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Il tattico Conte: scacco matto in due mosse

Con un primo tempo assolutamente lento, su cui è gravata la prestazione di martedì notte, Conte aveva due opportunità: cambiare alcune pedine apparse obiettivamente stanche o ridisegnare il modulo.

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Ora, alzi la mano chi avrebbe fatto i suoi stessi identici cambi. Tutte basse, eh?!?

Mossa geniale. Quando al minuto 3 dalla panchina si sono alzati Del Piero e Bonucci non pochi hanno storto il naso mugugnando chissà quale esclamazione: “ma che vuole fare?”. In realtà è qui che Conte vince la partita.

Di fatto il primo tempo si è sviluppato su un canovaccio standard: Juve manovriera, con tanto possesso palla orizzontale, pochi inserimenti dei centrocampisti a supporto di Matri, prima punta isolata e ali larghe sì, ma inefficaci. Un po’ la stanchezza di Vucinic, un po’ la scarsa creatività di Pepe hanno imballato la manovra che ha avuto in Marchisio e Vidal due jolly eccezionali. Buona la mossa di Ranieri di piazzare Poli su Pirlo, ma il giovanotto non poteva reggere al carico di lavoro del bresciano e infatti dopo 5 minuti della ripresa il centrocampo nerazzurro era già sulle gambe.

Liberato Pirlo, peraltro davvero mai messo in difficoltà, e inconcludenti Zanetti e Stankovic (quest’ultimo in una strana veste non ben determinata: regista basso, mezz’ala o cosa?), ecco che a Conte viene in mente la mossa geniale. Passaggio al 3-5-2 e accorciamento della distanza fra i due attaccanti, che sono diventati Vucinic e Del Piero.

Perché geniale? Perché l’Inter ha cominciato a perdere le misure sulla mediana dove Conte ha disegnato una linea orizzontale che ha agito con sincronismi da paura: Pirlo basso a impostare il secondo passaggio, Vidal e Marchisio a ricevere e pronti a offendere, De Ceglie e Caceres ad allargare le maglie nerazzurre. In questo modo Vucinic e Del Piero hanno potuto giostrare a meraviglia perché ora Stankovic doveva stare attento alle incursioni di Vidal e Marchisio. Vucinic e Del Piero, a turno, hanno liberato lo spazio per il centrocampista abbassandosi sulla propria trequarti e andando a potenziare la batteria dei registi.

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Perso il punto di riferimento Matri, la difesa nerazzurra è andata nel pallone più totale: Caceres è stato un’autentica spina nel fianco sfiancando Nagatomo e costringendo al raddoppio il centrocampista (Obi) o costringendo Samuel a uscire dalla propria zona centrale; Lucio ha completamente perso di vista gli inserimenti di Marchisio e Vidal costretto a puntare uno fra Vucinic e Del Piero; Maicon doveva prestare attenzione al timido De Ceglie. Così in mezzo al campo restavano vuoti colmati dalle corse di Vidal e gli inserimenti della punta senza palla. Sono nate così le due colossali occasioni: la prima sciupata da Vucinic, la seconda capitalizzata da Del Piero.

Leonardo Bonucci

Il palleggio di Bonucci ha permesso alla Juve di migliorare la manovra

Ma tutto ciò sarebbe rimasto un mero progetto teorico senza l’apporto di Bonucci. Troppa cattiveria su questo ragazzo, davvero ingiustificata. Il suo inserimento ha registrato un reparto apparso svagato. Azzardato rilanciare Barzagli apparso un attimo contratto, più a suo agio Chiellini in veste di terzo difensore. Il palleggio di Bonucci è determinante nel gioco bianconero perché gli avversari sono costretti a perdere un uomo: uno va su Bonucci e uno va su Pirlo, cioè l’avversario è costretto a sacrificare o le due punte o una punta e un centrocampista. Il fulcro della Juve diventa un duo dai piedi buoni e così è stato.

Scellerata la mossa di Ranieri che ha tolto Poli, l’unico che poteva garantire filtro a centrocampo, non inserendo un Cambiasso, per esempio. A quel punto la Juve si ritrovava col triangolo magico costantemente in superiorità: il numero di tocchi fra Pirlo-Marchisio-Vidal ha consentito alla Juve di macinare il suo solito gioco e né Stankovic né Zanetti sono riusciti a rompere la catena di comando della manovra bianconera.

Vidal

La Juve ha ritrovato il suo fenomeno: King Arturo Vidal

Il resto l’ha fatta la classe. Superbo l’assist di Vidal, delizioso il tocco malefico di Del Piero. Un minuto prima Vucinic, che non può aver dimenticato come si calcia da martedì notte, aveva divorato un’occasione d’oro liberato da una magia del Capitano.

Al di là di queste azioni, la produzione di gioco offensivo della Juve del secondo tempo è nettamente migliorata. L’Inter che aveva giocato con i soliti lanci lunghi dalla difesa non è stata più capace di scavalcare la linea a 3, molto attenta, di Conte ed è rimasta imbrigliata nel tiki-taka bianconero.

Lezione a cura di Antonio Conte, uno dei pochi veri fenomeni delle panchine in Italia. Uno che unisce la qualità dei pensieri con la grinta propria del DNA bianconero. Gli ingredienti che hanno portato la Juve a un livello di spettacolarità ed efficacia devastanti. Scusate se è poco!

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