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Il torto del Catania contro l’Inter e la partita con la Juve

I giornali sono stratosferici. Puntuali come un orologio svizzero, perfetti per un qualsiasi film giallo dove però già sai chi è l’assassino e chi la vittima.

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Stramaccioni porta a casa altri tre punti, e come altre volte la partita vede l’episodio arbitrale a favore dei nerazzurri. Normale amministrazione, assolutamente tutto trasparente e anzi… si sottolinea la grande onestà del tecnico dei Prescritti che ammette il rigore non concesso al Catania: che gentiluomo?!

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Ovviamente non c’è un complotto, forse perché qui la sudditanza non esiste in quanto dovrebbe essere obbedienza la parola esatta. Non ci saranno interrogazioni parlamentari perché Monti non è proprietario di nessuna squadra di calcio e la politica oggi è più sporca di qualunque altra cosa in Italia e non si occupa più di pallone. Non ci sarà la supermoviola a sottolineare il favore per i nerazzurri, né i soliti articoli del lunedì. Passa in sordina, anzi meno se ne parla e più ci si dimentica in fretta dell’ennesimo favore.

I giornali sottolineano la sfortuna dell’arbitro: mannaggia, era un po’ lontano, avrà visto male, ma è umano e può sbagliare. Certo, avesse sbagliato contro l’Inter o, peggio, a favore della Juve, allora i toni sarebbero stati molto diversi.

Eppoi ci spaventa un particolare: il Catania si sente in debito, il torto è evidente, il punto è scappato (ammesso che il rigore fosse stato trasformato), e allora sono in credito con gli arbitri. Chi c’è alla prossima? Ops… c’è la Juve!

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