Non è stato un grande spettacolo. Non è stato proprio uno spettacolo, almeno limitatamente dal nostro punto di osservazione. Per “nostro” intendo il tifo italiano. Massacrati nel fisico e nel gioco da un Messico sprizzante di allegria e voglia di divertirsi. Lo si leggeva in faccia, ieri sera, ai giocatori del Messico la voglia di calciare quel pallone. Movimenti perfetti, grandi sincronie tattiche, inserimenti, corsa e buoni piedi. Il commento RAI di Civoli è disgustoso per la prima mezz’ora. Un commento di parte, così abituato a sentire per tutto il campionato di Serie A. Serve molta umiltà anche a fare il giornalista, il commentatore. Proprio per non annoiare la gente a casa. Il che non significa snobbare il proprio tifo, figuriamoci. Siamo italiani. Ma quegli strani apprezzamenti per il Messico, ridotto in certi punti a un ammasso di ragazzi prelevati chissà da quale asilo nido e messi lì a giocare. Un’arroganza meschina insopportabile spezzata soltanto dall’obiettività di Salvatore Bagni che a più riprese ha detto “Io vedo il campionato del Messico e ti assicuro che giocano proprio così!”. In realtà in tutto il mondo si gioca così: si corre e si cerca di divertirsi, si cerca di puntare l’uomo e a volte è bene fregarsene dell’esasperato tatticismo. Siamo arroganti e perciò siamo vecchi in questo mondo globalizzato. Siamo poco umili e perciò avviati inesorabilmente a sconfitte sonore. Come quella di ieri sera.

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A parte lo sfogo personale, io il calcio lo vedo in un’altra maniera, senza pregiudizi. Così capita che ieri l’Italia imballata di Lippi metta in mostra molte insicurezze, una stanchezza atavica figlia forse degli anni, forse degli acciacchi personali, forse della stagione non esaltante del calcio italiano aggrappato ad una illusione di cartone. Nella prima mezz’ora ho sentito tanti rimandi allo schema dei nerazzurri: e sì che nemmeno in biglietteria è possibile trovare un italiano capace di dare una mano alla Nazionale. E sì che quello schema non è stato inventato da Mourinho, ma a lungo applicato nella storia del calcio. A noi manca talento, manca gente capace di soffrire. Uno statico Pirlo, un nervoso De Rossi. Impalpabile la prestazione di Gilardino, troppo isolato. Poche volte innescato Iaquinta. Un fantasma Totò, l’uomo che in periferia e in provincia riesce a macinare magie, salvo poi dispedersi nel calcio che conta. Timido, forse anche impacciato, perché no… impaurito dai grandi palcoscenici. Per giocare a calcio, oltre il talento, e forse più della tecnica, occorre una forte mente: coraggio, umiltà, voglia di migliorarsi, niente arrendevolezza o arrivismo. I contratti e le ribalte offerte dalle trasmissioni in Italia non fanno pari alle prestazioni in campo. Forse le giustificazioni di Lippi nell’intervista post-partita saranno pure vere, ma io ieri sera proprio non mi sono divertito. Zero giocate, zero gioco corale. Marchisio completamente fuori dal gioco, imbottigliato dai due costruttori bassi che puntualmente lo scavalcano nella manovra. Pochi accenni di scambi fra Di Natale e il centrocampista di turno. Poche discese di Zambrotta, un po’ più propositivo Criscito che forse sarà l’uomo più positivo insieme a Bonucci. Guarda caso, due giovanotti con una voglia smisurata di fare bella figura, di dare l’anima per quella maglia azzurra data per scontata da certi tipacci 36enni o certi altri che sol perché facenti parte di certe spedizioni sentono addosso il diritto di poter indossare quella maglia. Non ho letto negli occhi degli italiani né la grinta né la vergogna per una prestazione francamente imbarazzante. Cosa c’è da salvare nella partita di ieri? E non mi si dica che era solo un’amichevole, perché la domanda seguente è allora: quali sono le indicazioni che un osservatore può trarre? Chi fra Pazzini, Quagliarella e Gilardino può timbrare presenza ai Mondiali senza per questo far imbestialire a casa gente che a questo punto potrebbe rivendicare la propria presenza? Chi fra Di Natale, Iaquinta, Marchisio, Pirlo e De Rossi può proporsi come faro di una Nazionale con le gambe pesanti e la testa poco lucida? Chi dovrebbe asfaltare quelle corsie come fa il tedescone del Bayern per la Germania o Maicon nel Brasile o Cristiano Ronaldo nel Portogallo e, più semplicemente, i vari ragazzini terribili messicani di ieri sera?

E sì che ancora una volta Buffon ha limitato i danni. E sì che i vari Bonucci e Criscito si sono comportanti anche benino. Manca il gioco sulle fasce dove, piaccia o non piaccia, Camoranesi riesce a dare un’interpretazione unica di quel ruolo. Peccato per l’età e una stagione ricca di strascichi fisici non banali. Peccato pure che Causio abbia smesso di giocare, sarebbe servito come il pane. Ora la palla passa a Lippi. Dubito riuscirà a plasmare quello stesso gruppo che 4 anni fa stupì tutti, se stesso per primo, perché qui il materiale è più scadente. Perché Di Natale non può valere Del Piero o Totti e perché Quagliarella non può fare la controfigura di Inzaghi, tanto per fare un paio di esempi. Vedremo. In fondo siamo l’Italia e in qualche modo ne veniamo costantemente fuori. Mentre gli altri, nel frattempo, continuano a divertirsi!

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