Radiazione legata anche, e non solo, a questo capo d’imputazione: il sequestro mai esistito di Paparesta a opera di Luciano Moggi.

E’ come se prendessero Moratti e lo buttassero in tribunale costringendolo a rispondere su falso in bilancio, passaporti taroccati e scudetti rubati… ops, in realtà questo è esistito davvero!

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