Al suo primo agosto da professionista, Pippo Inzaghi risulta già più vincente di Zeman. Un trofeo estivo d’accordo, ma a leggere le pagine dei giornali, con grandi suggerimenti di Galliani, sembra del tutto azzerato il gap logico fra Juve e Milan. Buon per noi.

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Allegri ha di fatto messo in congelatore il 3-5-2, insistendo sulla difesa a 4 e su un modulo offensivo tutto da valutare.

Anche nel triangolare contro Milan e Sassuolo, i segnali sono sembrati chiari. Si parte dal centrocampo, motore impareggiabile della macchina Juve. Laddove si concentrano i migliori prodotti bianconeri: Pirlo in regia già in forma smagliante, poi il ritorno di Vidal (alla prima presenza stagionale), la conferma di Pogba, l’utilità di Marchisio. Con l’aggiunta di un Pereyra che ci tornerà molto utile durante la stagione. Così come non sono dispiaciuti l’intraprendenza e il dinamismo di Romulo.

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Da registrare l’assetto difensivo dove si alternano amnesie, ritardi di condizione e incertezze (leggi Ogbonna). Senza Barzagli e Chiellini, la Juve farebbe meglio a puntare su Caceres, ma certe ripartenze vanno limitate e frenate. La compattezza del 3-5-2 sembra leggermente smarrita quando i due esterni bassi si alzano e i centrocampisti (leggi Pirlo) fanno fatica a chiudere. Curare questo particolare, prego.

Mentre appare insostituibile la presenza di Llorente. Vale a dire un attaccante pesante, di grande stazza, abile sui palloni sporchi e ottimo spalle alla porta per ri-creare gioco, smistare palloni, far avanzare la squadra. Aspettando Morata, resta da capire il profilo del quinto attaccante.

In definitiva, una Juve che non ha smarrito il senso del gioco e che a 7 giorni dall’inizio ufficiale della stagione, si presenta con affascinanti dubbi tattici. Che Allegri dovrà sciogliere nel più breve tempo possibile.

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