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Intervista all’AVVOCATO

Ho ottenuto l’appuntamento per le 7 del mattino.

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Un po’ presto. Ma chiedetelo a Boniperti o Moggi se le 7 sono un po’ presto per l’Avvocato.

Mi ha accolto con la garbata cortesia ed il sorriso di chi si concede, ma dall’alto.

Era, al solito, impeccabilmente elegante, ma di quell’eleganza non data dal vestito, bensì dall’atteggiamento e dal carisma.

Non mancava il vezzo dell’orologio portato sul polsino della camicia; era un orologio bellissimo, sicuramente un pezzo unico: sul quadrante c’era lo stemma della Juventus con sopra tre stelle di oro purissimo.

Con la voce un po’ tremante dall’emozione ho esordito con

- Avvocato, grazie di avermi ricevuto, le rubo pochissimo tempo.

- Caro amico, il tempo è un problema per lei, dove ora sono io non esistono questi problemi ……. e poi si metta tranquillamente a suo agio, so che viene per conto di “io juventino”, sono amici miei!

- Volevo farle qualche domanda, o forse molte. Sa com’è, è tanto che non la sentiamo e ultimamente sono successe tante cose di cui parlare.

- Sono a sua disposizione.

- È soddisfatto di come vanno gli affari in famiglia: la Fiat, John Elkann, Marchionne ?

- È un momento assai critico per l’economia dei paesi occidentali. Anche per il comparto auto. Ci ha salvato l’accordo con la Chrysler: è stato un colpo da maestro di Marchionne. Gran manager. Può perfino permettersi di non mettere giacca e cravatta. John è ancora giovane e da Marchionne imparerà molto.

D’altronde nel ‘46, quando morì mio nonno, io ero giovane e Valletta mi pose l’ aut aut “O io, o lei”. “Ma certamente lei” risposi. E vicino a Valletta imparai. Solo dopo venti anni mi sostituii a lui.

- Ma come mai John Elkann, e come mai quelle strane manovre di Gabetti e Franzo Grande Stevens?

- Caro figliolo, ma lei vuole sapere troppo.

Comunque John è là perché tra gli eredi è il più adatto. Il povero Edoardo, mio figlio, aveva altre cose per la testa. Giovannino, figlio di Umberto, era il mio prescelto, ma il destino ce lo ha portato via. Tra i rimasti mi è parso John l’unico che potesse raccogliere il timone. Affiancato da gente molto capace. Ma il capo deve essere uno, uno solo. Per questo Gabetti e Franzo Grande Stevens, miei fidatissimi, hanno fatto quelle manovre che lei ha definito strane. Erano mie disposizioni. Ma non avevo detto di far fuori Moggi e Giraudo. Questa, quando passeranno qui, e passeranno per forza, me la dovranno spiegare.

- Comunque John ha guadagnato punti con la battuta “Ha vinto più Carrera in una partita che Zeman in tutta la carriera”.

- È mio nipote anche se porta un cognome diverso. Buon sangue non mente.

- Ma veniamo alla Juventus. D’altronde l’intervista è per “io juventino”. Lei aveva sempre detto che avrebbe voluto vedere la terza stella. Dispiaciuto di non esserci stato? E sono davvero trenta gli scudetti?

- E chi l’ha detto che non c’ero? Veda, da qui non si può intervenire sui fatti terreni, ma possiamo vedere tutto. C’ero a Trieste, e non può immaginare quanto ho goduto. E non mi faccia domande sui trenta scudetti, non lei. Ci mancherebbe altro che non fossero trenta. Sono tre stelle e brillano come se fossero una costellazione.

- Quindi Moggi, Giraudo e la Juventus sono stati condannati ingiustamente ……..

- Pochi giorni prima di andarmene ho chiamato al mio letto Moggi e Giraudo. Devo aggiungere altro?

- Non deve aggiungere nulla, Avvocato. Il suo giudizio su quelle persone e sul loro modo di agire vale molto, ma molto di più delle sentenze di Artico, Sandulli, Casoria, ecc.

Ma secondo lei non è sospetto che tutto sia scoppiato non appena siete venuti a mancare lei e suo fratello?

- Non c’è nulla di sospetto, è tutto chiaro. Nessuno avrebbe avuto il coraggio di attaccarmi, ne sarebbero usciti con le ossa rotte. Deboli e vigliacchi, mi perdoni il termine, hanno mostrato i muscoli quando non c’era più chi poteva difendere la Juventus. È come se mi avessero colpito alle spalle.

- Deboli e vigliacchi riferiti a chi, se è permesso?

- Lei mi sta simpatico perché è di “io juventino”, ed allora, fuori dal mio stile, mi toglierò qualche sassolino dalle scarpe. Moratti, Tronchetti Provera, Galliani, Petrucci e tutti gli anti-juventini facenti parte della Procura Federale e della Giustizia sportiva.

E poi la Gazzetta dello Sport e Candido Cannavò (presenti nel mio libro paga). Già Cannavò mi aveva disgustato con il suo comportamento contro  Pantani, ma io ero un imprenditore democratico e non misi bocca. Ma contro la Juventus il Signor Cannavò non avrebbe mai scritto quello che ha scritto se io fossi stato ancora vivo. Che uomo pieno di coraggio!

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Sa, a vincere tanto, ci si fanno tanti nemici. E noi abbiamo vinto tanto. E vinceremo ancora tanto.

- Ma John, Gabetti, Franzo Grande Stevens, non potevano difenderci?

- John è giovane oggi, immaginiamoci allora. Gabetti e Franzo Grande Stevens hanno equivocato tra Famiglia e Juventus, ed hanno pensato che per salvaguardare la Famiglia fosse giusto anche danneggiare la Juventus. Ma quando passeranno qui, e passeranno, me ne renderanno conto. Le scelte di John in merito a Cobolli Gigli, Blanc, Zaccone, non sto nemmeno a commentarle. Ad un nipote si perdona tutto. O quasi. È dal 2006 che non ho più avuto motivo per gioire. Ho sofferto tanto. Mio nipote Andrea, devo riconoscere un Agnelli vero, e Conte che già avevo apprezzato sul campo, mi hanno fatto sorridere dopo sei anni. Che dico sorridere, godere, ed ora non voglio smettere.

- E su scommessopoli, vuole spendere una parola, Avvocato?

- Volentieri. È uno scandalo in tutti i sensi.

Uno scandalo che le scommesse abbiano così sconvolto il calcio. Una scandalo che la Juventus, seppure in via indiretta, ci sia finita dentro. È evidente che sul campo non ce n’è per nessuno, almeno in Italia, e allora si creano vergognosi castelli accusatori, basati sul nulla, per toglierci il nostro allenatore. E Abete e Petrucci, che un tempo tremavano quando parlava l’Avvocato, ora ci vorrebbero anche impedire di gridare tutto il nostro sdegno. Vergogna!

E qui la foga dell’Avvocato è diventata tale che anche il vostro cronista ne è rimasto intimorito.

- Si calmi Avvocato, mi fa quasi paura.

- Non abbia timore, lei è un amico. Ma gli altri non dormano tranquilli. Andrea è un Agnelli. Andrà fino in fondo.

- E le sembra normale che Petrucci plauda alle parole di Zeman contro Conte?

- Di Petrucci ho già parlato, e per quanto vale, gli ho concesso troppo tempo, anche se il mio è infinito. Per Zeman, mi pento di aver portato in Italia lo zio Cesto. Ha seri complessi Zeman, mi dispiace per lui. E dire che fa un gioco d’attacco come piace a me. O quasi: io amo il gioco d’attacco, ma di più vincere. Lui non ci riesce spesso. Ricordo ancora che Trapattoni vinceva sempre in Italia, ma faceva un gioco troppo difensivo. Dovetti inviare un aereo privato in Francia per regalargli Platini e vincere dando spettacolo. Anche la Coppa Campioni.

- Ma quella Coppa Campioni, gli anti-juventini non ce la riconoscono perché dicono che la finale non si doveva giocare e che Boniek era tre metri fuori dell’area in occasione del rigore.

- Gli anti-juventini talvolta sono così spregevoli che speculano anche sui nostri morti. Io soffrii profondamente quando il Grande Torino perì a Superga. La Coppa dei Campioni ci spettava comunque perché se non si fosse giocato sarebbe stato per colpa dei tifosi inglesi. E la Coppa non è una ricompensa per quei morti innocenti. È un trofeo sportivo, meritato, che esponiamo con orgoglio anche in memoria di tutte quelle vite, juventine, perse per una follia.

- Cambiamo argomento, le è parso giusto troncare il rapporto con Del Piero?

- Il mio Pinturicchio mi ha fatto molto divertire, anche se ad un certo punto mi fece anche molto attendere. Ma io ho visto giocare Hirzer, Orsi, Hansen, Boniperti, Sivori, Charles, Platini, Baggio, Zidane e ne dimentico sicuramente altri. Quello che conta è la Juventus. I giocatori ed i presidenti passano, la Juventus rimane. È nella natura delle cose che il nostro amatissimo Pinturicchio, a 38 anni, abbia dovuto lasciar spazio a campioni più giovani.

- E i nuovi acquisti per l’attacco alla Champions League?

- Asamoah grande acquisto. Isla immagino ugualmente. Giovinco speriamo di non doverlo aspettare troppo. Lucio darà il suo contributo.

- Ma un acquisto come quelli che faceva l’Avvocato con l’aereo per portare in un amen Platini in Italia? Non le sembra che ci serva un campionissimo per la Champions?

- Effettivamente Marotta deve ancora convincermi. Bravissimo per Pirlo e Vidal. Bravissimo per Asamoah ed Isla. Ma non può parlare per mesi di una punta-fenomeno e poi ripiegare su ciò che è rimasto in giro a fine mercato. Comunque per il bene della nostra Juventus auguriamoci che Berbatov diventi magari il colpo dell’anno.

Moggi era un’altra cosa. Addirittura mi faceva dire agli azionisti che non avremmo mai venduto Vieri e poi la sera lo cedeva in Spagna per tanti miliardi da reinvestire per rendere la squadra ancora più forte. Taceva le cose persino a me per poter concludere l’affare con il massimo profitto. Marotta sembra che vada in giro a parlare un po’ troppo. Anche se su Berbatov si è mosso in silenzio e di sorpresa. Magari sta diventando più bravo!

Certo ci fossi stato ancora io, mi sarei tolto ben altro sfizio ………

Non mi faccia venire la nostalgia.

- La vedo informatissimo. Qui da voi, la mattina, arriva Tuttosport?

- Ma cosa vuole che le dica. Certo che arriva Tuttosport, noi possiamo leggere tutto. Ma io ero abituato a leggere Casalbore, il mitico Carlin, Baretti, Panza, Ghirelli, Minà, Ormezzano, Caminiti; non crederà che possa perdere tempo a leggere Oreggia, e fortuna che De Paola se lo è preso il Corriere. Sono comunque informatissimo perché ho canali preferenziali: in fondo sono sempre l’Avvocato, anche qui ……

Ma ora mi scusi, la devo congedare. Mi attende Umberto, dobbiamo parlare di suo figlio e della Juventus.

- Ci mancherebbe, Avvocato. Grazie per la cortesia e l’onore che mi ha concesso.

- Non si dimentichi di salutarmi gli amici di “io juventino”.

- Non mancherò.

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