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Il fallimento della teoria Palazzi

La giornata di ieri passerà alla storia come una delle più vergognose per il sistema della giustizia sportiva italiana. Lo abbiamo detto e ridetto molte volte. Ma siamo ancora qui, a contare, analizzare e contestare tutti gli errori che questo pseudo sistema sta creando, giorno dopo giorno. Gli orrori giurisprudenziali si susseguono a catena. Le garanzie procedurali, e processuali soprattutto, vengono meno come se niente fosse. E i vertici della FIGC fanno silenzio. Cioè, di fronte a questi vili attacchi, devono per forza far silenzio. Nessuna giustificazione, nessuna motivazione può spiegare ciò che sta accadendo in questi giorni nell’ambito della giustizia sportiva. Ieri si è consumato l’ennesimo delitto. L’istanza di patteggiamento di Conte è stata respinta, perché ritenuta non congrua rispetto alla pena inizialmente prevista per il reato di omessa denuncia. Ma procediamo con calma.

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La richiesta di Conte ritenuta non congrua non è spiegabile, alla luce del fatto che chi ha commesso un illecito, e cioè un reato più grave rispetto a quello di Conte, ha patteggiato per 4 mesi più un’ammenda. Qual è la logica? Allora vuol dire che era meglio truccare le partite, così Conte avrebbe ottenuto massimo 4 mesi? Delitto! E doppio delitto quando la FIGC non interviene, anzi, dà una sorta di benedizione a Palazzi che ha fatto del suo lavoro forse una questione privata, o comunque totalmente subordinata alla sua discrezionalità. E non è un caso che molti dei patteggiamenti concordati tra Palazzi e le difese siano stati respinti dalla Disciplinare, perché ritenuti non congrui: qui una grande bocciatura del procuratore, arrivata direttamente dalla corte. Per questo la teoria Palazzi non sta in piedi, e se n’è accorta anche la disciplinare che, nell’assenza di obiettività, ha comunque in un certo senso ritenuto non soddisfacente il lavoro di Palazzi. Ma forse potremmo anche andare oltre, e pensare che il rifiuto del patteggiamento sia una trappola per Conte, una trappola messa in atto dallo stesso Palazzi, con l’avallo della Disciplinare. Sono malpensante? No, dopo quello che è successo, sono solo molto lucido nell’analizzare gli eventi.

Gli avvocati di Conte decidono allora di richiedere la ricusazione dei giudici, istanza respinta perché avvenuta a dibattimento già aperto. Qui secondo me c’è un grosso errore degli avvocati di Conte, perché non si può richiedere la ricusazione, nonostante ci fosse una sentenza della Corte Costituzionale del 1992, nella quale si afferma che un giudice che ha rigettato una richiesta con pena concordata, non può decidere sulla stessa.

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Allora, si era sparsa la voce che la Disciplinare avrebbe richiesto per Conte una pena di 4 mesi, più 100mila euro di ammenda. E qui siamo al secondo errore. Il primo degli avvocati di Conte che, subito dopo aver incassato il rifiuto per il primo patteggiamento, avrebbero dovuto non continuare, cosa che poi si è verificata. Il secondo da parte della Disciplinare, perché con questa richiesta ha equiparato la pena accordata a chi ha commesso un illecito con la pena richiesta per chi è stato accusato di omessa denuncia. Comportamento e richieste assolutamente illogiche, fuori da ogni procedimento che abbia le caratteristiche della legittimità e della normalità.

Terza anomalia. È da ricovero, e sfiora veramente il ridicolo, la requisitoria di Palazzi, che inizia ringraziando le procure di Bari e Cremona; prosegue dicendo che nessuno dei pentiti avrebbe risentimenti nei confronti di chi è stato accusato; continua affermando che per le accuse mosse ci sono tanti riscontri, come telefonate, incontri, responsabilità; chiude addirittura affermando che tutte le accusa fatte dall’ufficio devono essere ritenute credibili.

Insomma, una giornata nera per la giustizia sportiva, nerissima per chi è stato coinvolto in queste vicende, e per le quali non ha nessuna responsabilità. In questo momento, penso soprattutto a Conte uomo, uno dai valori morali fermi, con un’etica che non si discute, e con un’onestà che non può minimamente essere messa in dubbio dalle parole di uno scommettitore, di uno che voleva vendere le partite, e che grazie allo schifo creato da Palazzi, ha patteggiato 4 mesi e rischia anche di passare per un eroe. Siamo in Italia, e questo può succedere. Penso all’allenatore Conte, che si è trovato in questa vicenda senza sapere come; fosse stato per lui, non avrebbe pensato nemmeno lontanamente all’idea del patteggiamento, e invece si è dovuto piegare alla politica societaria, ottenendo oltre al danno, la beffa. Si, perché quando ha deciso di patteggiare, ha messo da parte la sua dignità per il bene della Juventus; ha dato la possibilità ad altri di insinuare sulla sua onesta, perché molti ignoranti si sono chiesti: “ma perché patteggia, se è innocente?”, non sapendo che nelle giustizia sportiva è praticamente impossibile difendersi, per quello strano quanto indecoroso meccanismo dell’inversione dell’onere della prova. E quando tutto sembrava più “facile”, quando sembrava che il prezzo da pagare fosse stato pattuito, seppure a malincuore, arriva il rifiuto della Disciplinare. Una vigliaccata senza pari, fatta giocando sull’onesta e la dignità di un uomo innocente che, nonostante avesse deciso di scendere a compromesso per chiudere il più in fretta possibile questa strana storia, si è visto addirittura incolpato di una pena maggiore, pari a quella di chi aveva commesso un reato ben più grave.

Con la giornata di ieri abbiamo oltrepassato il limite consentito in uno stato che si vuole definire “Stato di Diritto”. Allora cosa si aspetta la giustizia oppure l’opinione pubblica che si definisce obiettiva, quando è subdolamente anti juventina? Si aspetta la calma, l’accettazione della decisione con aplomb britannico? La pseudo giustizia è la radice dell’esasperazione che si respira tra i tifosi. Siamo due gruppi in Italia, juventini e antijuventini. Il 2006 ha acceso la scintilla, il 2012 sta facendo scoppiare la guerra. Perché oggi siamo più informati, ed è dura mantenere la calma di fronte a tifosi che leggono giornali e tv, fermandosi ai titoloni che fanno vendere, senza veramente scovare la verità, e sapere tutto quello che c’è da sapere. Tra juventini e antijuventini si è creata ormai una situazione insostenibile, siamo arrivati a un punto di non ritorno. E ora anche la società Juventus deve imboccare una strada a senso unico: ce l’aveva promesso dopo il 2006. Oggi è arrivato io momento di mantenere quella promessa.

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