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Il pentito di Calciopoli: ma cosa ha detto?

Lo avevano dato per certo già al dibattimento, ma poi non se ne fece nulla. Occultato, nascosto, nessuno ha capito cosa sia successo dopo le rivelazioni di Nicola Penta sulla sua esistenza.

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Ed ecco il regalo di Natale: il pentito, che non è pentito, ma solamente un tizio con molta più dignità di quelli in giacca e cravatta che di professione fanno presidenti di lega, superprocuratori o pubblici ministeri, ha parlato. E le cose che ha detto non possono sorprendere chi Calciopoli l’ha seguita veramente ed è riuscito a non farsi prendere in giro dai giornalacci.

Si mormora, e la cosa non stupisce, che erano presenti a questa chiacchierata molti giornali. Molti, tranne la Cazzetta Rosa. La stessa Cazzetta Rosa che chissà quando scriverà su questo pentito. Io purtroppo ho giurato di fare il buono e di fare solo cose belle per questo Natale, dunque non posso comprarla, né scaricarla, né toccarla anche solo al bar. E francamente poco mi importa di quello che scriveranno.

Nel caso però, il gentile lettore che sta leggendo queste parole, sia un assiduo affezionato compratore della Cazzetta Rosa, ecco alcuni interessanti passaggi del pentito-che-pentito-non-è:

Ho letto e visto, ho seguito il processo e devo purtroppo confermare come le intercettazioni sparite sono davvero tante. Non avete ancora visto nulla.

E’ una frase estrapolata, ma dovreste intuire facilmente che i protagonisti di queste intercettazioni non sono i soliti juventini molesti, tipo Moggi o Giraudo. No: sono coloro i quali oggi vengono dipinti come onesti, come capaci dirigenti dalla capa pelata e dal cravattino giallo. Intercettazioni sparite: è lecito domandare a vantaggio di chi? E’ lecito sperare che la mano che le ha fatte sparire possa essere punita e mostrata al pubblico?

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Nel corso di questa indagine sono nate delle cose che inizialmente non c’erano, mentre cose che inizialmente c’erano, non ci stanno più.

Cose che inizialmente non c’erano. In gergo tecnico si chiama depistaggio, produzione di prove false. Ampiamente dimostrato in aula da Prioreschi e Trofino, ma purtroppo per la Casoria, chi stava accanto a questo BRAVISSIMO GIUDICE E PRESIDENTE aveva un lavoro da portare a termine. Lavoro portato a termine alla stragrande vista la sentenza monca dello scorso novembre.

Cose che c’erano e poi sparite. Cose che non c’erano e poi apparse. Ma tipo? Ed ecco un punto sul quale pochi hanno avuto dubbi:

Quando l’abbiamo portato in ufficio [Manfredi Martino] era un cadavere, tremava, piangeva per il posto di lavoro. Mi devo sposare e perdo il posto. Dopo un po’ di tempo questo Martino va a lavorare in Figc e, quando inizia ad essere interrogato, esce la storia delle palline. A un tratto sapeva tutto.

E’ lecito perciò domandarsi perché Martino diventa protagonista solo dopo aver ricevuto un incarico in FIGC? E’ lecito pensare e ipotizzare che questo incarico sia una sorta di pagamento per le dichiarazioni fornite agli investigatori (presunti: e ci scusiamo con tutti gli onesti investigatori di Italia se li accomuniamo ai vari Auricchio & Co.)?

Ma il pentito-che-pentito-non-è racconta altre cosette interessanti. Magari ci torneremo con calma, anche se è inutile. Chi ha seguito il Processo di Napoli conosce molto bene la farsa andata in onda in questi anni.

Contenti voi che vi rendete partecipi della scenetta: io sono sceso dal palco molti anni fa. Anzi, io sul palco non sono mai salito. Chiamatelo orgoglio, chiamatela dignità…

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