Menu Chiudi

Intensità e qualità: è la Juve di Conte

Quando al triplice fischio leggi “910 palloni giocati”, allora capisci che Conte ha messo su una specie di battaglione. Un battaglione che può contare su diversi personaggi, multiruolo: c’è Vidal che le suona e che poi conclude a rete, o semplicemente imposta con una qualità superiore alla media; c’è Pirlo che è l’ultimo stadio dell’evoluzione umana; ci sono Barzagli e Chiellini che sovrastano gli avversari con una facilità imbarazzante; c’è Buffon che a questo punto dovrebbe pagare il biglietto e che mostra i denti e il pugno quando la sua squadra segna. Ci sono poi le pennellate di Vucinic, le sfuriate di Giaccherini e la voglia matta di Borriello.

Advertisment

Conte ha plasmato un gruppo di acciaio. La voglia che la Juve ci mette, nel giocare a calcio, non ha eguali nel recente passato bianconero, prendendo spunto dal periodo di lippiana memoria o quello più vicino e cioè lo squadrone di Capello. Questi undici potrebbero vantare un tasso tecnico e di esperienza certamente maggiore, ma nel complesso questa Juve non paga dazio a nessuna delle due.

Non ci sbilanciamo perchè non lo abbiamo fatto prima e non ci esaltiamo adesso, ma alcuni numeri sono davvero imbarazzanti e inconfutabili. Raccontano di una Juve costantemente nella metà campo altrui. Con Bonucci, quasi sempre ultimo uomo, a portare la linea su su fino alla mediana. Con Lichtsteiner e Giaccherini che si alzano spesso sino a livello degli attaccanti. Con Pirlo che dovrebbe essere il vecchio centrocampista metodista degli anni ’50 e invece te lo ritrovi costantemente vicino al limite dell’area perché la Juve ha ormai mangiato il campo.

Non ci esaltiamo, non cadiamo nel trappolone di rilassarci convinti di aver fatto chissà cosa, ma ancora i numeri vanno letti per tenere viva una memoria che qualcuno sporca con una frase che Conte rispedisce al mittente con un po’ di schifo: la Juve ha tanta grinta. Maddai (cit. Mughini):

Io non accetto questa frase. La Juve ha sì tanta fame e ci mette tanta cattiveria agonistica, ma questa squadra gioca a calcio, vuole giocare a calcio e imporre la propria filosofia. Vuole comandare il gioco e mi pare che ci riesca ogni domenica, contro ogni tipo di avversario. Voi ora dite che è stato facile contro il Novara, ma lo dite al 95esimo, invece io vi faccio notare che squadra ha battuto la Lazio e facile non lo era.

Advertisment

– Antonio Conte

Filosofia, imporre il proprio gioco. A parlare con gli juventini capisci che molto è cambiato: la Juve di Capello vinceva perché sulla sua difesa del risultato rimbalzavano un po’ tutti. La Juve di Lippi divertiva e vinceva perché il talento della metà dei giocatori in campo era nettamente superiore al talento complessivo degli 11 avversari. Mentre l’altra metà, giocatori nella media, beneficiavano dei vari Zidane e Del Piero, per citarne solo due, e quindi apparivano alla fine come autentici fenomeni. Invece la Juve di Conte, questa Juve, è semplicemente disarmante.

L’innesto di Pirlo – benedetto Mister Allegri che gli ha preferito Van Bommel – ha consentito di crescere in termini di personalità. L’inserimento di Vidal ha cementato il centrocampo più forte al mondo (i numeri sono numeri, basta metterli a confronto). Le seconde linee cominciano a mostrare una pesantezza, in termini di efficacia, spaventosa. In questa Juve si fa fatica a trovare un difetto e i continui cambi di Conte nell’11 iniziale non modificano di una virgola il risultato in campo. Non tanto in fatto di vittorie, ma proprio nella prestazione generale. Che ci sia Pepe a destra o Caceres o Lichtsteiner, che ci sia Giaccherini o De Ceglie, che in attacco giochi Borriello o Quagliarella, la Juve va e comanda, segna e sfonda. E non si difende mai perché l’avversario quasi mai riesce ad alzarsi.

Questa Juve aggredisce sin dalla metà campo avversaria e morde ogni tipo di caviglia. Impressionante il numero di palloni recuperati negli ultimi 30 metri. Impressionante il numero di tocchi del centrocampo. Tutto questo è un grosso merito di Antonio Conte che ora attende un riconoscimento sul mercato: servono giusto un paio di innesti, pesanti, di eccezionale qualità.

Intanto, però… c’è il Lecce mercoledì sera.

Advertisment