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Juve: di che pasta sei fatta in Europa?

Emozione, aspettativa, la pesantissima assenza di Antonio Conte che è qualcosa di più di un semplice allenatore. E quindi un pizzico di tensione, di quella che ti taglia le gambe, di quella che non ti fa giocare tranquillo. Per amministrare mentalmente questi momenti e queste partite occorre necessariamente esperienza. Questa Juve, molto diversa anche da quella che tornò in Champions con i vari Camoranesi, Nedved, Del Piero e Trezeguet, non era attrezzata dal punto di vista dell’esperienza e forse l’ha pagata a caro prezzo nelle prime partite europee.

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A un’analisi attenta non manca però un segnale importante: questa squadra non si è mai persa, né ha subito eccessivamente l’avversario, anzi ha sempre reagito. La reazione contro i Blues all’andata portò un pareggio che poteva diventare vittoria senza la traversa clamorosa nel finale. Contro Lucescu la Juve subì tanto l’avversario pareggiando subito lo svantaggio e poi concedendo principalmente preoccupanti ripartenze. Deludente il pareggio con i danesi e poi la grande vittoria al ritorno. Ora è un momento da dentro o fuori, come ha ricordato Alessio in conferenza stampa.

Di che pasta sei fatta, Juve?

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Risponderemmo male dicendo che non lo sappiamo. Lo sappiamo, eccome se lo sappiamo. Solo che in Europa occorrerebbe la grande sapienza tattica di Conte, uno dei pochi a leggere perfettamente le partite cambiando in corsa uomini e modulo. Cosa che Alessio, con un SMS, non può fare.

La Juve soffre l’inesperienza e ha pagato una condizione mai eccelsa se non nelle prime partite della stagione. Ora la Juve pare aver trovato brillantezza e così arriva in ottime condizioni a questa sfida, nonostante gli sforzi contro le Aquile di sabato.

Contro il Chelsea vogliamo vedere una squadra convinta, rabbiosa, capace di imporsi come in Serie A. Vogliamo vedere un gioco arioso, con inserimenti e attaccanti mobili e creativi. Torna Pirlo ed è un grande acquisto in campo per la Juve, abbiamo un Vidal in forma smagliante, con un Pepe in più. In Champions saltare l’uomo è fondamentale e in queste prime partite è mancata proprio la superiorità.

Non credo sia un problema di modulo in sé, quanto l’interpretazione della gara. La Juve ci ha messo cuore, ma non quella qualità che ci aspettavamo, cioè la stessa mostrata in campionato. Domani vogliamo vedere proprio la qualità perché è così che si cresce: non passando il turno, ma meritando di passare il turno. Sono due concetti molto differenti e con Conte accade spesso la seconda condizione.

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