Tante, tantissime le novità in casa Juve. Finalmente si parte. E’ presto, ma forse per la Juve è già tardi. Tante incognite, tante speranze. Le dovrà risolvere il prima possibile Gigi Del Neri, di concerto con Marotta. Il mercato, che ha già mostrato i nuovi nomi, è ancora caldo e ancora da completare. In uscita, soprattutto, dove c’è da aspettarsi ottimi colpi. Alleggerire il monte stipendi non sarebbe male, contando pure sul fatto che molta gente è stanca di Juve. O semplicemente, molta gente la Juve non la merita. E’ in questa direzione che si dovrà lavorare prima di incamerare altri cartellini. Le strategie sono chiare.

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Si presentano tutti, e ci sono già i primi segnali di allarme. Non fatico a credere che qualche buontempone si sia divertito con gli SMS inviati a Diego e Amauri. Martinez ha potuto usufruire di una sorta di permesso: ancora 24 ore per preparare valigie e trasloco e si unirà già oggi al gruppone. Mentre i due brasiliani sono arrivati in ritardo. Ombroso il primo, indecifrabile il secondo. Se sul primo le strategie possono essere tante e diverse, sul secondo ho paura che realmente Del Neri intenda recuperarlo. Peccato. Su Diego mi sono già espresso, e ampiamente. Per me vale la pena riprovarci, inserendolo come seconda punta negli schemi di Del Neri. Non bisogna infatti dimenticare che Del Piero viaggia sui 36 anni, mentre in attacco l’anno scorso abbiamo faticato come poche volte nella storia. Una sorta, per quanto mi riguarda, di Cassano arretrato, con le ali a supportare la prima punta. E non è un caso se Marotta insegue proprio una prima punta, forte e di movimento. A quel punto serve la qualità, che non può essere data né dai centrocampisti (i vari Sissoko, Melo e Marchisio) né dalle ali (Martinez, Lanzafame, Pepe e chi verrà). Serve, appunto, un Diego. Il vero Diego. Oppure, se proprio lo si deve sacrificare allora vale la pena di inserirlo in qualche trattativa per qualche grosso giocatore.

Ha parlato Momo, che in un centrocampo mobile come quello del tecnico friulano può essere la chiave dell’equilibrio tattico. Sissoko alla Juve è mancato, forse anche troppo. Corre per tre e ha un cuore immenso. E’ uno dei pochissimi giocatori su cui la tifoseria non ha mai gridato contro. Sempre sostenuto e i gradi di beniamino se li è conquistati sul campo. Ma Sissoko per fare bene deve essere in perfetta forma, perché è il suo tipo di gioco che lo richiede. Nel 4-4-2 è fondamentale. E io lo vedo bene con Marchisio al suo fianco. Sissoko dalla Juve non si muove: è un ordine imposto dall’intelligenza, prima che dall’amore platonico che mi ha travolto.

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Così come Momo, anche Chiellini non partirà. Assurdo pensare di privarsene proprio nel momento in cui cerchi di costruire il presente e il futuro. Si giocherà la fascia con Marchisio, ma già oggi è un leader riconosciuto e un difensore formidabile. Con Bonucci potrà davvero far rivivere i bei tempi di Ferrara-Montero. Lo speriamo in tanti. Forti, giovani e italiani.

Chi saranno i prossimi? Intanto c’è da capire che cosa si farà di molti Primavera aggregati a Pinzolo. Qualcuno è in standby, chissà che il ritiro non possa far cambiare idea al tecnico Del Neri. Mi riferisco a Ekdal (che potrebbe anche prendere il posto di Poulsen, quarto centrocampista in una stagione che sarà massacrante e, si spera, con meno infortuni delle precedenti annate) e Marrone (si parla di Siena), Immobile (andrà in prestito a farsi le ossa) e Pasquato (è un attaccante dalle forme e caratteristiche strane, molto seconda punta). In attesa che dal mercato giungano rinforzi. Motta pare vicino, a sinistra si attendono conferme su Coentrao, mentre Elia è in fase di studio. Krasic non è tramontato, mentre dalla Germania rimbalzano voci su una lite fra Dzeko e la società tedesca che ne detiene il cartellino. C’era una promessa, c’è una cifra. La Juve a quella cifra non può arrivare se non attraverso l’inserimento di una o più contropartite. Io farei un blocco del tipo Amauri, Grygera e Poulsen per Dzeko. Magari.

Chiusura dedicata a Dida. Lascia il Milan e si è congedato con un “Grazie a tutti”. Ma grazie a te, caro Dida: quanto ci hai fatto ridere! Buona fortuna.

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