Passano le migliori. Le migliori in quel momento, magari anche in quella serata. E’ il calcio di oggi, troppo misterioso per essere capito fino in fondo. I valori assoluti non contano più, serve correre, creare, tirare e provarci. Sempre, comunque. Se poi si ha pure un minimo di idea di gioco e tanti talenti, di quelli che hanno voglia di sacrificarsi, allora il più è fatto. Pare la descrizione della Nuova Germania, la squadra più tosta, divertente e concreta finora vista. Un passo indietro la Spagna, aggrappata a Villa, a Xavi, a Iniesta e a una difesa per adesso ottima. Eclettica e imprevedibile l’Olanda, che corre e macina gioco, ma che resta un’incognita.

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E’ questo il Mondiale 2010, con l’aggiunta di un sorprendente Uruguay che ha potuto usufruire di un cammino agevole, anche troppo. Come accaduto all’Italia del 2006.

Che Maradona non era un allenatore si sapeva già. Oggi nessuno scopre nulla. Maradona per la Federazione Argentina voleva dire accendere il fuoco del tifo nel Paese. E Maradona aveva e ha avuto proprio tale significato: passione, sogno. Ma l’Argentina è priva di pedine che in una squadra di calcio sono necessarie: difensori forti, terzini che corrono e centrocampisti che lavorano. Invece i sudamericani sono pieni di stelle e fenomeni come Tevez e Messi e Higuain, di ottimi ragionatori come Mascherano. Dietro di loro il vuoto. Vuoto assoluto. E basta vedere come hanno preso i quattro gol che la Germania si è limitata a segnare. Basta vedere come i tedeschi potevano ripartire dalla loro metà campo, senza uno straccio di opposizione avversaria. Non basta Mascherano, insufficiente Veron, troppo sbilanciati in avanti e incuranti della fase difensiva i vari Di Maria, Messi, Tevez e Higuain. Quattro contro tutti, era stato il canovaccio di Diego Armando fin qui. Quattro contro tutti nell’attesa che Messi si sbloccasse. Non è accaduto e l’Argentina va giustamente fuori.

Di contro una squadra maestosa. Non si fa fatica a capire come Ballack sia stato una manna dal cielo. L’infortunio, intendo. Dove giocherebbe Ballack in questa formazione? Al posto di Ozil? Impensabile. Al posto di Khedira? Improponibile. Capitano non giocatore, a tifare da bordo pista. Spazio ai giovani, e che giovani. Lahm ha asfaltato la fascia meglio di Maicon. Podolski è stato stupefacente, per quantità e qualità. Muller, il ventenne Tomas, riesce ad abbinare, come pochi, tecnica e grinta, concretezza e praticità. Beato Van Gaal che pure metteva in panchina Mr Klose, che se avesse realizzato anche solo il 20% dei gol sbagliati a quest’ora sarebbe il Capocannoniere del Torneo con tre giornate di anticipo. Della Germania va sottolineato lo spirito con cui i giocatori scendono in campo: rilassati e tranquilli, come di chi sa bene qual è il compito che deve svolgere ed è conscio delle proprie qualità e della propria condizione. Un’autorevolezza che fa paura, a conferma delle sensazioni venute fuori dal gironcino di qualificazione. Il rischio è sedersi e ammirare il proprio talento, quanto di buono fatto finora. Un rischio che però i tedeschi non sanno concedersi. Erano cattivi, sono diventati pure belli. Complimenti a tutta la Nazione che ha saputo dare la svolta a una storia improvvisamente povera di emozioni.

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L’Olanda è la pazzia. Un gioco che coinvolge tutti gli undici in campo, movimenti continui e costanti, dinamismo incredibile di cui Robben è il portatore sano per eccellenza. Dribbling, tecnica e gran tiro. Caratteristiche che sembrano distribuite ottimamente fra i vari giocatori arancioni. E pensare che giocano praticamente senza una punta di ruolo, perché Van Persie è tutto tranne che una prima punta. Epperò il gioco e l’organizzazione, gli inserimenti e il martellare sulla corsa riescono benissimo a compensare l’assenza di un bomber.

Il Brasile è stato schiantato dal proprio ego. Troppi complimenti, anche i miei. E troppo poco senso brasiliano per poter pensare di farla franca. Giocatori sotto tono o spompati, poche idee lucide là davanti, con Kaka che è semplicemente il Kaka degli ultimi anni, cioè un giocatore normale che testardamente vuole fare il fenomeno. Saranno problemi fisici, sarà la tranquillità interiore che gli manca, sarà tutto ma questo non è un fenomeno. Non lo è più, almeno. E probabilmente ha tolto spazio ad altra gente. Un conto, poi, è avere Ronaldo o Romario là davanti, un altro conto è avere Luis Fabiano. Favoloso solo nel nomignolo, che se non fosse per il palleggio di mani e il passaporto verrebbe dipinto come un attaccante normalissimo. Il solo Robinho, l’unico a tentare di creare qualcosa di diverso, non può bastare. Esce Dunga, tradito dal suo pupillo Melo. Esce Dunga e il Brasile si spacca: chi vuole cacciarlo e chi vuole picchiarlo. La domanda però è sempre la stessa: chi è rimasto a casa che poteva cambiare le sorti di questo Mondiale?

Su Tabarez onestamente non posso dire tanto. Non ho seguito i sudamericani e non avevo idea di seguirli. Il cammino facile credo sia la descrizione di questa semifinale. Con giocatori interessanti, questo sì. I vari Suarez e Hernandez. Perché questo Cavani è solo l’ombra di quello ammirato nel Palermo e perché credo che 9 persone su 10 faticherebbero a ricordare i nomi degli undici titolari.

A meno di ulteriori colpi di scena, mi chiedo perciò chi sfiderà l’Olanda in finale. Sarà un match fra prime volte? O vale ancora il famoso “il gioco del calcio è quello sport in cui due squadre si sfidano e  in finale va la Germania”?

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