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Incidente burocratico ‘sto cacchio!

C’è un giocatore che in Italia riassume nel modo migliore possibile l’efficacia. Si chiama Gennaro Gattuso, professione rompiballe del centrocampo. Per rompiballe si intende uno di quegli interdittori capaci di reggere da soli la corsa di tre uomini, di quelli capaci di trasmettere grinta e sicurezza. Meglio di Gattuso, al mondo, mi ricordo di Davids, un olandese che garantiva alla Juve un equilibrio che solo Emerson riuscì poi a ricreare. Gattuso è uno di quelli che macina chilometri, né più né meno. E a Lippi serve come il pane. Gattuso è anche di quelli che non le manda a dire, che non cerca gli avverbi, ma piuttosto usa parole dure, crude e sincere. Così nella conferenza stampa gli scappa l’addio alla Nazionale a chiusura di torneo, e gli scappano pure un paio di frasi che la stampa ha completamente nascosto quando c’era di mezzo Lippi e le sue scelte. Per esempio Gattuso prende il caso Cassano: “si è rovinato con le sue mani, qui serve gente capace di capire il gruppo”. Concetto quanto mai esatto, quanto mai corretto. Poi se la prende con Balotelli e finalmente uno che dice le cose come stanno: non è paragonabile ai veri campioni, di oggi e del passato. Troppo giovane, con una testa malformata intendendo il suo cervello, con una educazione ridotta ai minimi termini. Ne dovrà fare di strada e certo l’Inter non è l’ambiente ideale per crescere. Anche qui Gattuso ha ammutolito una sala stampa costretta solo a prendere appunti, perché la replica era francamente improponibile. L’unica stronzata la pronuncia alla fine quando parla del suo sogno di allenare la Nazionale. Ecco, anche questa è efficacia.

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Il mercato bianconero. Krasic sì, Krasic no. Sta per scadere il tormentone, destinato a non durare più di qualche giorno. Arriverà da Mosca un fax, una telefonata, un SMS o un piccione viaggiatore a rispondere in qualche modo all’ultimatum di Marotta. Sarà un sì e in tal caso partirà un bonifico di 13 milioni di euro più un’amichevole estiva, o sarà un no e a quel punto partirà un aereo destinazione Europa al fine di trovare l’alternativa al serbo (che oggi mi gusterò in TV, forse!). A quel punto Marotta volerà a Udine per rilevare la metà di Motta (resta da capire quale giovane andrà ai servizi di Guidolin, probabilmente Ciro Immobile) e quindi si arriverà allo scontro totale col Genoa. Coi grifoni ci sono in ballo Palladino (resterà a Genova), Criscito (vorrei tanto tornasse a Torino) e Bonucci (da prendere assolutamente). Non sarà facile e non capisco perché gli operatori di mercato dicono che solo uno fra questi raggiungerà la Juve. Confido in Marotta. Gli altri affari sono da rifinitura, bisogna infatti cedere qualcosa e qualcuno in attesa del botto finale. Tale botto finale deve essere Dzeko: troppo importante per il gioco di Del Neri, troppo importante avere un attaccante del genere. La follia, unica, va fatta solo per lui, visto che Messi non si muoverà da Barcelona. Un altro nome caldo, uscito nelle scorse ore, è quello di Ivanovic. La Juve lo aveva seguito e riseguito, inseguito e poi mollato al Chelsea e ai suoi milioni. Ancelotti ne può fare a meno e il suo contratto scade fra un anno. Rinnovo lontano, così la Juve potrebbe inserire un Diego e capitalizzare al meglio la sua cessione. Il brasiliano non vuole tornare in Germania, se non al Bayern forse, e quindi l’alternativa è Spagna o Inghilterra. Io lo promuoverei seconda punta, ma a Torino le idee divergono dalle mie. Certo se Sir Alex mette sul piatto 25 milioni di euro, le cose cambiano. Inoltre siamo sicuri che quel Nani sia incedibile? Farebbe comodo alla fascia destra di Del Neri, con Krasic a sinistra. Non sono d’accordo infine sulla cessione di Sissoko. So bene che Moggi ha ribadito più volte che il maliano è un po’ anomalo come centrocampista, ma io l’ho visto coi miei occhi il gigante nero. L’equilibrio e la corsa che garantisce al centrocampo potrebbero permettere al suo compagno di reparto di giocare in tranquillità. Si spinge e recupera, corre, aggredisce, recupera palloni e di testa è importante. Ha un cuore enorme, perché privarsi di un giocatore simile? Quando puoi cedere Melo che regista non lo è e non lo sarà mai? Quando puoi approntare uno scambio con qualche pedina estera? (Tipo Van Persie?)

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Incidente burocratico di ‘sto cacchio. Abete, uno di quelli che in un ufficio postale non riuscirebbe a ricoprire un ruolo più in su di capo-pulizia-delle-scale, si è risentito del fatto che Vieira ha consegnato la Coppa del Mondo al Sudafrica. Incidente burocratico scrivono oggi i giornali, ignorando una situazione tragicomica. La Federazione Italiana è lo zimbello di tutto il mondo. Ci prendono per il culo come meglio non si potrebbe. Ci ignorano, ci sfottono. Questo grosso merito va alla gestione di questi quattro anni e a personaggi molto carismatici (alla meno uno, come direbbero i matematici) di cui la stima mondiale è ai minimi livelli. La premessa è d’obbligo: se sei Campione del Mondo non attendi il fax dell’invito, ma prendi l’aereo, ti sbarbi, ti metti giacca e cravatta e organizzi una spedizione presentandoti ai cancelli Sudafricani. A quel punto ti fanno entrare e al Capitano chiedono se gentilmente può consegnare la Coppa. Punto e basta. Finisce lì, coi fotografi che immortalano l’evento. Abete dice che la FIFA ci ha ignorati. Bene, si chieda il perché. Non conta nulla lui, né la Federazione che rappresenta. Si chieda il perché. Certo non c’è complotto, non esiste complotto né una ragione per pensare al complotto. E chi lo pensa non fa altro che aumentare quel bisogno di cambiare nazionalità che molti miei connazionali ormai coltivano da tempo. La FIFA non chiama, la FIFA deve essere chiamata. Il Paese Campione del Mondo non attende un SMS di invito, ma impone la propria presenza a qualsivoglia manifestazione.

Detto questo è bene precisare che la funzione di Vieira non era tanto quella di Vice-Campione del Mondo. Beoti tutti quelli che pensano questo. Vieira, come molti francesi fra cui Zidane che però era assente, è un francese (europeo) con evidenti origini africane. Rappresentava, nelle menti degli organizzatori della cerimonia di presentazione, quell’anello di congiunzione fra resto del mondo e Africa. Ma questo è un concetto talmente nobile che i nostri imbecilli in giacca e cravatta, anche detti dirigenti di Federazione, non possono nemmeno intuire. Sappiamo solo scaricare le responsabilità sul prossimo, inventarci casi e scandali. Siamo proprio un paese ridicolo, e su questo Cannavaro ha ragione. Punto e basta!

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