Per il terzo anno consecutivo la Serie A perde il suo capocannoniere. Successe già con Ibra, poi l’anno scorso con Cavani. Ora tocca a Immobile, a metà fra Juve e Torino, ormai a un passo dal Borussia Dortmund.

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La Juve non poteva sprecarlo, fra panchine e l’impossibilità di attenderne la definitiva esplosione in maglia bianconera (non che avesse già avuto opportunità), mentre al Torino fa comodo quanto incasserà.

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A 24 anni, dopo una stagione complessa a Genova, Ciro è esploso, tornando su livelli impressionanti come nel Pescara di Zeman, qualche anno fa. Attaccante di razza, capace di giocare dentro l’area, ma anche fuori dall’area. Gran fisico, grande opportunismo. Lo rimpiangeremo?

Già perché l’unica domanda che rimbomba nella testa di tutti è “quanto ci arrabbieremo fra qualche anno quando Ciro sarà diventato un po’ più Ciro?”. D’altronde, è pur vero che adesso le mosse bisogna pianificarle, compresa qualche scommessa.

Con Immobile vince la necessità di reperire subito una plusvalenza più che la scommessa di un nuovo Trezeguet. Va così nel calcio di adesso.

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