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Il silenzio assordante di chi juventino non lo sarà mai

Al triplice fischio di Juventus-Shakhtar è stato triste assistere alle interviste postpartita. Bonucci, uomo molto più di certi ominicchi, e Chiellini sono stati quelli che hanno parlato più chiaro: “Davvero spiacevole non sentire il calore dei nostri tifosi: abbiamo bisogno di loro“. Stessa scena a Siena, e forse sarà il caso di parlarne.

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Dopo 2 anni la Juve torna in Champions, torna ad ascoltare la musichetta nel proprio nuovo entusiasmante stadio. In Italia c’è però un problema, diversamente negli altri paesi: chi tifa, in quei gruppi organizzati che c’entrano davvero poco col calcio, non lo fa col cuore, ma con altre parti del corpo, certamente lo fa coi nervi. C’è una settimana di lavoro da scaricare e allora lo stadio serve a quello. C’è tanta rabbia da tirar fuori e allora lo stadio serve a quello. Lo stadio in Italia è una specie di zona franca: puoi caricare la polizia, puoi delinquere in mille maniere differenti e raramente vieni punito. Al più paga la società con multe, ammende e titoloni nei giornali.

Dopo 2 anni la Juve torna in Champions, ma lo fa senza il supporto dei suoi tifosi. I veri tifosi avrebbero voluto applaudire e cantare, inneggiare e incoraggiare, ma gli è stato impedito di farlo. Su Twitter e Facebook sono tantissime le testimonianze di chi era allo Juventus Stadium e si è sentito intimare di non cantare. Come la peggio razza del tifo che ora la Juve sta sperimentando.

Nella serata più importante, quella a più alta concentrazione di emozione, lo Juventus Stadium non riesce a registrare il tutto esaurito e di fatto si è annullato il fattore campo. Per quanto mi riguarda lo si è peggiorato favorendo la carica agonistica degli uomini di Lucescu. Se il proprio pubblico si rifiuta di cantare allora vuol dire che c’è un problema.

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Marotta, visibilmente irritato, se l’é cavata con la battuta del “martedì sera”, ma la teoria, lo sa bene l’amministratore delegato, non regge. E non regge nemmeno la scusa dei biglietti: la Juve sta offrendo lo spettacolo più bello d’Europa, da 14 mesi ormai, e lo spettacolo ha un costo. Così come ha un costo poter acquistare i top player, poter pagare ingenti stipendi e mantenere un certo livello di competitività. Questo costo, volente e nolente, in parte lo pagano gli spettatori. Almeno quelli che riescono a trovare i biglietti o quelli che hanno la possibilità geografica di recarsi spesso allo stadio.

Se la Juve non può essere supportata per un branco di gente che di Juve non ha nulla, allora è bene che la Juve si fermi il prima possibile perché è uno spettacolo raccapricciante. Una delle scene più pietose da quando tifo Juve. Credo che il concetto più bello, più forte e sconcertante, mi sia stato detto da un amico non juventino, tifoso di una delle due milanesi, in particolare tifoso rossonero: “Parlate parlate, ma alla fine non riuscite nemmeno a difendere la vostra squadra”. E’ la triste verità. E il pareggio europeo più la vittoria in extremis contro il Siena, unito alle gambe stanche dei nostri ragazzi, li collego al problema delle tribune: senza il trasmettere il nostro orgoglio a chi va in campo è complicato sperare di ricevere in cambio prestazioni in linea con quelle dello scorso anno. Epperciò io non mi sento di criticare proprio nessuno, anzi ringraziare gente come Marchisio e soprattutto Giovinco che ci hanno messo cuore e testa come quel branco di pseudotifosi proprio non sanno fare. E probabilmente non meritano questa Juve, meritano forse altro.

In merito alla vicenda Conte si è ipotizzato una marcia su Roma: visto quante persone a protestare sotto la sede della FIGC? Nel 2006 assistemmo alla ridicola e vergognosa fiaccolata di protesta, per Conte siamo ancora qui ad aspettare chissà cosa, convinti che piccoli siti come questo possono davvero dar voce a un movimento di oltre 10 milioni di persone se poi comandano una decina di capi ultras che di Juve e di juventino non hanno nulla, certo non hanno il nostro amore e la nostra passione. 10 milioni di persone, forse non di più nonostante le statistiche segnino oltre 14 milioni di tifosi bianconeri. Il problema è che la maggior parte usa la Juve per profitto personale, per ospitate, per scrivere un libro dietro l’altro e in fondo una Juve così vincente non offre loro la visibilità che hanno avuto nel post Calciopoli. Vien quasi da pensare che una Juve in difficoltà vende di più, fa più rumore e permette tutta una serie di operazione di marketing e pubblicità che una Juve vincente non offre. E allora a chi importa difendere la Juve? A pochi, a quei poveri cristi che ci mettono cuore, passione e voglia di tifare. Poveri cristi bloccati a Torino e a Siena dal poter esprimere tutto il proprio amore verso due semplici colori: il bianco e il nero, così diversi, così potenti nel loro mescolarsi in una maglia e storia gloriose.

Sì: siamo un popolo bianconero davvero strano. Dopo oltre 50 partite della gestione Conte, dopo una imbattibilità di 46 partite in campionato, dopo l’ennesima farsa subita, dopo essere rientrati in Champions nelle più floride condizioni… si organizza la protesta del tifo, si intima di non sostenere la squadra. Complimenti, complimenti a tutti! A noi per primi che probabilmente, nonostante gli sforzi di raccontare il mondo Juve ogni giorno, forse abbiamo miseramente fallito.

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