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Ingombranti presenze in quel di Vinovo

Da una parte c’è la fottuta paura di un intervento maldestro di J.C.Blanc, dall’altra il rischio serio di vedere ancora maglie che furono gloriose addosso a gente come Grygera, Amauri, Poulsen. La cosa, in realtà non così sorprendente, è l’apertura della società verso i giovani. Giocoforza serviva far numero e sono stati promossi, almeno per questo preritiro, un paio di elementi che hanno vinto il Viareggio 2010. Alcuni hanno reali possibilità di giocarsi un ruolo in questa Juve 2010/2011.

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La prima conferenza stampa di Marotta e Del Neri ha confermato le impressioni che dall’esterno molti tifosi hanno avuto: finalmente c’è un minimo di chiarezza, fra società, dirigenti e tecnico. Le idee, abbastanza semplici da interpretare, sono chiare e quindi si opera in conseguenza.

Del Neri ha parlato, poco ma ha parlato. Il primo intervento serviva per sfatare subito un mito (nonostante so già che un po’ di lettori storceranno il naso): Del Piero è il Capitano di questa formazione, Del Piero potrà giocare un ruolo chiave come da 18 anni a questa parte. L’età che avanza potrà solo limitarlo nel minutaggio e dovrà essere bravo lui, e pure Del Neri, a capire quando fermarsi e quando ripartire. Ma sulla classe e sulla personalità, sul carisma e sull’intelligenza non si discute. Che ruolo per Diego? La risposta di Del Neri è precisa: certo non può fare l’esterno, lui è un regista di centrocampo (una sorta di Pirlo, perché no?) o deve giocare dietro una punta. Ergo, se non si riuscirà a vendere Diego farà proprio quello, una sorta di Cassano dietro una punta forte e mobile (Iaquinta, Amauri, perché su Dzeko diremo una parola alla fine dell’articolo). Del Neri ha ancora detto che c’era e ci sarà bisogno di abbassare l’età media della squadra, e non perché i vecchi sono troppo logori o stanchi, ma perché serve equilibrio, tanta tanta forza e serve soprattutto ricostruire.

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Alternandosi a Del Neri ha parlato pure Marotta. Lo confesso, sotto sotto ero scettico. Lavorare a Genova, senza riflettori addosso, è diverso che lavorare alla Juve dove ogni giorno te ne dicono di tutti i colori: chi tenta di fare la soffiata, chi analizza e psicanalizza le strategie di mercato, presenti, future, futuribili, probabili e impossibili. Le pressioni sono differenti e io credevo che Marotta naufragasse. Invece no, mi ha sorpreso. Piacevolmente sorpreso. Sempre disponibile, tranne quando le domande riguardano trattative delicate (di Krasic avete mai sentito parlare? E di Dzeko? O del ritorno di Lanzafame?), sempre molto pacato, frutto di una sicurezza che gli deriva dalle numerose leve azionate in questo mese. Da Bonucci a Motta, da Lanzafame a Martinez, passando per Storari, il lavoro di Marotta fin qui, considerando lo stato dell’arte della società bianconera, è soddisfacente. E siamo solo ai primi di luglio, con due mesi pieni per completare o avviare trattative ulteriori. La sensazione è che questo preritiro serva per capire chi ha voglia di Juve e quindi chi sarà destinato a essere cestinato. Sceglieranno Del Neri e Marotta, ben sapendo che certi elementi saranno di difficile vendita e mi riferisco ai vari Zebina, Grygera, Poulsen, lo stesso Felipe Melo.

Caro Felipe io vorrei difenderti, perché credo che hai qualità molto interessanti (fisiche e tecniche), ma quella testa che ti ritrovi è imbarazzante. Come faccio a spendere due parole in tua difesa? Brillante il primo tempo ieri con l’Olanda, disastroso nella seconda parte di gara. L’espulsione è solo il coronamento di un comportamento poco equilibrato. Recupera una decina di palloni, serve l’assist fino a quel momento decisivo, e poi gli si spegne il neurone della bontà lasciando spazio a un vuoto mentale da far paura. Hai dato due calcetti a Robben, ok, non ti senti a posto con la coscienza? Perché devi esagerare calpestando il povero Arjen? Sarà difficile recuperarlo mentalmente, metterlo sulla retta via. E’ un pericolo pubblico numero uno nello spogliatoio e quelle parole di Ferrara sembrano una profezia cui dare ascolto. Forse questo quarto di finale ha definitivamente detto a Marotta di vendere al più presto il brasiliano e pazienza per la minusvalenza. Anche se sono curioso degli effetti del lavaggio del cervello qualora Felipe rientri nei quadri Juve.

In attesa di capire moduli e uomini, già la prossima settimana è prevista una sgambata (11 luglio), l’attenzione si rivolge oggi alle parole di Abete. A proposito, è stato riconfermato, come se qualcuno davvero si aspettasse il suo licenziamento in tronco. Come se ci fosse anche la minima possibilità di poter applicare una regola talmente elementare e per questo non consciuta in Italia: meritocrazia legata a responsabilità. E difatti il magico Abete ha partorito la cazzata: riduzione da 2 a 1 del numero di extracomunitari per club. A inizio luglio una regola del genere permette a certe squadre di poter operare selettivamente un acquisto, ad altre scompagina i piani di mercato. Chi ha già acquisito un extracomunitario si ferma qui e dovrà dire addio a certi sogni. Chi non ha invece completato una simile operazione si trova in clamoroso vantaggio rispetto alle concorrenti, alcune tagliate già fuori dalla trattativa. Incredibile, vero? Non si capisce il motivo per cui varare una simile legge. Già perché gli stranieri questa legge non promuove i vivai, né permette un ridimensionamento nei numeri degli stranieri. E’ il solito fumo negli occhi di certi lettori sprovveduti o disattenti. Che poi questo intacchi le manovre di Marotta è solo, forse, un puro caso. O Dzeko o Krasic, con il serbo che in questo momento è il favorito per vestire il bianconero. A meno che non si decida di fare come l’Inter: falsificazione patente e documenti e Dzeko diventa calabrese o aostano. E’ anche questa una soluzione, tanto poi con un patteggiamento di 2 mesi, senza squalifica per il giocatore, tutta la vicenda sarà risolta.

Ma Abete non è stupido: è completamente deficiente. Come si fa infatti ad ammorbidire lo stato d’animo dei tifosi? Basta lanciare una qualche campagna illusoria. Ed ecco la magia. La FIGC ha chiesto, in merito allo scandalo Calciopoli (quello dove l’Inter ha messo in piedi la farsa più bella mondo del eliminare i concorrenti e organizzare da sé tornei aziendali a vincitore pre-dichiarato), l’acquisizione delle 171mila telefonate. Vuole vederci chiaro. Sìì, chiarissimo! Dopo quattro anni ormai pochi si ricordano di Calciopoli (in realtà si respira nell’aria la fottutissima paura che qualcuno parli finalmente!) e la FIGC per miracolo si ricorda che in Italia non c’è da punire, ammesso che si debba punire per forza, solo la Juve. E per questo si schiera Parte Civile. La FIGC, quella commissariata da Guido Rossi, quella che cambiò le regole, quella che coprì gli scandali Bilancipoli e Passaporti-Falsi, quella che permise un massacro feroce contro la Juve senza uno straccio di prova, oggi si schiera Parte Civile. Contro se stessa?, mi domando io. Sì perché se capisci di aver agito male, di aver sbagliato qualcosa, proprio per il bene di quel giocattolo chiamato calcio dovresti rassegnare le dimissioni e lasciare spazio a qualcuno di più competente e più onesto. Ah già, scusate, mi dimentico sempre che siamo in Italia!

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