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Inter-Juventus 0-0 Prova di maturità

Un pari, ma a essere rammaricati oggi sono sicuramente i bianconeri. La prima sensazione al fischio finale è stata, certamente di soddisfazione, ma evidentemente di sincero ringraziamento al lavoro di Del Neri. Dopo aver tanto scritto e bistrattato la vecchia dirigenza e lo staff tecnico, oggi si deve riconoscere a Marotta e Andrea Agnelli di aver creato un gruppo coeso in tutte le sue parti. Un gruppo che in campo, finalmente, se la gioca alla pari con tutti, che non soffre di quello strano complesso di debito contro le avversarie storiche. Si deve, insomma, a Marotta e Andrea Agnelli il ripristino delle caratteristiche bianconere. Che prima ancora del risultato finale mostravano un alto senso della battaglia, grande personalità (che è clamorosamente mancata nel dopo Calciopoli, tranne che nell’anno in cui Deschamps era sulla panca Juve) e spirito di sacrificio. Ieri, per stanchezza, non per altro, è mancato lo spunto finale. E’ mancato a Iaquinta che aveva spremuto il cuore e le gambe come pochi e a lui va il mio più sincero ringraziamento per aver onorato così i nostri colori. E’ mancato a Quagliarella, autore di una prova che non mi aspettavo, fatta di rientri e coperture, di attacchi e  tentativi purtroppo falliti. E’ mancato a Krasic perché ci si è dimenticati che trattasi di essere umano con due polmoni e un cuore che pompa sangue, nonostante anche ieri non è sceso sotto il 7 in pagella.

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Una Juve quadrata, come da tempo non la si vedeva. Grintosa, coperta, corta e pronta a sprintare. Pronti via ci sono subito le novità di formazione che non ti aspetti. Recuperato Aquilani, eccezionale in mezzo al campo, sarà anche decisivo quando avrà trovato tempi e fiato, e messo in coppia con Felipe Melo, schierato Quagliarella a fare da trottola impazzita là davanti, spostato Marchisio a sinistra perché il suo senso tattico e la sua classe servivano più in fase di contenimento ieri sera, e il Principino ha sfoderato una prestazione attenta e parsimoniosa. Non ti aspetti nemmeno un Grygera che da un po’ di partite non scende sotto la sufficienza. E che addirittura non va in difficoltà contro i vari Johnson, Tevez, Eto’o, Silva e via così. Simbolo e segno che da lunedì al sabato la Juve di Del Neri, Marotta e Andrea Agnelli lavora sul serio sui campetti d’allenamento.

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Una Juve matura, che non prende gol, che sa sopperire alle fatiche colossali delle 7 partite ravvicinate e delle trasferte pesanti. Un plauso va a Storari: ero scettico, mi ha fatto cambiare idea. Un miracolo, tanta sicurezza. Complimenti. Il vice Buffon non poteva essere migliore di questo 33enne prelevato dalla Milano rossonera. Un affare che assomiglia, sebbene il calibro sia nettamente differente, a quello che portò un certo Edgar Davids alla corte di Lippi. Serviva come il pane: grazie Marotta. Una Juve accorta, ma pungente. Del Piero prima o poi infilerà un calcio di punizione. Mentre Quagliarella davanti la porta non può sbagliare. E Krasic troverà più fortuna nelle prossime partite. Ecco la chiave di quest’anno: il rammarico per le occasione che potevano essere sfruttate meglio, piuttosto che lanciare accuse e feroci critiche contro i nostri giocatori. E’ la svolta rispetto al recente passato dove la tendenza era diversa, oltre che sbagliata. Merito della nuova dirigenza. Di un Presidente che conosce come pochi altri lo stile Juve, che può rispondere con la dovuta intelligenza alle stronzate che piovono dalla solita parte d’Italia e che può permettersi di guardare tutti dall’alto verso il basso: come la storia insegna, come la storia impone.

Psicologia mostrata in campo. Vai a rivedere le immagini e scopri che il nervosismo è leggibile nelle facce dei giocatori dell’Atalanta di Milano. Nervosismo e un po’ di timore, perché Krasic è guardato a vista da un cecchino del terzo anello e il movimento costante di Iaquinta mette pressione ai vecchietti. Peccato non avere la giusta lucidità per punire, ma sarà per la prossima volta. In fase difensiva si soffre il giusto, contro l’extraterrestre Eto’o. Se non ci fosse lui, assieme a Roma e Parma a questo punto poteva trovare ampio spazio questa formazione orfana del suo uomo più importante. Pur di dare buca in un appuntamento importante, davanti al giudice Teresa Casoria, ha fatto sposare la figlia in un luogo lontano. Non ha visto il match, non era presente a incitare gli animi, e guarda caso non è accaduto nulla di clamoroso nel dopo partita. Ma è solo un caso.

Non è un caso, invece, l’atteggiamento del Capitano. A 36 anni arriva il momento di tirare un attimo i remi in barca, godersi le onde, rifiatare un po’ e conservare e concentrare le energie per poche vogate. Tipo gli ultimi 20 minuti quando, accolto dai soliti testardi tifosi che non danno retta a certa stampa che lo vorrebbe pensionato, subentra a un ottimo Iaquinta per tentare gli assalti finali. Danza tra il centrocampo e l’attacco. Ci prova dalla distanza, tiene palla e la smista con la consueta eleganza e intelligenza. Oltre alla pecora Dolly forse è il caso di provare la clonazione sulla sua persona. Lo rimpiangeranno tutti quando smetterà. Anche perché, e ci torno in un altro post, le sue parole dopo ogni partita sono lucide e intelligenti, come poche volte accade in questo strano e deludente mondo del calcio. Esalta la scelta di Del Neri di puntare su Quagliarella. Lui, il napoletano, non aveva giocato in coppa ed era fresco e infatti è servito come il pane in questa sfida. Lui, il Capitano, era reduce da tutte le partite faticose in questo tour de force. Non piace a nessuno stare fuori, figuriamoci a lui, il Capitano, la Gigi Del Neri che di professione fa l’allenatore della Juve ha fatto la scelta più giusta per il bene della Juve. Chapeau: non è il primo Alex, non sarà l’ultimo.

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