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Gaetano Scirea, il ricordo di un campione inimitabile

Quel maledetto 3 settembre di 23 anni fa ci lasciava improvvisamente un campione immenso, un uomo leale, un esempio da seguire. Ci lasciava Gaetano Scirea. Lasciava un vuoto incolmabile in tutte le persone che amano il calcio e che amano lo sport inteso come lealtà e come arte al tempo stesso.

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Gaetano si era ritirato dal calcio giocato al termine della stagione 1987/88 e aveva accettato di diventare un collaboratore di Zoff, allenatore della Juve e suo ex capitano, nonché grande amico. In virtù di questo suo incarico quel maledetto 3 settembre si trovava in Polonia per studiare dal vivo il prossimo avversario dei bianconeri in Coppa Uefa, cioè il Gornik Zabzre. Dopo la partita, sulla strada verso Varsavia dove l’attendeva l’aereo per riportarlo a Torino, avviene la tragedia. Un furgone tampona la macchina su cui viaggiava che prende subito fuoco a causa di quattro taniche di benzina presenti nel bagagliaio. Non c’è scampo per il povero Gaetano, per l’autista e per l’interprete mentre si salva miracolosamente un dirigente della squadra polacca che li aveva accompagnati.

Non lo meritavi, Gaetano. Non tu. Sono cose che non si augurano a nessuno ma certamente il destino non doveva accanirsi così con una persona come te.

Un modello per tutti sul piano umano e su quello sportivo, un giocatore leale, generoso e umile. E allo stesso tempo un campione di rara completezza dal punto di vista calcistico, uno dei giocatori più forti della storia, un interprete eccelso di un ruolo che ormai non esiste più, il libero.

La Juve lo preleva ventunenne dall’Atalanta e lo piazza subito al centro della difesa per sostituire un giocatore che aveva già lasciato il segno come Salvadore. Gaetano non delude, è maturo già da giovane e non tarda a diventare una colonna bianconera e della Nazionale. Dopo 14 anni stupendi appende le scarpe al chiodo, potendo vantare un palmares che da quel momento sarebbe potuto solo essere eguagliato, ma mai superato. Gaetano vince con la Juve tutte le competizioni Uefa, oltre a 7 scudetti, 2 coppe Italia e una Intercontinentale. Una carriera inimitabile a cui si aggiunge la meritata gloria immortale per quel Mundial vinto nel 1982 da protagonista assoluto, con un insolito per lui numero 7 sulla schiena.
Una stella tra le stelle Gaetano, che ha sempre preferito non far troppa luce per non rischiare di oscurare i compagni, in nome di una sobrietà e di uno stile che non l’avrebbero mai abbondonato neanche per cinque minuti, neanche se a volte il protagonismo sarebbe stato giustificato dalla sua classe cristallina.

Incarnazione perfetta di quello stile Juve tanto caro all’Avvocato.

Leader silenzioso in campo e modello da seguire senza fiatare per i compagni più giovani, più vecchi o più blasonati. Un capitano perfetto, che sapeva farsi ascoltare senza alzare la voce e sul quale potevi mettere la mano sul fuoco che mai ti avrebbe creato un problema.

Mai un espulsione pur giocando in difesa, anzi ben 32 gol realizzati in 552 presenze con la maglia bianconera, record detenuto a lungo e battuto solo da Del Piero, un altro campionissimo che sarà amato per sempre dai tifosi juventini e rispettato da quelli avversari per la sua classe e per il suo stile.

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Era un piacere per gli occhi vedere Scirea uscire palla al piede dalla sua area di rigore, veloce, a testa alta e con piedi da regista più che da difensore. Memorabili le sue volate con le quali te lo potevi trovare improvvisamente, leggero come una farfalla, nell’area avversaria pronto a segnare un gol o a regalare un assist. Era così Gaetano, un libero perfetto, difesa, regia e attacco sintetizzati in uomo dal raro spessore morale e di grande intelligenza. Era un artista del pallone, un genio a modo suo, se non si intendono geniali solo giocate come quelle che faceva Platini.

Un uomo vero, discreto, che ha sempre dato tutto in campo senza mai risultare eccessivo. Una persona leale, di quelle che vorresti sempre avere come amico o come papà. Un uomo di tale onestà e spessore morale che ce ne vorrebbero molti di più in questo mondo.

Quel numero 6 che visto sulla sua schiena assume i connotati di un’opera d’arte.

A proposito di numeri, mi piacerebbe che anche il 6 venisse “tutelato” come ora sta accadendo con il 10. Sono contrario al ritiro dei numeri, anche perché fortunatamente dalla Juve è passato tutto il meglio del calcio e quindi il problema si porrebbe di continuo. Intendo solo che preferirei che il 6, come il 10, venisse assegnato dalla società a uomini simbolo, grandi giocatori che incarnino in qualche modo lo stile Juve per i più disparati motivi. Non devono essere cloni di Scirea e Del Piero ovviamente ma devono essere giocatori rappresentativi. Per esempio è assurdo che per tre anni il numero 6 sia stato sulle spalle di Grosso e ora sia passato al promettentissimo Pogba. Così a spanne ricordo che nel ’98 lo portava Dimas ad esempio inoltre. Eppure per molti tifosi, soprattutto i più giovani, non si è mai posto il problema, mentre è da mesi che si parla di chi potrebbe meritare il numero 10. Se non c’è un giocatore degno anche il 6 deve restare libero, non essere assegnato a caso. E lo dice una persona che ha avuto la sfortuna di non poter vedere Scirea dal vivo, ma solo in dvd e che invece ha avuto la fortuna di ammirare per 19 anni Del Piero. Mi piacerebbe una considerazione paritaria per i due numeri da parte di tutti. È stupendo vedere al J Museum come le maglie di Ale e di Gaetano siano esposte insieme in una teca che sta davanti a tutte le altre maglie dei giocatori della Juve che vantano più presenze.

Questa era solo una considerazione personale che condivido con altri tifosi che mi sembrava doveroso includere in questo ricordo dedicato al grande Scirea.
Gaetano farà per sempre parte del firmamento delle stelle del calcio e della vita, avrà un posto d’onore che nessuno potrà mai togliergli.

Spesso mi capita di pensare che ovunque sia adesso Gaetano abbia potuto insegnare calcio ad Ale e Ricky, i nostri due giovanissimi calciatori tragicamente scomparsi, e giocare con il povero Andrea Fortunato, magari davanti agli occhi divertiti dell’Avvocato e del Dottore. Mi piace pensare che quando un amico juventino se ne va da questo mondo possa incontrare Gaetano, giocare con lui o scambiarci due chiacchiere. Mi piace pensare che gli angeli dell’Heysel abbiamo potuto conoscere il loro capitano, il loro mito, il loro idolo.
Mi piace pensare che Gaetano ci guardi ancora, segua la Juve e faccia il tifo come noi.

Perché Gaetano è sempre stato uno di noi, una persona comune, di quelle che incontri tutti i giorni per strada. Un uomo umile e generoso pur essendo uno dei giocatori più forti che il Dio del calcio abbia fatto nascere.

Ciao Gaetano, ci manchi.

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