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Il rigore “di mano” non c’era: il trucco che disinforma

Ci sono cascati parecchi tifosi, pure io in un primo momento, ma poi per fortuna mi sono ripreso un attimo. La FIGC si è mossa in via ufficiale. Non certo per chiedere a Prandelli che ne é del codice etico su El Shaarawy. No. Ma per giustificare Guida e il rigore finale non concesso in quel famoso Juve-Genoa.

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E’ il trucco più famoso del mondo: sviare l’argomento per evitare di parlare del vero argomento. Brevemente.

In Juve-Genoa i rigori su cui si può discutere erano ben tre. Un tocco maldestro di Vucinic in area bianconera nel primo tempo, poi l’atterramento di Pogba e poi l’atterramento di Vucinic. Il mani per il momento lo teniamo da parte.

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In questo 2013 sembra essere ritornati a un anno fa, quando neanche su un delitto ci assegnavano un rigore. A digiuno di penalty per oltre 100 giorni, proprio mentre a un’altra squadra ne venivano concessi in quantità industriale (tanto che uno svedesone timbrava regolarmente dal dischetto). Samp, Parma, Lazio e Genoa: rigori chiarissimi, mai concessi. E sì che la storia delle partite poteva cambiare.

E allora la Federazione è intervenuta, mica vuoi che si mostrino le immagini che contano. No, solo l’immagine finale: mani del difensore rossoblu, che però la tocca prima con il piede e sul rimbalzo, col braccio largo a occupare maggiore spazio (già solo questo è passibile!) toglie via l’opportunità a Vucinic che potrebbe incornare o battere a rete da 3 metri, solo soletto. Dopo non averne concessi in tutto il secondo tempo Guida rimane coerente e non fischia sebbene il quarto uomo pare aver confermato il rigore.

“Non me la sono sentita” dirà Guida. E così mentre Braschi fa casino su un episodio, ci si è già dimenticati dei torti subiti durante la gara. Perché una cosa è chiara: il braccio attaccato al corpo di Vucinic vale quanto l’intervento sconclusionato del difensore del Genoa nel finale. 1-1 e palla al centro, appunto!

Con la beffa delle squalifiche: non ci si comporta così, ci vuole rispetto. I ragazzini guardano. Ci pensa El Shaarawy a fargli capire come si gioca secondo le regole: un tuffo e via, tre punti rubati. Evviva l’etica!

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