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Il dilemma Matri

Vidal lancia Matri. Tiro e gol.

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Classica azione del 2011 bianconero e un bel calcio contro le voci di cessione del bomber di Graffignana facente parte per diversi motivi della nostra storia: nella nostra partita nella serie cadetta, il Rimini schierava in attacco un ragazzo con la riga al centro in comproprietà dal Milan: si chiamava Alessandro.

Ma perchè un giocatore con una media gol importante viene impunemente inserito nella lista cessione della Juventus?

La colpa, o il merito, giudicate voi, è di quel mastino coi capelli ben pettinati che abbiamo in panchina: Antonio Conte; infatti il gioco del mister proveniente da Lecce richiede tantissimo sforzo da parte del reparto offensivo anche nelle fasi difensive e di creazione del gioco. E ovviamente un attaccante come Matri ne soffre.

Non è un caso che i risultati migliori con la Juventus, Matri li abbia ottenuti essendo una delle due punte nel 4-4-2 delneriano e nel 4-2-4 contiano, essendo obbligati alle fasi dispendiose piú gli esterni che i finalizzatori.

Ma la storia lo punisce: per metà Luglio Marotta preleva Vidal dal Bayer Leverkusen che va a rinfoltire un centrocampo già composto da un Marchisio, in totale ascesa nelle prime fasi del campionato 2011-2012 e da un Pirlo, faro di dieci anni di Milan, appannatosi durante il regno di Allegri, che gli preferisce Van Bommel, ottimo giocatore, ma Pirlo è un’altra cosa.

Conte, pur disponendo di pochi centrocampisti centrali, ai tre già citati aggiungere il giovane Marrone e il duttile Pazienza, decide di modificare il modulo della Juventus non soddisfatto dal rendimento delle ali esotiche acquistate da Marotta e soprattutto incapace di fare una selezione di due fra i tre cardini del centrocampo bianconero.

Si passa a un 4-3-3 in cui gli attaccanti sono solo due: l’insosistuibile ed effimero Vucinic e una punta a rotazione. Matri si gioca i suoi spazi con Quagliarella, continuando a segnare, fino a Gennaio.

Marotta colpisce ancora: porta a casa con un prestito con diritto di riscatto il tronista campano con l’hobby per il calcio: Marco Borriello.

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E da quel momento finiscono i gol per Alessandro, tranne quello decisivo contro il Milan che lo creó, e le presenze.

Antonio Conte gli preferisce Borriello: unica boa d’area nella nostra rosa che a idea del nostro allenatore avrebbe dovuto realizzare in gol tutte quelle palle vaganti che circolavano in area ad opera dei nostri esterni, grandi protagonisti della stagione.

Ma Borriello non segna. E cosí neanche Matri e Quagliarella: i gol continuano ad arrivare dagli esterni e dai centrocampisti.

Inoltre la squadra subiva. Non tanti gol come nelle due nefaste annate precedenti ma comunque subiva.

Il trasformista Conte decide di cambiare ancora: si passa a un 3-5-2. E Matri continua a non segnare: il lavoro della Juventus continua ad essere troppo dispendioso per un giocatore dalle sue caratteristiche: troppi pochi lanci in profondità a sfruttare le sue peculiarità. I gol non arrivano: si sblocca peró Borriello segnando due gol decisivi alla conquista del sogno.

Fosse una tragedia greca, l’avventura alla Juve di Matri finirebbe qua. Ci fosse stato Capello, forse Matri non avrebbe piú giocato.

Ma ci possiamo permettere di cedere un giocatore con tali potenzialità senza averne un altro di maggiore impatto?

Matri corre, si smarca, si impegna, esulta. Non dice mai una parola fuori posto.

E allora per valorizzare il ragazzo si va a ripensare agli accorgimenti tattici volti a far segnare il ragazzo. E si ripensa ad Allegri, allenatore di un Cagliari sorprendente dove la prima punta la faceva Acquafresca, ma segnava Matri. Sempre defilato. Sempre al vertice dell’area di rigore. Talmente tanto da farmi pensare un’oscenità tattica: Matri non è una prima punta. È un centravanti che ha saputo reinventarsi finta prima punta, 5 metri davanti a Vucinic. Matri con una punta vera, spaccherebbe tutto: in coppia con Toni segnava e cospargeva di miele il bicchiere della medicina amara che era il gioco di DelneriAlessandro magari col top player. Non ci deludere!

 

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