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Il punto su SudAfrica 2010 #7

La sorpresa è l’Olanda, ma non la Spagna. Cominciamo col dare il vero nome alle cose, poi possiamo pure analizzare e psicanalizzare ogni membro dei team.

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Comunicazione ufficiale: è morto il giornalismo sportivo italiano. Vedendo in azione Galeazzi e Costanzo, col povero Jacopo Volpi costretto a inginocchiarsi e prostrarsi ai piedi dei due taglia-XXXL e violentare quella che sarebbe una trasmissione sul calcio. Trasmissione che solo per pochi minuti assomiglia al genere approfondimento sportivo, perché per tutto il tempo è una specia di farsa, di barzelletta del giornalismo, di varietà mal riuscito e condotto pure male. Lo dico perché non avendo Sky (ma ci sto pensando seriamente) e non guardando Mediaset Premium, rinunciando a imparare lo spagnolo e il tedesco, mi tocca vedere la RAI ricordandomi subito che la TV in casa mia è solo un accessorio che da spento è spettacolare. E dovrei pagare 110 euro all’anno per godere ste cazzate. No, grazie! L’ultimo intervento serio che ricordo di Galeazzi è quando intervistò Oronzo Canà ne L’Allenatore nel Pallone, film con uno stupendo Lino Banfi. Era la vigilia della partita Longobarda-Milan e un giovane Giampiero Galeazzi chiese a Canà, Lino Banfi allenatore della Longobarda, quali mosse tattiche avesse preparato per battere il Barone. Da allora non ricordo più un intervento di calcio e sensato di questa grossa figura della TV. Se poi la abbinano a Boniek, allora il gioco è fatto. L’intelligenza del polacco che tifa gli indiani è direttamente proporzionale all’uso che fa degli articoli della lingua italiana. Per non parlare degli ospiti illustri: sciaqquette e sciaqquetti del mondo della TV italiana che non aggiungono alcun valore ai contenuti, già poveri, di Notti Mondiali. A questo punto devo rivalutare la trasmissione pomeridiana condotta da Mazzocchi, che se non altro è simpatico e qualche domanda di calcio la fa pure, e Costanzo. Maurizio Costanzo è lì solo perché prende soldi, lui si diverte, fa battute, anche se non fanno ridere, e se ne fotte. Almeno è coerente.

Chiusa la parentesi doverosa sul calcio in TV (non capisco perché Cerqueti e Bizzotto devono cedere il passo a Civoli e a tutti gli altri: sono gli unici telecronisti competenti che ha la RAI ed è gente che col microfono in mano ti racconta il calcio, giocato e non, come pochi!) passiamo al campo. Il responso è chiaro, preciso e inconfutabile: ad oggi la Spagna è l’undici più forte del mondo. Perché al talento innato hanno unito la maturità di chi al calcio sa giocare veramente. L’avevo già detto dopo la sconfitta con la Svizzer: una farsa.

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Possono sponsorizzare chiunque, ma il vero fenomeno è Xavi. Non ricordo un centrocampista, nel suo ruolo, più forte dello spagnolo. Al momento, da due anni in realtà, è uno dei più forti giocatori al mondo. E anche uno dei più decisivi con le sue giocate sempre puntuali e precise. Detta il ritmo e catalizza tutte le azioni delle Furie Rosse. E’ sempre presente, al centro di ogni scena e di ogni giocata. Smista palloni su palloni non perdendone mai il possesso e l’efficacia. Pare fare la cosa giusta, sempre. E’ semplicemente mostruoso. Se il Pallone d’Oro non fosse diventato una statuetta qualunque con forte odore di politica, dovrebbe essere consegnato a casa di Xavi, a Barcelona, con tanto di serenata. L’unica pecca, ma il suo ruolo l’ammette, è che vede poche volte la porta, preferendo però meravigliosi assist e aperture che ti fanno amare il calcio. Complimenti, Professor Xavi.

Accanto a lui si muove una squadra che è molto forte nell’undici titolare, considerando pure che in panca c’è un certo Fabregas, e ieri addirittura pure Torres e David Silva. Compatti gli spagnoli, forti fisicamente e mentalmente. Hanno addormentato la partita, hanno cercato gli spazi, hanno dialogato come pochi sanno fare, hanno accelerato, hanno creato e tirato, sciupato. Ironia del destino ha deciso Puyol, ma per me il significato del gol è il seguente: sbagliamo i gol facili, ok abbiamo tante armi. Terzo gol in Nazionale per il Capitano del Barca. Rete che vale la finale.

Sarà la prima volta. La prima volta di Olanda-Spagna in una finale mondiale e la prima volta per una delle due formazioni che alzerà al cielo la Coppa. Per quanto mi riguarda le Furie Rosse sono le strafavorite, in quanto gli Arancioni soffrono di blackout improvvisi che a questo livello prima o poi paghi (e finora non è mai accaduta, per fortuna degli olandesi).

La rosa degli avversari della Spagna è inferiore e profondamente diversa. Pochi grandi interpreti del calcio, anzi pochissimi: Snejder (il cui atteggiamento non credo sia salutare: rischia costantemente il giallo e qualcosa di più, dovrebbe calmarsi e autodisciplinarsi perché i regali prima o poi finiscono) e Robben, quindi uno scacchiere di falegnami e fabbri (tipo Van Bommel e i quattro difensori), artigiani della corsa (tipo Kuyt e Van Persie e Elia) e tanti tanti muratori. Non è certo l’Olanda degli anni ’70, tanto per intenderci, ma è una formazione comunque solida affidata ai lampi di genio e alle accelerazioni delle punte e dei trequartisti. Sarà una bella partita, molto accesa e chissà come si svilupperà. I quattro tenori del centrocampo spagnolo (Xavi, Xabi Alonso, Busquets e Iniesta) hanno letteralmente spento la fisicità tedesca: lo rifaranno?

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