La notizia più sconvolgente è in realtà una conferma del tasso alcolico nel cervello di chi guida il nostro paese. Probabilmente ancora imbevuto delle malefatte di Moratti e Co., il leader della Lega Nord Bossi firma un’uscita sensazionale. A suo parere l’Italia, intesa come Federazione Calcistica, starebbe trattando la partita con la Slovacchia. Cioè, detto più palesemente, l’Italia starebbe organizzando una combine al fine di passare il turno. Ancora più sorprendente è la risposta della Federazione che non si è fatta attendere. Io non avrei risposto, anzi avrei fatto di tutto per invitare Bossi in qualche trasmissione sportiva. O avrei mandato uno speciale di 24 ore consecutive in cui si faceva rivedere a più non posso la sua intervista. Abbiamo oltrepassato il segno? No, semplice atteggiamento italiano.

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Il tutto nella serata che ci ha regalato una grande lezione di stile e di sportività. Abituati come siamo al Torneo Aziendale di cui l’Inter è organizzatrice e vincitrice diretta gli analisti del pallone italico si sono affrettati a dire che Uruguay-Messico sarebbe stata una partita-biscotto. Peccato, hanno perso un’occasione per restare zitti. Non solo le due formazioni americane si sono date battaglia, ma lo stesso Messico ha rischiato fortemente l’eliminazione. Nell’altra partita il fenomeno Domenech (una sorta di Mourinho perdente, che è peggio!) chiudeva la sua esperienza rifiutando la mano di Parreira, uno che rispetto al francese ne sa molto di mondiali e vittorie. Troppo facile prendersela adesso col commissario transalpino, più difficile invece capire e spiegare chi lo ha tenuto saldamente su quella panchina.

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L’Argentina B vince e convince, al di là di quello che qualcuno pensa. Perché giocare in quel modo, blando e supponente, se lo può permettere solo chi è in possesso di una tale sicurezza, psicologica e tecnica, imbarazzante. E l’Argentina e Maradona hanno dimostrato di avere tali caratteristiche. Nonostante le tremanti “erre” di Collovati, Maradona ha scelto di piazzare Milito nella seconda Argentina e purtroppo l’interista ha fallito. Per uno strano gioco del destino, poi, chi lo ha sostituito, il 36enne e idolo indiscusso Martin Palermo, ha siglato il gol che ha chiuso il match. Il mattatore è sempre lui però, Lionel Messi. La sua superiorità è imbarazzante, pari alla momentanea sfortuna che lo perseguita. Il fatto però di decidere quando andare al tiro e come è già di per sé segno indelebile della sua forza. Le accelerazioni sono micidiali e sta pure crescendo a livello tattico. Gioca ormai a tutto campo, venendosi a prendere palla sino nella sua metà campo per poi tagliare il terreno di gioco in ogni sua zolla. Semplicemente impressionante. Il gol arriverà, e quando arriverà saranno dolori atroci per tutti. Ieri, per la cronaca, mancava gente come Mascherano, Samuel, Tevez, Higuain. Scusate se è poco.

E l’Italia attende il processo. Lippi lo ha evitato dribblando certe inutili domande. Mentre Zambrotta ha fatto da Avvocato difensore del tecnico che più di tutti lo ha plasmato e definitivamente lanciato (Lippi, appunto). Detto questo il gruppo azzurro è monco dei campioni che ti risolvono la partita. E privo di un vero bomber. Di necessità virtù, dunque. La necessità è chiara, le virtù meno. A Lippi il compito di trovare la bacchetta magica e capire come si può usare in questo torneo mondiale.

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