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Il mercato, la giustizia e la nuova Nazionale di Prandelli

Il Mondiale è condizionante. La miglior vetrina per vendere, probabilmente la peggiore per comprare. Almeno oggi dove di liquidi ne girano molto pochi. Le società stanno incollate alla TV credendo di poter scoprire talenti, monitorarli. E’ la scelta peggiore per chi deve rifare le rose. Quella ricerca va fatta prima, molto prima. Per le grandi sono praticamente finite le intuizioni. Non si acquistano giovani preferendo a questi gente esperta e molto costosa, che non sempre ripaga l’investimento. Ancora un paio di settimane e questo mercato, finora praticamente immobile, decollerà. In Italia, perchè il Real è sempre attivo e il Barca è costretto a rispondere colpo su colpo (stavolta, però, Villa non è una scommessa come lo fu Ibra 12 mesi fa), una delle più attive è giocoforza la Juve. In entrata è la società che ha realizzato di più: Pepe, Storari, Martinez, Bonucci, Lanzafame. Lista che si allungherà.

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La Juve comincia la stagione fra qualche giorno, precisamente sabato mattina. A Pinzolo arriveranno in serata e Del Neri vuole un gruppo che si avvicini molto a quello definitivo che lotterà per la prossima stagione. La società bianconera sarà impegnata già a fine luglio nei preliminari di Europe League, perciò si dovrà partire a mille. Questa partenza potrebbe poi essere un peso per il finale di stagione, toccherà ai preparatori fare un buon lavoro. Questo da quattro anni non accade.

Oggi dovrebbe essere il giorno di Marco Motta. Il terzino destro, ruolo in cui la Juve si trova clamorosamente scoperta, avendo abbandonato la pista Caceres (che peccato!), arriverà sicuramente a Torino, prima del 3 luglio. La formula è la solita: prestito oneroso con diritto di riscatto prefissato. Il valore del cartellino è di 5 milioni di euro, subito la Juve dovrebbe sborsare forse mezzo milione di euro. L’accordo col giocatore non è un problema, figuriamoci. Con Motta il Direttore Generale avrà da risolvere un problema: chi cedere fra Zebina e Grygera? Se davvero il problema fosse quello di sceglierne soltanto uno (capito?), allora io sceglierei tutta la vita Zebina. Epperò io li cederei entrambi, sgravandomi di due lauti stipendi e pedine tecniche insufficienti. Servirà dunque un nuovo terzino destro e resta da capire quali sono i piani e gli obiettivi. A sinistra De Ceglie rappresenta più di un’alternativa, mentre Grosso è destinato a essere ceduto. Il fatto però di aver mollato la presa su Criscito mi fa pensare che la Juve potrebbe seriamente pensare di rimanere così com’è: Grosso e De Ceglie, scommettendo sul loro rilancio. Altrimenti Kolarov è imprendibile (cifre troppo alte), Drenthe è più possibile (col Real Marotta potrebbe ripetere un’operazione in stile Cassano). Coentrao sta catalizzando l’attenzione di diverse società. Il laterale portoghese sembra davvero forte, con un dribbling incredibile e un dinamismo eccezionale. L’asta è aperta, chissà se Marotta vi parteciperà.

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Strano paese l’Italia. L’Abete francese si è dimesso dimostrando grande intelligenza e umiltà, due caratteristiche che in Italia non esistono più. Si fa fatica pure a trovare le parole sui dizionari. Abete, quello italiano, sta incollato alla sua poltrona, come se nulla è accaduto. Quasi difende la sua posizione, come se il suo mandato discende da qualche voce celeste. I fallimenti vengono ignorati, la debole posizione politica dell’Italia è solo un dettaglio trascurabile. Meritocrazia e rendiconti sull’attività sono bolle di sapone che vengono bucate da parole senza senso di Abete e la banda molesta che governa il nostro calcio. Le responsabilità sono state scaricate, troppo facilmente, tutte su Lippi e così ogni dirigente della Federazione si è ripulito delle proprie colpe. E possono ripartire a fare danni.

La Gazzetta dello Sport insiste con le sue inchieste. Calcio pulito. Quasi tre miliardi di contatti, quasi 2 miliardi di firme. Sono arrivati da ogni parte del mondo proprio per firmare l’appello rosa. Code chilometriche in redazione, gente che ha dormito fuori dal portone. Sono le cifre ventilate dai cialtroni. Una buona azione, perché qualcosa di buono in queste inchieste e in questi proclami c’è davvero, che tenta di nascondere le magagne venute fuori in questa settimana. Il silenzio di Palombo è imbarazzante, per esempio. Tocca al bravo Franco Arturi tappare i buchi e questi silenzi. Troppo poco. Calcio pulito? Ok, però bisogna provare di poter raccontare il calcio pulito, di poter fare correttamente il lavoro di informare gli sportivi di quello che accade dentro i campi di gioco, e sempre più fuori, tipo nei tribunali dove si amministra in uno strano modo la giustizia sportiva.

Per esempio c’è il caso del deferimento di Preziosi e Moratti, rei confessi di trattative losche – il termine in questo caso è ampiamente passabile – e su cui ho già scritto. Ho scritto non già sputando del semplice veleno, che nella mia posizione di tifoso bianconero sarebbe quanto meno necessario, ma provando a ragionare con gli stessi strumenti di chi amministra (dovrebbe) la giustizia sportiva. E poi c’è il freschissimo caso dell’inibizione di Secco, Blanc e Sartori. Una irregolarità del passaggio di Amauri dal Palermo alla Juventus, forse dal Chievo al Palermo. Sono passati anni e l’inchiesta ha tirato fuori il verdetto. Proprio quando ci si chiedeva perché certi ritardi e quel doppio-pesismo usato nei confronti del patron nerazzurro. Sono scattate ammende per le società coinvolte, mesi e mesi per i procuratori, poche settimane per i dirigenti protagonisti del fattaccio (a proposito, sapete almeno qual è il fattaccio?) e probabile squalifica (magari!) per Amauri. Caso chiuso, e quando si tornerà (sì, ma va!) a parlare di Moratti e Preziosi si tirerà fuori l’affaire Amauri, pronti a soppesare allo stesso modo le due vicende, giustificando così l’ennesimo imbroglio a tinte nero e azzurre. Va così il calcio italiano, quello di Abete e Beretta, di Collina designatore e Nicchi dirigente. E’ il calcio pulito dipinto dalla Gazzetta, diverso rispetto a quando Moggi operava da Direttore Generale bianconero. O no? A me pare che è cambiato tutto alla Juve, ma il resto è rimasto tale e quale. E’ l’ambiente di sempre.

In questo ambiente stona una persona così brava e buona come Prandelli. Povero Cesare, gli hanno già fatto la formazione. E sarà quella, attenzione, altrimenti il buon Cesare rischia il posto. Non avrà il tempo di firmare che gli consegneranno già il foglio A4 con 11 nomi da schierare in campo e 7 da portare in panchina. Prandelli ha già il programma, non deve proprio fare nulla. Per lui hanno già scelto i vari Palombo, forse Galdi, chissà pure Auricchio. A Vocalelli hanno lasciato il duro compito di schierare la panchina. Molti giovani, gente fresca. Se aprite, in un giorno precedente qualunque, un giornale sportivo dovreste trovare contezza del fatto che il centrocampo azzurro di Prandelli sarà formato da Montolivo-Pirlo-De Rossi. Finalmente si cambia, viva Prandelli viva l’Italia. Una marcia in più rispetto a quel centrocampo di Lippi. Tra parentesi c’è spazio per Marchisio: una new entry. In attacco è rivoluzione totale. Di Natale può rivestire il ruolo di veterano, poi Pazzini dovrebbe finalmente esplodere, con Quagliarella che potrà giocarsi le proprie carte. Visto come lo ha rigenerato a Firenze, Gilardino avrà più opportunità. Per lui è pronta la maglia numero 9. In difesa Prandelli dovrà schierare Bonucci e Chiellini centrali (toh, ancora Juve), con Criscito a sinistra. A destra Palombo è indeciso. Palombo non il centrocampista della Samp, proprio Palombo il giornalista, quello che chiedeva di saltare i sorteggi in una telefonata con Bergamo. In porta il posto di Buffon è in bilico: logoro e vecchio, forse anche scarico di motivazioni. Per rimpiazzarlo a Prandelli sono stati proposti Marchetti e Sirigu. Sarà tutta un’altra Nazionale, con Cassano e Balotelli magari. Tutta diversa rispetto al ciclo Lippi. Almeno mi pare!

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